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Franco Narducci e Claudio Micheloni presentano ricorso al Tar per l’Imu dei connazionali nel mondo

ITALIANI ALL’ESTERO

Franco Narducci e Claudio Micheloni presentano ricorso al Tar per l’Imu dei connazionali nel mondo

I due parlamentari eletti per il Pd nella ripartizione Europa proseguono l’impegno in vista di una modifica della norma che consente ai comuni di considerare come seconda casa, ai fini del calcolo dell’Imu, l’immobile posseduto in Italia dagli italiani all’estero

 

ROMA – Sospeso – almeno temporaneamente – l’impegno per intervenire in Parlamento sulla norma che riguarda il pagamento dell’Imu sulle abitazioni dei cittadini italiani residenti all’estero, e che ha affidato ai Comuni la decisione sull’aliquota da applicarsi, Franco Narduccie Claudio Micheloni, deputato e senatore eletti per il Pd nella ripartizione Europa, hanno annunciato oggi di aver presentato un ricorso al Tar in proposito.

Un ricorso – fanno presente i parlamentari, il primo vice presidente della Commissione Affari Esteri della Camera e il secondo vice presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato – basato su un giudizio di “incostituzionalità e di violazione dei Trattati dell’Unione Europa”, depositato ora, insieme ad una richiesta di sospensiva, di seguito all’emanazione dei regolamenti comunali – prorogata al 31 ottobre scorso, – e presentato in riferimento a due contribuenti emigrati da Campobasso, comune che ha stabilito l’applicazione agli immobili di proprietà dei connazionali all’estero dell’aliquota dovuta dalle seconde case e il cui regolamento è stato impugnato quale “caso tipico e rappresentativo”.( v. http://www.franconarducci.eu/docs/Ricorso_IMU_diritto.pdf )

“Si tratta da parte nostra di un’azione concreta, un logico seguito di quanto già fatto in Parlamento senza esito, purtroppo – spiega Narducci nel corso di una conferenza stampa dedicata all’iniziativa e svoltasi stamani a Montecitorio, ribadendo come si consideri ingiusta l’applicazione dell’aliquota stabilita per la seconda casa nel calcolo dell’Imu degli immobili posseduti in Italia dagli italiani all’estero. Un’applicazione adottata in definitiva – segnala Narducci – da circa l’80% degli oltre 8.000 comuni italiani, generando una “disparità di trattamento” tra cittadini residenti in Italia e all’estero. “Abbiamo raccolto in questo modo l’indignazione di numerosi italiani incontrati nel corso dei nostri ultimi incontri in Europa – rileva, richiamando in particolare un appuntamento organizzato dalle Acli in Francia e di Lorena, nello specifico, conclusosi con la promozione di una raccolta firme di protesta. “Il discorso non è che i nostri connazionali non vogliano pagare l’Imu; ciò che si contesta – precisa Narducci – è l’ingiustizia e la discriminazione dovuta al fatto che la loro abitazione venga considerata abitazione secondaria e non prima casa”. “Gli italiani all’estero – aggiunge – non vogliono essere trattati come cittadini di serie b, ma essere messi sullo stesso piano dei residenti”. Il deputato sottolinea come l’abitazione posseduta in Italia costituisca “un legame d’affetto con il nostro paese”, il simbolo “di un legame indelebile che alimenta le loro radici” e in cui “confluisce l’identità culturale e il senso delle tradizioni”. “Sono sentimenti che accomunano milioni di nostri emigrati all’estero – prosegue – e che li spingono a mantenere il loro legame forte con la terra di origine attraverso la loro casa, legame che non si è spezzato con gli anni, nonostante i processi di integrazione nei paesi d’accoglienza e l’avanzare di generazioni nuove”. Narducci ribadisce inoltre come il possesso della casa significhi anche la presa in carico della sua manutenzione, evitando così il depauperamento, anche sociale, dei centri storici, avvenuto specie in molte città del meridione. A ricordare il legame affettivo e l’attaccamento dei connazionali alle loro radici è anche Gianni Lattanzio, moderatore dell’incontro, che evidenzia potenziali ricadute negative dell’imposta sul turismo di ritorno.

