MEMORIA
(Fonte foto Presidenza della Repubblica)
ROMA – Il 10 febbraio si svolta presso il Quirinale la commemorazione del Giorno della Memoria. Ad aprire gli interventi è stato il professor Giuseppe De Vergottini Presidente delle Associazioni degli Esuli Friuliani e Dalmati che ha ricordato come la tragedia del Foibe e dell’esodo sia stata per troppo tempo dimenticata fino al 2004 con l’approvazione della legge sul Giorno del Ricordo. Il professore ha inoltre illustrato il progetto portato avanti dal suo sodalizio che prevede una mappatura dei siti delle foibe del 1943 per poter porre dei nomi e delle targhe, per poter ricordare i fatti avvenuti in quei luoghi, un lavoro da realizzare con la collaborazione degli abitanti locali di Croazia e Slovenia. Ha poi preso la parola il professore Giovanni Ursina ordinario di storia contemporanea all’università LUISS Guido Carli che ha rilevato come dopo il dramma delle foibe l’Italia “abbia subito la più grande mutilazione territoriale della propria storia lasciando luoghi nei
quali lingua e cultura italiane erano state vive per secoli, luoghi per i quali il paese aveva combattuto e vinto la prima guerra mondiale. A seguito di quella mutilazione – ha ricordato Ursina – più di 300000 persone pur di rimanere italiane scelsero di abbandonare le proprie terre e le proprie case e di affrontare un esodo il cui trauma è rimasto inciso in profondità nelle memorie personali e famigliari fino ai giorni nostri”. A seguire è intervenuto il Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani “Il mio pensiero commosso e quello di tutto il governo – ha esordito il vice premier – si rivolgono alle vittime della cieca violenza che fra il 43’ e il 45’ colpì, per il solo fatto di essere italiani, tanti innocenti”. Il Ministro ha ricordato sia le numerose vittime delle foibe facenti parte degli organi di sicurezza statali e non solo poliziotti, carabinieri e finanzieri e civili, come i marescialli Sebastiano Costanzo e Torquato Petracchi, sia il dramma di Norma Cossetto giovane studentessa istriana, imprigionata e uccisa dai parigiani slavi. Tajani ha proseguito la sua riflessione esprimendosi su quanto sia stata importante l’Unione Europea per creare un clima positivo tra il nostro paese ed i paesi dell’ex Jugoslavia. “Vi è la necessità – ha rilevato il Ministro – di mantenere una memoria condivisa e di costruire insieme un futuro di pace e amicizia. Un esempio di questo è dato dal rapporto tra le città di Gorizia e Nova Gorica che si apprestano ad essere insieme Capitale europea della cultura per il 2025. Il Governo ha voluto avere come protagonista della giornata dedicata alla politica estera dell’Italia e dei Balcani i due sindaci di queste città per parlare uno di fianco all’altro per dimostrare cosa si deve fare per guardare al futuro la pace tra i nemici di un tempo. E’la prova concreta di come l’Unione Europea sia una storia di successo un progetto unico che
siamo chiamati ogni giorno a rafforzare. Anche il nuovo ingresso della Croazia nell’area Schengen – ha continuato Tajani – è la dimostrazione che chi si è combattuto un tempo può oggi vivere in pace assieme e costruire assieme un futuro diverso. La storia recente con il ritorno della guerra ai nostri confini ci ricorda però quotidianamente che la pace non è data una volta per tutte, che tragedie come quelle delle foibe non sono solo ricordi del passato. Il sostegno dell’Europa all’Ucraina di fronte all’aggressione russa è un impegno alla difesa dei valori della pace della democrazia e dello stato di diritto ecco perché credo che si debba sempre guardare al futuro senza serbare odio e rancore ma contemporaneamente senza dimenticare”.
Ha infine preso la parola il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella “Sono passati quasi vent’anni – ha ricordato il Capo dello Stato – da quando il Parlamento istituì, con una significativa ampia maggioranza, il Giorno del Ricordo, dedicato al percorso di dolore inflitto agli italiani di Istria, Dalmazia, Venezia Giulia sotto l’occupazione dei comunisti jugoslavi nella drammatica fase storica legata alla Seconda Guerra Mondiale e agli avvenimenti a essa successivi. La legge, con puntuale completezza, recita: ‘La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale ‘Giorno del Ricordo’ al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale’. Vessazioni e violenze dure, ostinate, che conobbero eccidi e stragi e, successivamente, l’epurazione attraverso l’esodo di massa. Un carico di sofferenza, di dolore e di sangue, per molti anni rimosso dalla memoria collettiva e, in certi casi, persino negato. Come se le brutali vicende che interessarono il confine orientale italiano e le popolazioni che vi risiedevano da secoli rappresentassero un’appendice minore e trascurabile degli eventi della fosca epoca dei totalitarismi o addirittura non fossero parte della nostra storia”. “In realtà, quel lembo di terra bagnato dall’Adriatico, – ha proseguito Mattarella – dove per lungo tempo si è esercitata, con fatica e con fasi alterne, la convivenza tra etnie, culture, lingue, religioni, ha conosciuto, sperimentandoli e racchiudendoli, tutti gli orrori della prima metà del Novecento, passando – senza soluzione di continuità – dall’occupazione nazifascista alla dittatura comunista di Tito. Un territorio colmo di ricchezza, di bellezza e di cultura, alimentato proprio dalle sue differenze, che ha subìto il destino immeritato di veder sorgere sul proprio suolo i simboli agghiaccianti degli diversi totalitarismi: le Foibe, il campo di prigionia di Arbe, la Risiera di San Sabba”. “La legge sul ‘Giorno del Ricordo – ha continuato Mattarella – ha avuto il merito di rimuovere definitivamente la cortina di indifferenza e, persino, di ostilità che, per troppi anni, ha avvolto le vicende legate alle violenze contro le popolazioni italiane vittime della repressione comunista. Negli ultimi decenni la ricerca storica ha prodotto risultati notevoli, scandagliando a fondo gli avvenimenti e riportando alla luce una mole impressionante di fatti, documenti e testimonianze inoppugnabili. Via via sono emersi i nomi e le vicende delle vittime”. Il Capo dello Stato ha inoltre ribadito l’importanza delle associazioni friulane dalmate e ha rilevato che tragedie come queste non devono dividere un paese ma unirlo e renderlo più forte. “La civiltà della convivenza, del dialogo, del diritto internazionale, della democrazia – ha poi sottolineato il Capo dello Stato – è l’unica alternativa alla guerra e alle epurazioni, come purtroppo ci insegnano – ancora oggi – le terribili vicende legate all’insensata e tragica invasione russa dell’Ucraina. Un tentativo inaccettabile di portare indietro le lancette della storia, cercando di tornare in tempi oscuri, contrassegnati dalla logica del dominio della forza. Così come la presenza di segnali ambigui e regressivi, con rischi di ripresa di conflitti, ammantati di pretesti etnici o religiosi, richiede di rendere veloce con coraggio e decisione il cammino dell’integrazione europea dei Balcani occidentali. Italia, Slovenia e Croazia, grazie agli sforzi congiunti e al processo di integrazione europea hanno fatto, insieme, passi di grande valore… I giovani che vivono ai confini dei nostri Paesi, – ha continuato Mattarella – mantenendo l’orgoglio delle proprie identità, hanno acquisito la consapevolezza di appartenere a un’area con un futuro comune che presenta grandi opportunità – economiche, sociali, culturali – che soltanto la convivenza, la compresenza, il dialogo, la pace possono offrire. Dialogo che si alimenta e si fortifica nell’attenzione costante e reciproca ai diritti delle rispettive minoranze. Anche per quanto riguarda la comprensione storica, si è fatta molta strada nella collaborazione. Si tratta di rispettare le diverse sensibilità e i differenti punti di vista. “Le prevaricazioni, gli eccidi, l’esodo forzato degli italiani dell’Istria, della Venezia Giulia e della Dalmazia – ha concluso Mattarella – costituiscono parte integrante della storia del nostro Paese e dell’Europa. Alle vittime di quelle sopraffazioni, ai profughi, ai loro familiari, rivolgiamo oggi un ricordo commosso e partecipe. Le loro sofferenze non dovranno, non potranno essere mai sottovalutate o accantonate. Troveranno corrispondenza, rispetto e solidarietà a seconda di quanto saremo in grado di proseguire sulla strada di pace, di amicizia, di difesa della democrazia e dei diritti umani, intrapresa con l’approvazione della Costituzione Repubblicana, con la scelta occidentale ed europea, con la costante politica per il dialogo, la comprensione, la collaborazione tra i popoli”. (Inform)