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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Fondazione Migrantes: presentata a Roma la XX edizione del Rapporto italiani nel mondo 2025

ITALIANI ALL’ESTERO

 

ROMA – Si è svolta a Roma, presso la Sala San Pio X del complesso del Santo Spirito in Sassia, la presentazione della XX edizione del Rapporto italiani nel mondo 2025 curato dalla Fondazione Migrantes.  Dal Rapporto emerge un quadro abbastanza complesso, dopo un rallentamento dovuto al Covid,  dal 2023 gli italiani hanno ripreso ad espatriare. Questa edizione oltre a dare un quadro completo della presenza italiana all’estero presenta uno speciale dedicato al tema “Oltre la fuga: talenti, cervelli o braccia?”. “Parlare di fuga dei cervelli – si spiega nel Rapporto – non significa solo descrivere una migrazione, principalmente, giovanile, significa attribuire ad essa un significato preciso, con connotazioni drammatiche e identitarie per il Paese di partenza, associando al concetto di mobilità quello di perdita, strappo, trauma”. In questo speciale gli autori hanno “ricostruito e raccontato la mobilità italiana dal 2006”.

La presentazione si è aperta con un saluto introduttivo di Delfina Licata, curatrice del Rapporto, che ha coordinato gli interventi. Nel suo intervento Licata ha sottolineato come i numeri degli italiani che vanno all’estero continuino a salire. Al primo gennaio 2025 gli iscritti all’AIRE erano 6.412.752, pari al 12% dei cittadini italiani. Sono 278 mila le persone che in un solo anno sono andate a vivere all’estero, rispetto al 2006 è la percentuale è del 106%. Gli italiani che vanno all’estero preferiscono l’Europa e sono il 53,8 % del totale, a seguire gli Stati Uniti con una percentuale del 41%. Si continua a partire di più dalle regioni del Sud, con il 45% degli iscritti all’anagrafe estera. Tra queste regioni è la Sicilia con il maggior numero di emigrati , sono oltre 844 i residenti all’estero. Per ulteriori approfondimenti vedi Inform (I dati e le valutazioni del XX Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes,  tra il 2006 e il 2024 l’emigrazione italiana è diventata un fenomeno strutturale | www.comunicazioneinform.it).

A seguire l’indirizzo di saluto di Direttore Generale della Fondazione Migrantes Pierpaolo Felicolo che ha ricordato come il Rapporto rappresenti “uno strumento di conoscenza e consapevolezza collettiva”. Un percorso, che dal 2006 ad oggi è stato caratterizzato “anche dalla crescita personale di questi studiosi che hanno partecipato, che nel frattempo si sono affermati professionalmente”. Felicolo poi ricordato come dal 2006 siano state stampate per il Rapporto oltre 10.000 pagine di studio per un percorso costruttivo che ripercorre i cambiamenti sociali ed ecclesiali. Il Direttore Generale ha poi sottolineato come in questi anni gli italiani all’estero non abbiano mai smesso di partire e di mescolarsi alla cittadinanza cosmopolita. Un percorso migratorio, che ha visto anche dei rientri nel nostro Paese e delle ripartenze, che per Felicolo va studiato ed accompagnato. Un camminare insieme ai migranti di qualsiasi nazionalità abbiano.  “Una Chiesa che è nel mondo – ha aggiunto – e più vicina alle persone migranti attraverso tutte le modalità di studio”. Il Direttore Generale ha inoltre ringraziato gli oltre 70 autori e autrici che dall’Italia e dal mondo hanno collaborato alla redazione di questa edizione del Rapporto con i dati e approfondimenti.

Ha poi preso la parola Paolo Ruffini, Prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, “Il RIM – ha esordito Ruffini – ci dice tanto sull’importanza del ruolo degli italiani all’estero nella diffusione della cultura italiana nel mondo, delle nostre radici, della nostra identità. Senza mobilità tutto sarebbe molto meno incisivo”. Ruffini ha anche evidenziato il prezioso lavoro comunicativo svolto dal RIM che, attraverso una ricerca approfondita in un mondo che invece corre, riesce a raccontare e comprendere senza distorsioni i fatti della mobilità. Un fenomeno, quest’ultimo, che non può essere fermato ma va gestito migliorando l’attrattività del nostro Paese.

