ITALIANI ALL’ESTERO
ROMA – E’ stato presentato alla Camera dei Deputati il libro della Fondazione Migrantes “Sulla porta del mondo – storie di emigranti italiani”, scritto da Luigi Dal Cin ed illustrato da Cristiano Lissoni. “Sulla porta del mondo” è un viaggio alla scoperta di personaggi emblematici e vicende emozionanti: uomini, donne e bambini che da ogni regione d’Italia sono partiti per ogni angolo del mondo, portando con sé il sogno di una vita migliore e la ricchezza culturale dei propri luoghi d’origine. Ha aperto la presentazione la Vicepresidente della Camera dei Deputati Anna Ascani. “E’ un volume prezioso – ha esordito Ascani – che racconta alle nuove generazioni interi capitoli della recente storia italiana. È la storia di milioni di persone costrette a lasciare casa ed affetti, in cerca di condizioni di vita migliori per sé e per i propri cari. Un fatto che può apparire perfino incredibile per i più giovani, ma è accaduto. Si andava via dall’Italia per fuggire dalla povertà, dalla miseria e dalla fame, animati dalla speranza di trovare un lavoro e un tetto aldilà dell’oceano o delle alpi. Questo libro – ha proseguito la deputata – compie un’opera tanto mai indispensabile oggi, tempo in cui la memoria, soprattutto quella che apre ferite ed interroga viene trascurata infilata in fondo agli armadi, come si fa con gli abiti dismessi. È stato bello sfogliare questo libro come se fosse un atlante, al suo interno per ogni regione italiana vengono descritte le particolari vicende migratorie, i movimenti verso determinate aree del pianeta, lo spaesamento di chi lasciava la propria terra e il desiderio di risentirsi a casa, che ha portato molte comunità a ricostituirsi in territori diversi da quelli di provenienza. Dal volume – ha continuato Ascani – emergono inoltre i sentimenti che animavano chi diceva addio al suo paese, e la paura, lo sconforto di trovarsi a lavorare in condizioni insostenibili o vivere in baracche. Le promesse disilluse, la vergogna verso i propri cari rimasti in Italia, il senso di solitudine, la sofferenza derivante dall’emarginazione, la determinazione al riscatto. Oltre ad essere un atlante dell’emigrazione italiana, impreziosito dalle bellissime illustrazioni di Cristiano Lissoni, è anche un diario collettivo, che parla delle storie di singoli e della cultura di tutti noi, di come si è formata sul territorio nazionale, di come l’abbiamo esportata e contaminata all’estero” “ Nel volume leggiamo la storia – ha poi rilevato la Vice Presidente – dei 136 minatori italiani, molti dei quali provenienti dall’Abruzzo, che persero la vita nel 1956 nella strage di Marcinelle in Belgio, scopriamo le esperienze dei musicanti lucani, che vagabondavano per l’Europa, delle vedove bianche calabresi, rimaste nelle loro città ad aspettare un marito che non sarebbe tornato mai, e delle balie ciociare costrette ad allattare i figli delle famiglie benestanti lasciando a casa i propri. Ci rendiamo anche conto , che siamo un popolo in cammino e continuiamo ad esserlo, tra il 2002 ed il 2021 gli italiani che hanno lasciato il nostro paese, per trasferirsi all’estero, sono stati circa1,4 milioni, 71mila ogni anno”. Infine la Ascani si è soffermata sul fenomeno dell’immigrazione verso l’Italia, ricordando l’undicesimo anniversario del naufragio all’isola dei Conigli a Lampedusa. A seguire ha preso la parola la moderatrice Delfina Licata (Migrantes- Rapporto Italiani nel Mondo). “Con questo lavoro – ha spiegato Licata – proposto dalla Fondazione Migrantes, realizzato da Luigi Dal Cin, edito da “Terre di Mezzo”, si vuole contribuire a mettere in evidenza, non solo la necessità di avere strumenti e sussidi di qualità, che parlino in modo giusto alle generazioni del tema della mobilità umana, mettendone in luce tutte le complessità, ma anche il fatto che il tema debba entrare nel percorso di formazione dei nostri bambini e dei nostri giovani. Luigi Dal Cin si è messo a disposizione di questa sfida con grande generosità”. Delfina Licata ha inoltre spiegato che questo libro è destinato ai giovani ed agli educatori. E’ poi intervenuto il Monsignor Pierpaolo Felicolo (Direttore Generale Migrantes), il quale ha rilevato l’importanza che ha questo libro per la Fondazione