RETE DIPLOMATICA
MADRID – A seguire l’intervento dell’Ambasciatore Riccardo Guariglia alla cerimonia per la Festa della Liberazione.
Care ragazze, cari ragazzi,
Permettetemi innanzitutto di ringraziare il Preside Massimo Bonelli per aver organizzato questa giornata dedicata alla commemorazione della Festa della Liberazione, nonché il Comites di Madrid nella persona del suo presidente Andrea Lazzari.
Dal punto di vista storico, vi è stato spiegato che il 25 aprile si celebra la Liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo, avvenuta, appunto, il 25 aprile 1945, vale a dire 77 anni or sono. I vostri professori vi hanno poi sicuramente spiegato l’importanza di questa commemorazione, il cui significato intrinseco è molto più profondo.
Questa data è, infatti, un simbolo che ci ricorda cosa significa veramente la parola “libertà”, che si ottiene con partecipazione, sacrificio e coraggio. Il destino italiano a quell’epoca era appeso ad un filo e il nostro territorio era occupato da diverse forze ostili. Alcuni di voi forse hanno avuto dei nonni o dei familiari che gli hanno raccontato la Resistenza: sono persone che possono parlarvi della libertà e della negazione della libertà con cognizione di causa. Perché “la libertà è responsabilità e non licenza” come disse la partigiana “Marisa”, all’anagrafe Claudia Ruggerini: essa “va coltivata con la coscienza, con la consapevolezza e con il riconoscere la libertà degli altri”.
La libertà scaturita dalla Resistenza è poi stata recepita nella nostra Costituzione Repubblicana, come un diritto intriso di solidarietà: si tratta di una libertà collettiva piuttosto che individuale, improntata al raggiungimento del bene comune. Negli ultimi due anni, a causa della pandemia causata dal covid-19, abbiamo tutti sperimentato l’essenza di questa libertà: ce ne siamo privati come singoli individui per il bene di tutti. Nelle ultime settimane è tornata d’attualità quella nozione di libertà che i nostri padri costituenti hanno perseguito: nel momento storico attuale, non possiamo non rivendicare con forza l’importanza della convivenza pacifica tra tutti i popoli e il divieto dell’uso della forza come mezzo di soluzione delle controversie internazionali.
Oggi non possiamo non tornare a quei giorni del 1945 in cui si faceva la storia, giorni di cui tanto più oggi dobbiamo fare tesoro per ricordare i traguardi raggiunti e perseguire quelli ancora da raggiungere in un mondo in cui la libertà per molti popoli è ancora lontana.
Dopo questa breve introduzione, permettetemi di richiamare alcune dichiarazioni fatte nei giorni scorsi e ieri dai massimi esponenti italiani, a cominciare dal nostro Capo dello Stato.
Pochi giorni fa, incontrando le associazioni combattentistiche d’arma al Quirinale, egli ha voluto ricordare che oggi, purtroppo, “c’è chi manifesta disinteresse per le sorti dell’Ucraina. Ci si dimentica – egli ha aggiunto – dei valori del 25 aprile e della Resistenza”. “Il 25 aprile ci ricorda un popolo in armi per affermare il proprio diritto alla pace dopo la guerra voluta dal regime fascista. Fu un’esperienza terribile; che sembra dimenticata, in queste settimane, da chi manifesta, appunto, disinteresse per le sorti e la libertà delle persone, accantonando valori comuni su cui si era faticosamente costruita, negli ultimi decenni, la convivenza pacifica tra i popoli”.
Egli ha poi detto che “il convinto e incondizionato rifiuto di ogni sopraffazione totalitaria, unitamente alla consapevolezza dell’importanza della democrazia, all’affermazione coraggiosa e intransigente del rispetto della dignità umana, al rifiuto di ogni razzismo, alla fedeltà ai propri ideali, sono i valori che ci sono stati affidati dalla liberazione”.
Parlando della guerra in Ucraina, egli ha osservato che “in queste settimane abbiamo assistito – con profondo senso di angoscia – a scene di violenza su civili, anziani donne e bambini, all’uso di armi che devastano senza discrimine, senza alcuna pietà. L’attacco violento della Federazione Russa al popolo ucraino non ha giustificazione alcuna. La pretesa di dominare un altro popolo, di invadere uno stato indipendente, ci riporta alle pagine più buie dell’imperialismo e del colonialismo”, ha detto il Presidente Mattarella, che ha aggiunto: “l’incendio appiccato alle regole della comunità internazionale è devastante; e destinato a propagare i suoi effetti se non si riuscisse a fermarlo subito, scongiurando il pericolo del moltiplicarsi, dalla stessa parte, di avventure belliche di cui sarebbe difficile contenere i confini. La solidarietà, che va praticata nei confronti dell’Ucraina, deve essere ferma e coesa. È possibile che questo comporti alcuni sacrifici. Ma questi avrebbero portata di gran lunga inferiore rispetto a quelli che sarebbe inevitabile subire se quella deriva di aggressività bellica non venisse fermata subito”.
Il Presidente della Repubblica ha anche detto che dal 25 aprile viene un appello alla pace e a non ad arrendersi di fronte alla prepotenza: “a praticare il coraggio di una de-escalation della violenza, il coraggio di interrompere le ostilità e di ritirare le forze di invasione. Il coraggio di ricostruire. La straordinaria conquista della libertà, costata sacrifici e sangue ai popoli europei – e condivisa per molti decenni – non può essere rimossa né cancellata. Sappiamo anche che la libertà non è acquisita una volta per sempre e che, per essa, occorre sapersi impegnare senza riserve. Vale ovunque. In Europa come in Italia”
Ieri, 25 aprile, il nostro Presidente era ad Acerra, nell’entroterra napoletano: per commemorare l’anniversario della liberazione d’Italia egli ha scelto un luogo molto emblematico e dunque molto significativo. Ed ha voluto nuovamente ricordare la guerra in Ucraina. “Nelle prime ore del 24 febbraio siamo stati tutti raggiunti dalla notizia che le forze armate russe avevano invaso l’Ucraina, entrando nel suo territorio. Come tutti, quel giorno, ho avvertito un pesante senso di allarme, di tristezza, di indignazione. A questi sentimenti si è subito affiancato il pensiero agli ucraini colpiti dalle bombe”
“Questo tornare indietro della storia rappresenta per il nostro Presidente della Repubblica un pericolo non soltanto per l’Ucraina ma per tutti gli europei. Avvertiamo l’esigenza di fermare subito, con determinazione, questa deriva di guerra prima che possa ulteriormente disarticolare la convivenza internazionale, prima che possa tragicamente estendersi. Questo è il percorso per la pace, per ripristinarla; perché possa tornare ad essere il cardine della vita d’Europa. Per questo diciamo convintamente: viva la libertà, ovunque. Particolarmente ove sia minacciata o conculcata”.
Per parte sua, il Presidente del Consiglio, Draghi, ha detto che “il 25 aprile è il giorno della gratitudine verso chi ha lottato per la pace e per la libertà dell’Italia dalla dittatura del nazifascismo. La generosità, il coraggio, il patriottismo dei partigiani e di tutta la Resistenza sono valori vivi, forti, attuali. Oggi celebriamo la memoria della lotta e degli ideali della resistenza su cui la nostra pace è stata costruita “.
Ho voluto richiamare queste frasi perché mi hanno molto colpito. Frasi molto sagge, che richiamano le nostre radici. Sono sicuro che tutti voi le potrete condividere, come le ho condivise io!
Buona Giornata della Liberazione a tutti! (Inform)