A seguire l’intervento del Direttore dell’Agenzia 9Colonne Paolo Pagliaro. “Nel 2006 –  ha ricordato Pagliaro  – quando venne pubblicato per la prima volta il Rapporto, in Italia nacquero 560.000 bambini. Oggi ne nascono 340.000, il 40% in meno. Nel 2006, l’ISTAT registrava 82.000 emigranti italiani. L’anno scorso ne sono partiti il doppio. Sono raddoppiati in questi vent’anni anche gli iscritti all’AIRE, mentre sono rimasti invariati i residenti in Italia, circa 59.000.000. Ma solo perché, rispetto ad allora sono raddoppiati gli stranieri”. “Mentre l’Italia cominciava a svuotarsi, – ha proseguito Pagliaro – il Rapporto, nato in un’ottica di cura pastorale dei migranti, si preoccupava di illuminare e valorizzare l’altra Italia, quella dell’emigrazione nascosta e lontana, ma per molti aspetti molto vicina”.  Pagliaro ha poi ricordato come il Rapporto abbia la capacità “di mettere in discussione le narrazioni dominanti su chi siamo, cosa offriamo ai nostri cittadini, quali spazi lasciamo loro, quali li costringiamo ad abbandonare”. “Non si comprende ciò che sta fuori – ha aggiunto – se non si illumina ciò che sta dentro, che è poi il filo rosso dell’edizione di quest’anno”. “Si può partire – ha infine rilevato Pagliaro – per amore, per curiosità, per spirito di avventura, indipendenza, solidarietà, apertura mentale. Ma c’è anche un’Italia da cui si parte per necessità”. A seguire si è svolta una tavola rotonda, sul tema “Oltre la fuga. Talenti, cervelli o braccia”, moderata da Delfina Licata a cui hanno preso parte i giornalisti Roberto Inciocchi (Rai), Paolo Lambruschini (Avvenire), Manuela Perrone (Il Sole 24 Ore). Nel suo intervento Licata ha sottolineato come la nostra emigrazione ci porti ad essere in tutti i luoghi del mondo e coinvolga tutta l’Italia, ancora nell’ultimo anno le partenze sono infatti avvenute da ogni provincia del nostro Paes. Licata ha poi chiesto ai giornalisti come si raccontare gli italiani all’estero. Il primo a prendere la parola è stato Roberto Inciocchi che ha subito ricordato come la sua famiglia viva a metà tra Italia e Berlino. Il giornalista ha sottolineato la necessità di conoscere a fondo le nostre comunità che sono molto composite e variegate, anche per sviluppare un ponte comunicativo capace di raccontare le storie dei nostri connazionali all’estero. Su impulso della Licata, che ha parlato di come tanti giovani vadano via dall’Italia in cerca di migliore occupazione quasi a testimonianza di un “patto generazionale tradito”, la giornalista Manuela Perrone ha evidenziato come un patto generazionale sano vedrebbe i giovani portatori di innovazione e di cambiamento e gli anziani custodi della tradizione e della memoria ,con una staffetta delle funzioni. Un meccanismo che a un certo punto però in Italia si è inceppato, favorendo la ricerca da parte dei giovani di migliori opportunità formative, professionali e personali all’estero. Perrone ha anche sottolineato un pensiero evidenziato anche da Inciocchi, ovvero che gli operatori della comunicazione abbiamo anche il compito di sfatare gli stereotipi su questo contesto. Secondo Paolo Lambruschi dalle pagine del Rapporto si evince invece come i temi dell’emigrazione e dell’immigrazione siano in realtà oggi interconnessi. Per il giornalista l’Italia fuori dei confini non composta sono da italiani ma anche di immigrati che dopo una permanenza in Italia sono emigrati di nuovo verso l’estero. Secondo  Lambruschini dunque la mobilità è un fenomeno che interessa tutti a va interpretata come una risorsa.

Le conclusioni dell’incontro sono state affidate a Mons. Gian Carlo Perego, Presidente della Commissione episcopale per le migrazioni della Cei e della Fondazione Migrantes. “Il Rapporto italiani nel mondo della Fondazione Migrantes – ha esordito Perego – da 20 anni è il segno della memoria di un impegno delle Chiese in Italia a fianco del mondo della mobilità, ma anche un segno dell’attualità dell’emigrazione italiana. Nel 2024 a fronte di 169.000 immigrati che sono entrati in Italia 152.000 italiani sono andati all’Estero, soprattutto in Europa, di cui 93.000 tra i 18 e i 39 anni, il doppio rispetto a 10 anni fa”. In proposito Perego ha rilevato come da dieci anni almeno la differenza numerica tra immigrati ed emigranti diventi sempre minore. Un dato preoccupante, secondo il Presidente , perché evidenzia la scarsa attrazione del nostro Paese, a fronte di un problema demografico sempre più grave e della necessità di manodopera professionale. Un contesto difficile in cui, per Perego, occorre una riforma della legge sulla cittadinanza che equilibri jus sanguinis, e jus soli,. Perego ha poi parlato di un’Italia caratterizzata da mobilità multiple. “. È un concetto – ha spiegato – che abbiamo sviluppato già nel Rapporto Italiani nel Mondo 2024. Una interrelazione che quest’anno diventa sempre più chiara e indispensabile. Argomento dopo argomento viene fuori in modo naturale e sempre più incisivo che parlare di Italia e di popolazione italiana significa prendere in carico la storia e l’attualità di un Paese e di un popolo per i quali la migrazione è elemento strutturale, cifra distintiva e identitaria sin dalla Costituzione italiana che all’art. 35 garantisce la libertà di emigrare e tutela il lavoro italiano all’estero con accordi internazionali. Quando parliamo dei movimenti in Italia (migrazione interna) o verso l’estero – ha continuato – non si può non considerare la componente immigrata o i nuovi italiani, coloro i quali, cioè, hanno cittadinanza italiana ma un’origine di altro Paese. Questo ci fa toccare con mano la storicità della presenza di persone e famiglie di altre nazionalità nel nostro Paese, ma ci dà anche il senso di un’Italia che fatica a riconoscersi pienamente inserita nei processi di mobilità internazionale e che sempre troppo poco ancora si impegna sul piano concreto per accogliere e trattenere le persone migranti”. (Nicolina Di Benedetto- Inform)

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