lunedì, 17 Giugno, 2013 in
NOTIZIE INFORM
ITALIANI ALL’ESTERO
Fabio Porta (Pd) parla della riforma di Comites e Cgie, del rilancio dell’associazionismo e dell’introduzione nelle scuole italiane dello studio del fenomeno migratorio
“L’urgenza del momento è quella di porre al centro del tema politico il ruolo dell’Italia nel mondo. Per risolvere i problemi degli italiani all’estero dobbiamo dunque prima vincere la sfida culturale”
ROMA – Il difficile momento di crisi dell’Italia, con la conseguente riduzione delle risorse pubbliche, rischia di indebolire ulteriormente il complesso legame che unisce il nostro paese agli italiani all’estero. Un ponte, fatto di cultura, lingua e made in Italy, che rappresenta sicuramente uno dei fattori vincenti della proiezione internazionale del nostro paese. Per ridare smalto a questo legame fra l’Italia e le sue comunità nel mondo sarebbe auspicabile che il vento riformista, che si accinge a soffiare sul nostro paese, tenesse nel dovuto conto anche la necessità di rilanciare la sinergia con queste essenziali realtà all’estero che molto hanno dato e continuano a dare all’Italia. Della necessità di rimettere al centro del dibattito il tema politico e culturale degli italiani all’estero abbiamo parlato, senza dimenticare altre questioni come la riforma degli organi di rappresentanza e il rilancio dell’associazionismo, con il deputato del Pd, eletto nella ripartizione America meridionale, Fabio Porta.
Da molto tempo si parla della necessità di rilanciare il ruolo dell’associazionismo italiano nel mondo. Lei crede che questa ipotesi possa concretizzarsi?
Io credo nel rilancio del ruolo degli italiani nel mondo e penso che questo sia uno dei passaggi obbligati se vogliamo davvero trovare soluzioni creative all’attuale crisi. Oggi l’associazionismo torna ad essere uno degli elementi centrali come lo è stato oltre un secolo fa, quando gli italiani sono andati all’estero e grazie alle forme associative si sono ritrovati e hanno dato impulso al proprio legame con l’Italia e alla propria solidarietà. Tutto questo li ha poi fatti diventare anche un pezzo determinante delle nuove società di residenza . Se noi vogliamo dare risposte alla nuova emigrazione e alle nuove sfide rappresentate dalle terze, quarte e forse quinte generazioni di italiani all’estero non possiamo prescindere dall’associazionismo, cioè da strutture intermedie che permettono alle persone di trovare motivazioni e finalità che nel nostro caso sono legate a questo rapporto con l’Italia. Un legame che deve essere totalmente ripensato rispetto a come è stato interpretato fino a pochi anni fa, anche alla luce di una nuova Italia che comprende i nuovi italiani e i connazionali all’estero.
Ormai da alcuni anni si discute di riforma dei Comites e del Cgie. Due organi di rappresentanza che hanno sicuramente sofferto la “prorogatio” a dismisura del loro mandato che dovrebbe scadere nel 2014. Qual è la sua opinione in proposto?
Anche questo è uno dei temi attraverso cui passa la sfida della ripresa di un rapporto con gli italiani all’estero. Per quanto riguarda la riforma della rappresentanza i separerei il caso dei Comites, che nonostante siano stati danneggiati dal continuo rinvio delle elezioni hanno comunque una struttura collaudata, dal quello del Cgie, un organo che invece andrebbe rivisto proprio perché l’impianto è precedente all’introduzione dei parlamentari eletti all’estero. Per quanto concerne la riforma del Consiglio Generale io credo inoltre che siamo obbligati dal buon senso ad aspettare e seguire l’evoluzione della discussione sulle riforme costituzionali che ci daranno una nuova Italia, all’interno della quale noi speriamo continui ad esistere la circoscrizione Estero e quindi anche il sistema di rappresentanza degli italiani nel mondo. Ritornando al caso dei Comites credo invece che si tratti semplicemente di andare a votare, magari con un nuovo meccanismo più snello e meno costoso come ad esempio quello, che potrebbe essere considerato anche sperimentale, del voto elettronico. Sarebbe inoltre opportuno recuperare almeno un minimo di risorse per il funzionamento dei Comites.
Ma, da dove intende iniziare la lunga scalata alla difficile parete parlamentare per dare risposte alle numerose istanze ancora aperte degli italiani nel mondo? In altre parole quali sono a suo giudizio i provvedimenti più urgenti da adottare per le nostre comunità all’estero?
Io voglio rispondere a questa domanda con una provocazione che è anche reale. Io credo che l’urgenza del momento sia quella di porre al centro il tema politico e culturale del ruolo dell’Italia nel mondo. A tal proposito faccio riferimento in maniera esemplificativa alla mia proposta di legge sullo studio nelle scuole italiane del fenomeno migratorio, anche alle luce delle nuove migrazioni in Italia. Dico questo in modo provocatorio perché è chiaro che i problemi degli italiani all’estero passano soprattutto attraverso la riqualificazione della rete consolare, il recupero delle risorse e la riforma di tutto il sistema di promozione dell’insegnamento della lingua italiana all’estero. Ma tutte queste cose non saranno mai fatte, oppure avremo grandi difficoltà a portale a casa se noi non vinceremo la sfida culturale. Allora paradossalmente io direi che la legge più importante è quella che comincia a introdurre nella cultura italiana, per quello iniziamo dalla scuola, la valorizzazione e la conoscenza dell’Italia nel mondo, tenendo conto di ciò che è avvenuto in passato e di quello che sono nella realtà dell’oggi le comunità italiane all’estero. Forse in questo modo, come ho già detto, scopriremo nuove energie per il futuro e per la soluzione della crisi italiana.(Goffredo Morgia/Inform)



