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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Fabio Porta: “Con la legge elettorale restano le circoscrizioni estere”

STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Da “La Voce d’Italia” del 22.2.2014

Il deputato del Pd ha spiegato alla ‘Voce’ che difficilmente con la trasformazione del Senato si potranno avere nostri rappresentanti nella Camera Alta

CARACAS – L’interesse è tanto, la curiosità crescente. E, diciamolo pure, sono più che giustificati. La Legge Elettorale, grazie soprattutto al Segretario del Partito Democratico Matteo Renzi, è nell’occhio del ciclone. Tanto è stato scritto nei giornali, e anche su queste colonne. L’argomento, poi, è proposto con insistenza nei talk-show. Si è parlato di ogni suo aspetto ed è stata analizzata ogni sua caratteristica. La si è criticata da destra e da sinistra. Ma poco, per non dire nulla, è stato detto del voto degli italiani all’estero e soprattutto dei deputati e senatori che, piaccia o no e a prescindere dalla loro appartenenza politica, sono la nostra voce in Parlamento.

E’ per questo che abbiamo raggiunto telefonicamente l’on. Fabio Porta, deputato del Pd eletto nella circoscrizione America Meridionale, durante una pausa dei lavori parlamentari e gli abbiamo chiesto: – Quali cambiamenti prevede, per noi che viviamo all’estero, la nuova Legge Elettorale? Sarà mantenuto il nostro voto? E, soprattutto, continueremo ad avere una voce in Parlamento?

– Stando al testo originale e ai documenti che abbiamo potuto conoscere – ci dice l’on. Porta – al momento la situazione è la seguente: la circoscrizione estera, e quindi almeno i 12 deputati dovrebbero restare. E’ probabile che, immediatamente dopo l’approvazione della legge, che tutti speriamo avvenga in tempi brevi, se ne approvi un’altra che modifichi il sistema di voto all’estero.

Ci dice che nelle scorse settimane “è stata presentata una proposta che, nella sostanza, rispecchia quella presentata nella scorsa legislatura”.

– Questa nostra proposta – precisa il deputato Pd – prevede la stampa delle schede in Italia e l’intenzione di voto. Mi spiego. Chi vuole votare all’estero potrà ricevere il suo plico elettorale. Ma dovrà farne esplicita richiesta. Insomma, il meccanismo è il seguente. Oggi, se un cittadino risiede all’estero e vuole votare in Italia deve informare di Ebbene, ora sostanzialmente si tratta di istituire un album elettorale. E’ probabile che, in questo modo, si riduca il flusso degli elettori e che la sua percentuale subisca una flessione. Ma è un tentativo per evitare la valanga di schede in America Latina, che sono all’origine dei brogli elettorali ed anche la possibilità che queste possano essere stampate in tipografie fantasma, clandestine.

– La dichiarazione di volontà come dovrà essere fatta? Perché è impensabile obbligare i cittadini a recarsi in Consolato, specialmente in realtà come quella del Venezuela dove il trasporto pubblico è deficiente e le distanze sono tante.

– In realtà – ammette il deputato – non ricordo la legge neisuoi dettagli. Questa, poi, è più materia di un regolamento o di un decreto. Immagino, comunque, che dica che i Consolati dovranno informare tutti i cittadini, altrimenti si pone un problema di costituzionalità. Bisogna quindi far pervenire a tutti una comunicazione scritta e poi continuare ad informare attraverso la nostra stampa e comunicati. Quello che voglio sottolineare è che il cittadino va opportunamente informato. La comunicazione scritta, poi, dovrebbe essere accompagnata da una risposta già affrancata da rispedire via posta o e-mail nella quale si esprima la volontà di voto.

– Certo – prosegue -, si dovranno individuare le vie più semplici e più spedite; quelle che con maggior facilità consentano al cittadino di esercitare il diritto ad eleggere il suo rappresentante in Parlamento. La vera scommessa, in questo caso, è di evitare che una minoranza sia quella che faccia uso del voto, e si benefici di questo diritto. E’ difficile ma, a mio avviso, è l’unica via percorribile se si vuole salvare il voto per corrispondenza.

– L’alternativa sarebbe aprire seggi in differenti luoghi o far votare in consolato ma in paesi come il nostro equivarrebbe indirettamente a privare tanti cittadini di un loro diritto…

Il deputato indugia. C’è un attimo di indecisione, dovuto forse anche alla comunicazione telefonica che a volte non è delle migliori, poi prosegue: – Prendiamo Rosario… Ha circa 100 mila elettori. Dovresti mettere in moto una macchina elettorale gigantesca. Quanti seggi dovresti aprire? Quante persone coinvolgere? E a quali costi? Inoltre, per ragioni di sicurezza, non potresti pensare in seggi decentrati.

Lo scrutinio, prosegue l’on. Porta nella sua spiegazione, “si realizzerebbe sempre in Italia ma non più in un solo enorme centro ma in tante città quante sono le circoscrizioni estere”. In parole povere, in sedi decentralizzate per evitare il caos e gli inconvenienti accaduti in passato.

– Il disegno di legge proposto dal Segretario del Pd prevede una trasformazione del Senato. Cosa significherà per i nostri eletti? Si prevede un Senato delle Regioni… verrà contemplata la possibilità di una regione estera? E con quanti senatori?

L’on. Porta prima assicura che il numero dei deputati, con la nuova legge, resterà inalterato e poi spiega che lo stesso non accadrà nel caso dei senatori. Questi, se non si riuscisse a trovare una formula accettabile, sarebbero depennati. Insomma, cancellati definitivamente.

– E’ previsto un intervento sull’articolo V – illustra il deputato -. La Camera Alta sarebbe trasformata nel Senato delle Regioni. La proposta, che è ancora poco chiara in alcuni passaggi, non prevede gli eletti all’estero. Il Senato di cui parla Renzi è un organismo non elettivo. Non dà la fiducia e, soprattutto, è a costo zero. E’ integrato da persone che hanno già un incarico istituzionale: consiglieri, sindaci, governatori… In una struttura con queste caratteristiche gli eletti all’estero non possono trovare una collocazione. Noi del Pd abbiamo detto che comunque sarebbe importante mantenere una nostra presenza. E’ plausibile, a questo punto, istituire la figura del ‘Senatore ad Honorem’. Di fatto, la legge prevede la presenza di senatori ad honorem che dovrebbero sostituire quelli vitalizi. Questi, che probabilmente durerebbero quanto un mandato del Senato, potrebbero essere scelti tra connazionali veramente meritevoli. Sono convinto che, anche in un Senato diverso, bisognerebbe fare in modo di essere presenti.

A questo punto restano nell’aria alcune domande – ad esempio, chi sceglierebbe i ‘senatori ad honorem’? Con quali criteri? E su suggerimento di chi? – ma le lasciamo per una prossima occasione. (Mauro Bafile* -La Voce d’Italia /Inform)

* Direttore de “La Voce d’Italia”

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