direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Emergenza Covid-19, l’Aula di Montecitorio esamina la conversione del decreto legge n. 19 del 25 marzo 2020

CAMERA DEI DEPUTATI

ROMA – Nell’Aula di Montecitorio si è parlato di misure per l’emergenza Covid-19 nel corso della discussione generale del ddl 2447-A di conversione del decreto legge n. 19 del 2020, recante appunto misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica in parziale abrogazione del decreto legge n. 6 del 2020. La relatrice Marialucia Lorefice del M5S, Presidente della Commissione affari sociali, ha posto in evidenza come il decreto legge in questione agisca in funzione della riserva di legge per quanto riguarda la limitazione di alcune libertà, altrimenti garantite dalla Costituzione, per la salvaguardia della salute pubblica così come previsto dall’art. 32 della Carta costituzionale. Gli spostamenti, sul territorio nazionale, sono consentiti solo per comprovate necessità lavorative, per urgenze o motivi di salute. Il decreto si compone di sei articoli. Nel testo si fa riferimento alla data limite del 31 luglio 2020, per quanto riguarda la possibilità di reiterazione di tutte le limitazioni fin qui previste per periodi di trenta giorni, data che pone fine alla finestra semestrale dello stato di emergenza. Si stabilisce che le Regioni, limitatamente alle proprie competenze, possano adottare misure più restrittive; discorso analogo per le ordinanze dei Sindaci. Per quanto riguarda le sanzioni a chi contravviene alle disposizioni, esse sono prevalentemente di natura amministrativa, ossia pecuniaria o interdittiva, e solo in casi più gravi di natura penale, quindi per violazione della quarantena domiciliare.

“Lo scorso 26 febbraio, come ricorderete, quest’Assemblea esaminò il decreto legge n. 6 del 2020, il primo provvedimento legislativo d’urgenza recante misure di contrasto all’epidemia, poi convertito in legge con la legge n. 13 del 2020. Quest’epidemia ha manifestato purtroppo nel nostro Paese un carattere perdurante e particolarmente diffusivo, che ha portato drasticamente ad un incremento del numero dei casi e dei decessi. Le misure già previste dal decreto-legge n. 6 sono state quindi ritenute non più sufficienti rispetto alle dimensioni del problema, da affrontare con tutte le sue implicazioni; pertanto quel provvedimento viene ora abrogato e sostituito dalla normativa recata dal decreto legge n. 19: esso, analogamente al precedente decreto, è volto a tipizzare in un atto di rango primario le misure potenzialmente applicabili in relazione all’emergenza epidemiologica”, ha spiegato in apertura Lorefice sottolineando come anche il decreto in esame, quindi, costituisca una sorta di cornice giuridica nel cui ambito potranno intervenire, come già accaduto in numerose occasioni, i singoli provvedimenti emergenziali attuativi.

In seguito ad un’integrazione approvata in sede referente, ossia la Commissione affari sociali, viene consentito ai soggetti con disabilità motorie – o con disturbi dello spettro autistico, disabilità intellettive e sensoriali o problematiche psichiatriche e comportamentali con necessità di supporto certificate ai sensi della legge n. 104 del 1992 – di uscire dall’ambiente domestico con un accompagnatore, qualora ciò sia necessario al benessere psicofisico della persona e purché siano pienamente rispettate le condizioni di sicurezza sanitaria. “Quindi, particolare attenzione nel decreto legge anche per la disabilità”, ha aggiunto Lorefice evidenziando un’altra misura importante ossia quella che prevede la quarantena precauzionale ai soggetti che abbiano avuto contatti stretti con casi confermati di malattia infettiva e diffusiva o che entrino nel territorio nazionale da aree ubicate al di fuori del territorio italiano. Vi è quindi l’assoluto divieto di allontanarsi dalla propria abitazione o dimora per le persone sottoposte alla misura della quarantena, applicata dal Sindaco quale autorità sanitaria locale, perché risultate positive al virus.