Claudio Micheloni tiene a precisare come l’iniziativa di oggi non sia legata alla campagna elettorale in corso, “che è stata anticipata non per nostra volontà – precisa, e richiama la sua astensione al voto di fiducia al governo richiesto sul provvedimento in titolo, astensione “le cui motivazioni, che ho potuto esporre in quella occasione, sono state condivise dal Pd in Senato”. “Gli italiani all’estero non chiedono di essere esentati dal pagamento di questa imposta, perché sono abituati a contribuire e vogliono contribuire allo sviluppo dell’Italia – afferma il senatore, che precisa, analogamente a quanto evidenziato da Narducci, come oggetto di discussione siano unicamente gli immobili posseduti e adibiti dai connazionali all’estero ad abitazione principale – e quindi sfitti, – classificazione che la stessa legislazione italiana riconosce. “Sono immobili che, essendo riconosciuti come abitazione principale, sono soggetti al pagamento di utenze e imposte dovute come tali – afferma Narducci, mentre Micheloni tiene a sottolineare come con il governo di Silvio Berlusconi non si siano potuti affrontare temi attinenti ad una loro più equa ridefinizione, come la tassa rifiuti ad esempio, avanzati invece con l’esecutivo guidato da Romano Prodi.

“La tassazione dell’unico immobile posseduto in Italia dei connazionali all’estero come seconda casa è moralmente inaccettabile, mentre il fatto che il governo abbia scaricato sui comuni tale decisione ha finito per creare una discriminazione tra gli emigrati stessi – prosegueMicheloni. “Non si chiede quindi nessun favore, ma il rispetto di un diritto di base – aggiunge, ribadendo il sentimento di “offesa subita dalle prime generazioni, che sono state, con le loro rimesse, i primi datori di lavoro dell’Italia del dopoguerra”. Oltre alle “conseguenze politiche nascoste dietro a questa tassa”, Micheloni parla del rischio di una “bolla immobiliare nelle zone più deboli del paese”, che si potrebbe configurare qualora gli emigrati decidessero di vendere gli immobili, e il “rischio di desertificazione immobiliare”, legato allo spegnersi di luoghi meta di un considerevole turismo di ritorno. Rischi temuti dallo stesso Narducci, che teme “un autogol” ed effetti che possano “pregiudicare la stessa economia italiana”.

A spiegare i termini del ricorso presentato al Tar è stata Mikaela Hillertrom, avvocato italo-svizzero che ha affiancato i due parlamentari in questa azione legale. Hillertrom si è soffermata prima sul “profilo di incostituzionalità” ravvisato nell’imposta applicata ai connazionali all’estero, per “la violazione del principi di uguaglianza e ragionevolezza e del principio della capacità contributiva”. “Un cittadino che risiede in Italia può usufruire delle agevolazioni e detrazioni fiscali legate all’abitazione principale, ma lo stesso cittadino italiano che non risiede in Italia, nonostante l’immobile da lui posseduto sia adibito anch’esso ad abitazione principale – rileva l’avvocato, – non potrà invece usufruire di queste, soltanto perché non risiede in Italia”. Tra le agevolazioni che non spettano – secondo la norma attualmente in vigore – ai residenti all’estero, anche i benefici fiscali legati all’acquisto della prima casa. Segnalato poi il contrasto della norma con i contenuti dei Trattati dell’Unione Europa, in particolare con il Trattato sul Funzionamento dell’Ue per quanto riguarda “la violazione del principio di non discriminazione, della libera circolazione e soggiorno negli Stati membri, della libertà di circolazione delle persone, dei servizi e dei capitali”. In questo caso Hillertrom parla di “una discriminazione indiretta”, per cui si ravvisa la possibilità di formulare un esposto – da parte dei cittadini – alla Commissione europea, Commissione che, in qualità di “garante dei Trattati”, potrà emettere un parere al riguardo e, nel caso non si modifichi la normativa, fare ricorso presso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Il materiale per presentare tale esposto e le motivazioni di diritto del ricorso presentato al Tar per il caso dei connazionali di Campobasso saranno disponibili da lunedì o martedì prossimo sul sito www.e-avvocato.com , – “sito neutro, che non è in alcun modo legato ai nostri nomi”, precisano i parlamentari, auspicando in ogni caso una larga adesione all’iniziativa in esso contenuta – per tutti i cittadini intenzionati a dar seguito alle loro ragioni. Seguito che, se dovesse ottenere successo, potrebbe valere per rendere effettiva l’azione politica intrapresa in vista di una modifica di questa norma e come strumento di pressione importante, anche dopo l’analisi formulata in proposito dal Rapporto Ue 2012 su Occupazione e sviluppi sociali. (Viviana Pansa – Inform)

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