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Emergenza Covid-19, nell’aula di Montecitorio il Premier Conte spiega i provvedimenti adottati finora dal Governo

CAMERA DEI DEPUTATI

“Oggi è il tempo dell’azione: il tempo della responsabilità dalla quale nessuno può fuggire. La responsabilità massima compete al Governo”

 

ROMA – Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha parlato nell’Aula di Montecitorio riguardo quanto fatto finora dal Governo per contrastare l’emergenza Covid-19. “La diffusione dell’epidemia da Coronavirus ha innescato in Italia e in Europa una crisi senza precedenti, che sta esponendo il nostro Paese a una prova durissima. La necessità di contenere il contagio ci sta costringendo a misurarci con nuove abitudini di vita, con un impatto negativo sull’intero sistema produttivo che coinvolge imprese, famiglie e lavoratori. Sono giorni terribili per la comunità nazionale, ogni giorno siamo costretti a registrare nuovi decessi. Stiamo combattendo un nemico invisibile, insidioso, che entra nelle nostre case e divide le nostre famiglie; ci ha imposto di ridefinire persino le relazioni interpersonali e ci ha condotto ad una limitazione significativa degli spostamenti pur di contenere il contagio e di mitigare il rischio di una diffusione incontrollata”, ha esordito il Premier con un pensiero ai familiari di quanti sono deceduti a causa dell’epidemia. “È un’emergenza che riguarda il settore pubblico, ma anche il settore privato; coinvolge rappresentanti delle istituzioni e semplici cittadini. Il Governo è pienamente consapevole che, dalle sue scelte e da ogni decisione assunta, discendono conseguenze oggi più che mai di immane portata per la vita dei singoli cittadini: scelte che condizioneranno anche il futuro della nostra comunità. Siamo all’altezza del compito che il destino ci ha riservato? La storia domani ci giudicherà e verrà il tempo dei bilanci, delle valutazioni su quello che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto. Ci sarà un tempo per tutto ma oggi è il tempo dell’azione: il tempo della responsabilità dalla quale nessuno può fuggire. La responsabilità massima compete al Governo: senz’altro, ne siamo consapevoli ed è per questo che sono qui a riferire delle nostre azioni nella sede dove operate voi, rappresentanti del popolo”, ha aggiunto Conte andando a riassumere tutti i provvedimenti adottati dall’esecutivo dall’inizio dell’emergenza fino ad oggi.

“Il Governo ha agito con la massima determinazione e speditezza approntando, ben prima di qualunque altro Paese, le misure di massima precauzione a partire dal 22 e dal 25 gennaio, con la costituzione rispettivamente di una task force presso il Ministero della Salute e di misure sulla profilassi: ben prima che il 30 gennaio l’Organizzazione Mondiale della Sanità decretasse e dichiarasse il Coronavirus emergenza internazionale di salute pubblica, abbiamo quindi adottato vari provvedimenti cautelativi. Il 27 gennaio – ha proseguito Conte – si è proceduto con il divieto di atterraggio dei voli provenienti dalla Cina negli aeroporti nazionali, che ha prodotto un brusco calo del flusso di passeggeri direttamente provenienti dai focolai epidemici più intensi. Il 31 gennaio, all’indomani del primo episodio verificatosi a Roma (la coppia di turisti cinesi ricoverata allo Spallanzani e ormai guarita, ndr), abbiamo proclamato lo stato di emergenza nazionale per la durata cautelativa di sei mesi, affidando alla Protezione Civile il compito di coordinare le attività di sostegno alle Regioni per fronteggiare l’emergenza. La limitazione del contagio è stata quindi da subito la scelta necessaria a consentire al sistema di adeguarsi con un piano emergenziale specifico”, ha sottolineato il Premier ricordando come il primo caso di paziente italiano positivo al virus sia stato scoperto a Codogno il 21 febbraio. “Nella medesima giornata – ha aggiunto Conte – i contagiati sono esplosi poco dopo a quindici persone. Pressoché contemporaneamente un altro focolaio è stato scoperto a Vo’ Euganeo. Il giorno dopo ho convocato una riunione straordinaria del Consiglio dei Ministri, presso la Protezione Civile, nel corso della quale con tutti i Ministri abbiamo adottato il decreto-legge n. 6 che ha disposto misure immediate di contenimento del contagio, definendo, al contempo, un percorso normativo per noi del tutto nuovo affidato allo strumento del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, con il compito di definire volta per volta le misure ritenute più idonee a fronteggiare l’emergenza”.