Per quanto riguarda le misure riguardanti la collettività, c’è la limitazione o sospensione di manifestazioni di qualsiasi natura, di eventi e di ogni altra forma di riunione o di assembramento; quindi la sospensione delle cerimonie civili e religiose, la limitazione dell’ingresso nei luoghi destinati al culto, la limitazione o sospensione di eventi e competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, la sospensione dei servizi educativi dell’infanzia, delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché delle istituzioni di formazione superiore, comprese le università, e di corsi e attività formative o prove di esame, ferma la possibilità del loro svolgimento in attività in modalità a distanza. Inoltre, la limitazione della presenza fisica dei dipendenti negli uffici delle amministrazioni pubbliche, fatte comunque salve le attività indifferibili e l’erogazione dei servizi essenziali prioritariamente mediante ricorso a modalità di lavoro agile. E ancora, la limitazione o sospensione delle procedure concorsuali e selettive, ad esclusione dei concorsi per il personale sanitario e socio-sanitario finalizzate all’assunzione di personale presso datori di lavoro pubblici e privati; anche quest’esclusione è stata introdotta in sede referente. E poi, la limitazione o sospensione delle attività di somministrazione al pubblico di bevande e alimenti, nonché di consumo sul posto di alimenti e bevande, compresi bar e ristoranti. Infine la limitazione o sospensione di altre attività d’impresa o professionali, nonché di lavoro autonomo, prevedendo, laddove non sia possibile rispettare la distanza di sicurezza interpersonale adeguata a prevenire o ridurre il rischio di contagio come principale misura di contenimento, l’adozione di adeguati strumenti di protezione individuale. Il testo si occupa anche di Rsa e strutture di ospitalità e lungodegenza per anziani nonché strutture penitenziarie per quanto riguarda il divieto o la limitazione dell’accesso di parenti e visitatori: si tratta di provvedimenti sui quali esprimere il proprio parere il Comitato tecnico-scientifico e sui quali vige l’ordinanza del Dipartimento della Protezione Civile del 3 febbraio 2020, per i profili tecnico-scientifici e le valutazioni di adeguatezza e proporzionalità.

Si prevede altresì che i provvedimenti adottati in attuazione della citata disposizione siano pubblicati in Gazzetta Ufficiale e comunicati alle Camere, e che il Presidente del Consiglio o un Ministro da lui delegato riferisca ogni quindici giorni alle Camere sulle misure adottate. Il quadro sanzionatorio per la violazione delle misure di contenimento del contagio prevede prevalentemente sanzioni amministrative, pecuniarie e interdittive e – come già spiegato – solo nei casi più gravi una sanzione penale. In particolare si esclude che la violazione delle misure di contenimento comporti l’applicazione della pena prevista dall’art. 650 del codice penale. Viene dunque meno la contravvenzione per l’inosservanza degli ordini dell’autorità, punita con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 206 euro, già prevista dall’art. 4 del decreto legge n. 6 del 2020, che viene conseguentemente abrogato. Pertanto chiunque violi le misure di contenimento previste da decreti del Presidente del Consiglio, provvedimenti della Regione ovvero ordinanze del Sindaco è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma che va da 400 a 3.000 euro; la sanzione è aumentata fino a un terzo, quindi da 533 euro a 4.000 euro se la violazione avviene con l’utilizzo di un veicolo. Si applica altresì la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni per violazioni che riguardino specifiche attività ricreative, commerciali o professionali. S’introduce anche il nuovo reato contravvenzionale di inosservanza della quarantena: la sanzione per il nuovo reato è individuata attraverso un rinvio alla pena prevista per il reato contravvenzionale dell’inosservanza di un ordine legalmente dato per impedire l’invasione e la diffusione di una malattia infettiva sull’uomo, di cui all’art. 260 del Testo unico delle leggi sanitarie: essa consiste dunque nell’arresto da 3 a 18 mesi e nell’ammenda da 500 a 5.000 euro. A dirimere eventuali controversie in ordine alla giurisprudenza, il comma 8 regolerà i profili di diritto intertemporale con riguardo alle violazioni delle misure di contenimento legate all’emergenza commesse nel periodo intercorrente tra l’entrata in vigore del decreto legge n. 6 del 2020 e la sua abrogazione ad opera del decreto legge qui in esame. (Inform)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform