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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

“Festival Frontière”, teatro,musica incontri per raccontare le migrazioni alpine di ieri e di oggi

EVENTI

Dal 25 al 29 luglio a Paraloup (Valle Stura, Cuneo)

 

Presentazione della ricerca “Gens de l’Ubaye, Gens du Piémont”,spettacolo teatrale “Italianesi”, il racconto del rifugio Sautron, costruito per dare riparo agli italiani “transhumantes” verso la Francia, presentazione del libro “Morte agli italiani! Il massacro di Aigues-Mortes 1893”

 

CUNEO – Dal 25 al 29 luglio a  Paraloup – la più alta borgata del comune di Rittana (1360mt), in Valle Stura (Cuneo )– si svolgerà la prima edizione  di Festival Frontière: teatro,musica incontri per raccontare le migrazioni  alpine di ieri e di oggi.

La manifestazione è organizzata dalla Fondazione Nuto Revelli e Acti Teatri Indipendenti . Il Festival è un’azione del progetto MigrAction, cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma di Cooperazione Territoriale Transfrontaliera Interreg V A Italia-Francia Alcotra 2014-2020

Tra gli eventi in programma segnaliamo l’incontro del 26 luglio “Noi, migranti al di là delle Alpi” , ore 18: Laura Fossati presenterà la sua ricerca “Gens de l’Ubaye, Gens du Piémont”. Il progetto “Gens de l’Ubaye, Gens du Piémont” è iniziato nel 2014. Sostenuto dal Musée de la Vallée di Barcelonnette e dall’Association “Sabença de la Valeia / Connaissance de la Vallée”, è stato finanziato dalla Municipalità di Barcelonnette, dal Parc National du Mercantour et dal Pays S.U.D (Serre Ponçon, Ubaye, Durance).

Sin dall’inizio il progetto ha visto un’ampia e sentita partecipazione da parte degli abitanti della valle dell’Ubaye, desiderosi di riscoprire e valorizzare le loro radici.

Lo studio “Gens de l’Ubaye, Gens du Piémont”, i cui risultati sono stati presentati ai finanziatori del progetto lo scorso 9 febbraio 2018, si è svolto seguendo due principali piste di analisi: da un lato un approccio socio-antropologico volto a raccogliere le testimonianze dei protagonisti dell’immigrazione piemontese in Ubaye e dei loro discendenti, e dall’altro un approccio storico-demografico volto ad investigare i numeri e le caratteristiche della presenza piemontese in Ubaye attraverso la consultazione e l’analisi dei documenti conservati negli Archives Départamentales des Alpes de Haute Provence di Digne.

Lo svolgersi della ricerca ha permesso la costituzione di una rete di persone che abitano o frequentano la Vallée de l’Ubaye, accomunate dalle loro radici piemontesi o italiane, che si sono appassionate alla tematica migratoria e hanno seguito da vicino il progetto, confidandomi i loro ricordi familiari oltre che numerose fotografie e documenti, e partecipando anche a numerose iniziative collaterali come ad esempio gli ateliers di realizzazione di pasta seguendo le ricette piemontesi. Durante la presentazione, Beppe Rosso leggerà frammenti tratti dalle interviste realizzate da Laura Fossati.

Altri eventi .

Il 27 luglio , ore 21, “Italianesi”, spettacolo con Saverio La Ruina (produzione Scena Verticale). Fra due patrie, senza vera identità nazionale: la storia dei figli di militari italiani nati in Albania dopo la seconda guerra mondiale, condannati ad essere italiani in Albania e albanesi in Italia. Alla fine della seconda guerra mondiale, migliaia di soldati e civili italiani rimangono intrappolati in Albania con l’avvento del regime dittatoriale, costretti a vivere in un clima di terrore e oggetto di periodiche e violente persecuzioni Con l’accusa di attività sovversiva ai danni del regime la maggior parte viene condannata e poi rimpatriata in Italia. Donne e bambini vengono trattenuti e internati in campi di prigionia per la sola colpa di essere mogli e figli di italiani. Vivono in alloggi circondati da filo spinato, controllati dalla polizia segreta del regime, sottoposti a interrogatori, appelli quotidiani, lavori forzati e torture. In quei campi di prigionia rimangono quarant’anni, dimenticati.  Come il “nostro” che vi nasce nel 1951 e vive quarant’anni nel mito del padre e dell’Italia che raggiunge nel 1991 a seguito della caduta del regime. Riconosciuti come profughi dallo Stato italiano, arrivano in Italia in 365, convinti di essere accolti come eroi, ma paradossalmente condannati ad essere italiani in Albania e albanesi in Italia. Lo spettacolo è ispirato a storie vere.

Il  29 luglio. ore 12, “Il rifugio Sautron, un esempio di accoglienza di inizio Novecento”: il racconto del rifugio Sautron, costruito dal Cai francese  appena oltre la Val Maira per dare riparo agli italiani “transhumantes” verso la Francia per il lavoro stagionale e ripararli dalle asperità del cammino. Con Jean-Francois Lyon Caen.  Sempre il 29 luglio, alle ore 16 , presentazione del libro di Enzo Barnabà “Morte agli italiani! Il massacro di Aigues-Mortes 1893” (Infinito edizioni). Aigues-Mortes, 17 agosto 1893. La folla inferocita, aizzata ad arte, attacca gli italiani recatisi a svolgere l’infame lavoro estivo nelle locali saline. Dieci operai italiani vengono linciati, centinaia di altri si salvano per miracolo. Episodi di razzismo che ci colpivano quando i migranti eravamo noi.

Aigues-Mortes è una città medievale, oggi importante meta turistica del Sud della Francia.

Nell’agosto del 1893 però questo villaggio ai bordi della Camargue è stato il teatro di un massacro di cui furono vittime i lavoratori italiani impiegati nelle saline. Fu un fatto di bieco razzismo verso una minoranza accusata di rubare il lavoro ai francesi. Il caso ebbe eco internazionale e nella sua dinamica non si discosta da quanto avviene oggi nei confronti degli immigrati in Italia e in altre parti del mondo. (Inform)

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