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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Friuli Venezia Giulia,  Roberti: friulani e giuliani nel mondo formidabili ambasciatori della regione

ITALIANI ALL’ESTERO

TRIESTE – “La Regione ha sempre considerato un obbligo morale mantenere rapporti saldi con i nostri emigrati, che hanno lasciato la propria terra per andare a lavorare in tutto il mondo e quindi ha sostenuto, e continuerà a farlo, le iniziative portare avanti dalle associazioni dei corregionali all’estero. Oggi quei contatti rappresentano una grande potenzialità che la Regione intende sfruttare al meglio per promuovere le nostre eccellenze e l’intero Friuli Venezia Giulia”.

Lo ha detto l’assessore regionale ai corregionali all’estero, Pierpaolo Roberti, all’evento organizzato in occasione del 75° anniversario dell’accordo italo-belga per rendere omaggio al lavoro compiuto dai corregionali all’estero, durante il quale ha ringraziato le associazioni che hanno rinunciato ai fondi destinati al sostegno delle iniziative organizzate fuori dai confini nazionali così da poterli impiegare a favore delle imprese del Friuli Venezia Giulia più colpite dalla crisi causata dal Covid-19.

Roberti ha spiegato che “i nostri corregionali sparsi in tutto il mondo ormai globalizzato sono dei formidabili ambasciatori del Friuli Venezia Giulia. Secondo le stime, se si considerano anche gli emigrati di seconda e terza generazione, si tratta di oltre 1,2 milioni di persone che oggi hanno una vita e delle carriere in altri Paesi ma conservano nel cuore la nostra regione e sicuramente potranno favorire gli scambi commerciali tra il nostro territorio e le zone dove risiedono, con vantaggi reciproci”.

L’assessore ha quindi sottolineato l’importanza di ricordare la storia di quanti, dopo la Seconda guerra mondiale, furono mandati a lavorare in condizioni molto difficili nelle miniere in virtù di un accordo tra il governo italiano e quello del Belgio. “Un accordo che pose le basi per una tragedia come il disastro di Marcinelle nel quale persero la vita oltre 260 minatori, la metà dei quali erano italiani. Era un periodo storico molto diverso da quello attuale perché il nostro Paese doveva essere ricostruito dopo un conflitto terribile, ma non possiamo dimenticare che la ricostruzione fu possibile anche grazie al sudore e al sacrificio di tanti nostri connazionali e corregionali che dimostrarono la volontà di guadagnarsi da vivere onestamente e di migliorare le condizioni delle proprie famiglie”. (Inform)

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