Già il 23 febbraio venivano isolate le prime due cosiddette zone rosse, laddove erano stati rinvenuti i focolai: dieci comuni del Lodigiano e il comune di Vo’ Euganeo. “Con decreto del 25 febbraio, preso atto dell’evolversi della situazione epidemiologica e dell’incremento dei casi anche sul territorio nazionale, si è intervenuti in tutti i comuni delle Regioni Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Veneto, Liguria e Piemonte sullo svolgimento di manifestazioni sportive, attività scolastiche, prevenzione sanitaria presso gli istituti penitenziari, esami di guida, attività culturali e turistiche. Una volta verificato che la circolazione del virus superava ambiti geografici facilmente isolabili, la misura di contenimento geografico ha perso rilievo, mentre hanno assunto ancora più rilevanza quelle di distanziamento sociale”, ha spiegato Conte precisando come la scelta degli interventi effettuati sia stata sempre basata su accurate valutazioni del comitato tecnico-scientifico. “Abbiamo sperimentato, primi in Europa, un percorso normativo volto a contemperare, da una parte l’esigenza per noi prioritaria di tutelare in massimo grado il bene primario della salute dei cittadini e, dall’altra, la necessità di assicurare adeguati presidi democratici. Per la prima volta, dalla fine del secondo conflitto mondiale, siamo stati costretti a limitare alcune libertà fondamentali garantite dalla Costituzione: in particolare la libertà di circolazione e soggiorno, la libertà di riunione nelle sue varie forme, la libertà di pratiche religiose. Poiché il nostro ordinamento giuridico non conosce, a differenza di quello di altri Paesi, un’esplicita disciplina per lo stato di emergenza, abbiamo dovuto costruire, basandoci pur sempre sulla legislazione vigente, un metodo di azione e di intervento che mai è stato sperimentato prima. Il Dpcm è risultato lo strumento giuridico più idoneo, innanzitutto perché agile, flessibile e in grado di adattarsi alla rapida e spesso imprevedibile evoluzione del contagio e alle sue conseguenze”, ha spiegato il Premier sgombrando il campo dai dubbi e dalle critiche relative alla scelta di tale strumento giuridico. E’ stato altresì evidenziato come il cosiddetto “decreto-legge madre” n. 6 abbia previsto già a suo tempo il massimo coinvolgimento delle Regioni sia singolarmente sia attraverso la Conferenza Stato-Regioni; per le misure che incidevano sulla libertà d’impresa, sull’iniziativa economica e sui diritti dei lavoratori è stato ritenuto opportuno coinvolgere anche le parti sociali, i sindacati e le associazioni di categoria.