Migrantes, ed ha ribadito che quest’opera è destinata ai giovani Felicolo ha anche ringraziato gli autori e la Dottoressa Licata per il lavoro che hanno fatto e svolgono all’interno della Fondazione Migrantes. “In questo contesto – ha proseguito il Direttore Generale – voglio ricordare l’audizione che la Fondazione Migrantes ha tenuto alla Camera dei Deputati, proprio sul disegno di legge ‘disposizione per la promozione della conoscenza dell’emigrazione italiana nel quadro delle emigrazioni contemporanee’. Era il novembre dello scorso anno, oggi ci troviamo oggi a sottolineare quanto la conoscenza delle migrazioni sia indispensabile, soprattutto nelle nuove generazioni, per generare processi nella nuova realtà in cui siamo immersi. Per la Fondazione Migrantes è dunque importante la conoscenza e lo studio di questi fenomeni”. Anche Felicolo ha ricordato il naufragio degli immigrati a Lampedusa di 11 anni fa. Infine il Direttore Generale della Migrantes ha ringraziato la Vicepresidente Ascani per aver accolto la Fondazione alla Camera dei Deputati. E’ statapoi la volta del deputato Toni Ricciardi (Pd – Ripartizione Europa), il quale ha risposto ad una domanda posta dalla moderatrice Delfina Licata sulla scarsa attenzione, nonostante gli sforzi compiuti dai ricercatori, per le vicende dell’emigrazione italiana . “Nella prima legislatura che ha visto l’elezione degli italiani all’estero nel 2006, – ha ricordato Ricciardi – era stata avanzata una proposta di legge per l’introduzione dell’insegnamento della storia dell’emigrazione e dell’immigrazione italiana nelle scuole. Oggi in questa legislatura siamo riusciti a calendarizzare una proposta di legge in tal senso, a prima firma del collega Fabio Porta e che visto il coinvolgimento di tanti di noi, e tra un paio di settimane scadranno gli emendamenti. Quindi ci stiamo lavorando. Io ho apprezzato tantissimo – ha continuato il deputato – il lavoro di Luigi Dal Cin, perché è bello poter raccontare la complessità dei processi umani e sociali, utilizzando una semplificazione di un messaggio di una storia plurisecolare, quale quella dell’emigrazione italiana, e farlo attraverso una chiave che sottilmente cerca di trasmettere un processo identitario. Il lavoro che presentiamo oggi – ha continuato Ricciardi – ha il merito di approfondire la nostra identità nell’eterogeneità della ricchezza di questo Paese da nord a sud. L’emigrazione è l’elemento identitario più potente e forse l’unico in grado di accomunare la Val D’Aosta a Lampedusa. Il percorso che noi facciamo con questo testo è esattamente questo: perché fa fatica questo Paese a immaginare di conservare la propria storia? Io credo perché sostanzialmente si fa fatica a dire che si era poveri, si fa fatica a dire che eravamo un grande serbatoio di mano d’opera, si fa fatica a dire che si era clandestini. La migrazione italiana – ha spiegato il deputato – è stata uno degli elementi che ha portato al trattato di Parigi del 1947, tuttavia dopo Marcinelle la prospettiva dell’Italia cambia di tanto, il cinema in questo ci aiuta molto, il neorealismo raccontava agli italiani, la provincia italiana. L’Italia da paese degli affamati si trasforma nella dolce vita. Questa è la difficoltà, la difficoltà di riconoscersi, perché l’accezione migrazione è fatta in negativo. In realtà questo è frutto di un elemento paradigmatico all’inverso, fino alla rivoluzione francese infatti l’immigrazione era considerata come una grande risorsa, dopo la rivoluzione industriale con l’imperialismo europeo questo fenomeno diviene una piaga”. È poi intervenuto l’autore del libro Luigi Dal Cin: “Per me questo lavoro ha rappresentato un’immersione che ha toccato corde personali e famigliari… ho voluto raccontare la storia dell’emigrazione degli italiani nel mondo, cercando un equilibrio tra informazione e narrazione. Si tratta – ha spiegato l’autore – di un’opera frutto di un lavoro coinvolgente, appassionato, a volte straziante per le storie che ho incontrato, un lavoro fatto di studi, ricerche, ideazione di strutture, scritture e stili differenti a seconda della materia trattata Un lavoro nell’immersione nel dolore della spartenza, in particolare di donne e bambini, quella di persone emigranti che sono