Si arriva così ai primi giorni di marzo che hanno visto il contagio aumentare in modo significativo in quasi tutta la Penisola. Il decreto dell’11 marzo ha disposto la sospensione delle attività commerciali al dettaglio, ossia quelle ritenute non essenziali, ad eccezione della vendita di generi alimentari di prima necessità, dei servizi di ristorazione e dei servizi alla persona. “Un passaggio particolarmente significativo – rivendicato dal Premier come un segnale di massima attenzione al mondo del lavoro – è stata la firma del 14 marzo scaturita dal confronto con i sindacati e le associazioni datoriali, per un protocollo condiviso di regolamentazione delle misure di contrasto al virus nei luoghi di lavoro”. Con l’ultimo Dpcm, quello del 22 marzo, sono state ulteriormente integrate le misure di contenimento del contagio, prevedendo, tra l’altro, il divieto per tutte le persone fisiche di trasferirsi o di spostarsi con mezzi pubblici o privati di trasporto da un Comune all’altro, salvo che per comprovate esigenze lavorative di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute, e anche la sospensione delle attività produttive industriali e commerciali, ad eccezione di quelle che erogano servizi di pubblica utilità nonché servizi pubblici essenziali. “Tutte le misure adottate si giustificano, come riconosciuto anche da giuristi intervenuti nel dibattito pubblico, per la straordinarietà e l’eccezionalità dell’evento, suscettibile di porre in grave e immediato pericolo la salute dei cittadini: sono consapevole della necessità di un doveroso coinvolgimento del Parlamento, che esprime al massimo grado la democraticità del nostro ordinamento. Per tale ragione, con il decreto-legge adottato il 24 marzo dal Consiglio dei Ministri, oltre ad aver trasferito in fonte di rango primario, tipizzandole, le misure di contenimento per contrastare i rischi derivanti dalla diffusione del virus, abbiamo anche introdotto una più puntuale procedimentalizzazione nell’adozione dei Dpcm, prevedendo, tra l’altro, l’immediata trasmissione dei provvedimenti emanati ai Presidenti delle Camere, oltre all’obbligo del Presidente del Consiglio o di un Ministro da lui delegato di riferire ogni quindici giorni alle Camere sulle misure adottate”, ha aggiunto Conte.

È stato avviato, in parallelo, l’acquisto di strumentazione specialistica, consistente soprattutto in macchine e altri dispositivi per la ventilazione invasiva e non invasiva, e l’acquisizione di personale sanitario aggiuntivo da utilizzare nelle aree più interessate. Nel resto del Paese proseguono attività di preparazione per riuscire, da una parte, a rallentare l’onda del contagio e ridurre i suoi picchi, al fine di assorbire l’impatto dei servizi sanitari; dall’altra parte, per gestire i casi in modo efficace in strutture consone e adeguate. “Per quanto riguarda i dispositivi di protezione individuale e i dispositivi medicali desidero sottolineare che la produzione è dislocata prevalentemente fuori dal territorio nazionale; pertanto, soprattutto nella prima fase, si è riscontrata una notevole difficoltà nel loro reperimento. È un’emergenza mondiale, quindi il mercato in questo momento è saturo. La diffusione dell’epidemia a livello globale ha comportato, infatti, anche una lievitazione dei prezzi e anche distorsioni del mercato; a ciò si deve aggiungere il blocco delle esportazioni che hanno adottato molti Paesi produttori e di transito. Inoltre, a dispetto di ogni normale procedura, si è dovuta riscontrare la criticità legata alla necessità di dover pagare in anticipo la merce”, ha evidenziato Conte che ha posto in rilievo la riconversione di ben 78 strutture ospedialiere in Covid Hospital, la recente call per 300 nuovi medici e il trasferimento, su base volontaria, di 500 infermieri nelle aree più colpite. “Per potenziare le risorse a disposizione del nostro sistema sanitario abbiamo stanziato nuove risorse per 3,2 miliardi; queste risorse le stiamo utilizzando per gli interventi di reclutamento e di gestione del personale medico-sanitario. Inoltre, il decreto dispone lo stanziamento di risorse per gli straordinari del personale sanitario, che viene incrementato di 250 milioni di euro per il 2020”, ha aggiunto Conte ricordando anche i 25 miliardi del primo decreto “Cura Italia” e gli 11 miliardi di stanziamento generale in favore degli ammortizzatori sociali e della preservazione dei posti di lavoro. “È cruciale in tal senso la decisione della Banca Centrale Europea, dello scorso 18 marzo, che ha portato a 750 miliardi l’entità complessiva del programma di acquisto di titoli volto a contrastare i rischi economici della pandemia del Coronavirus, includendo anche la possibilità di rivisitare gli attuali limiti autoimposti ove fosse necessario”, ha concluso il Premier. (Inform)

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