state dimenticate dalla storiografia. Spartenza è un errore grammaticale indotto dal dialetto siciliano, però trovo questa parola molto efficacie. Questo termine deriva dalla parola spartire, indica il dividersi l’uno dall’altro con pena, la spartenza è straziante, divide ciò che era unito e allontana, è sradicamento, sofferenza del corpo e dell’anima, racchiude in sé tutta l’amarezza e la lacerazione di chi è costretto a separarsi dagli affetti e dai luoghi famigliari, per partire verso terre sconosciute e una vita piena di incognite”. Dal Cin ha poi rilevato come questo libro sia stato scritto per far conoscere la storia dell’emigrazione italiana nel mondo alle generazioni più giovani, approfondendo la storia per ogni regione d’Italia, così da poter far immedesimare il ragazzo o il professore nei vari personaggi. “L’Italia è talmente variegata – ha proseguito lo scrittore – che ogni Regione ha avuto motivi propri e destinazioni specifiche di emigrazione, e ha portato nel mondo la propria caratteristica, il proprio caratteristico apporto culturale. Si tratta di un progetto che mancava nella scuola italiana, la scuola italiana da anni, credo sia impegnata nello sforzo di valorizzare le culture di arrivo, si è lavorato molto con le fiabe, con le narrazioni dei paesi di origine rispetto agli alunni. Ma se si comprende che anche la nostra storia di italiani, è fatta di generazioni che hanno vissuto la miseria e la fame e che per sopravvivere e mantenere i propri figli hanno avuto il coraggio di emigrare, e che se oggi i nostri alunni possono acquisire a scuola gli strumenti per realizzare i propri sogni, è anche grazie al viaggio, al coraggio, ai sacrifici, di chi un tempo è emigrato, ha allargato i propri orizzonti e ha inviato in Italia i propri guadagni, allora – ha spiegato Del Cin – lo sguardo verso chi arriva oggi in Italia può cambiare, può diventare più famigliare, più compassionevole…. Per questo ho voluto che il cuore di questo libro per ragazzi, oltre alle meticolose precisazioni storiche e alle statistiche, fosse un cuore narrativo, che pulsa di storie vere vissute da persone vere”. “Dare valore alla narrazione, – ha aggiunto lo scrittore – significa invece dare valore alla comunicazione interpersonale di esperienze significative, tornare alla narrazione significa tornare alla capacità di ascolto dell’altro e tornare alla costruzione paziente di una coscienza storica”. A seguire ha preso la parola Roberta Favia (Direttrice del Blog “Teste Fiorite”). “Io mi occupo di letteratura – ha esordito Favia – faccio la critica letteraria, non mi occupo di migrazioni in senso stretto, ma mi occupo di ciò che può educare silenziosamente l’umanità, ed è quello fa la letteratura. Se questo libro è così straordinario, non è solo perché è un libro molto documentato, che ha richiesto molto lavoro, ma perché è un libro molto ben scritto. Noi – ha proseguito Favia – dobbiamo entrare dentro l’anima dei lettori, la letteratura è una delle pochissime attività che allena l’empatia, struttura il senso critico”. Favia ha poi elogiato il lavoro dello scrittore evidenziando come quest’opera riesca a colpire l’immaginazione dei ragazzi. Ha infine preso la parola il Professor Massimo Vedovelli che ha sottolineato la qualità linguistica del libro, caratterizzato da chiarezza, espressività e dalla capacità di farsi sentire senza banalità. “ Questo volume – ha spiegato Vedovelli – in qualche modo con la sua chiarezza ed espressività diventa una bussola per poter navigare nel mondo. Il libro a volte è esplicito, nel manifestare il peso che le parole hanno avuto nel migrare, il più delle volte la lingua e la questione della lingua nell’emigrazione rimane come una trama implicita”. Il professore ha poi evidenziato come gli italiani all’estero siano ambasciatori dello spazio linguistico italiano, poiché in Italia sono presenti tante variazioni linguistiche e tanti dialetti che in questo modo vengono esportati all’estero. “A mio avviso – ha concluso Vedovelli – questo libro rappresenta una specie di bussola, ci permette a tutti quanti noi di emigrare, magari semplicemente leggendo, ma ci consente di prendere coscienza del fatto, che non è possibile evitare il viaggiare.” (Lorenzo Morgia – Inform)