INTERVENTI
Elio Carozza (Pd): “Lingua e cultura: oggi al centro del confronto elettorale, domani delle scelte di governo”
BRUXELLES – Nello tzunami di annunci e dichiarazioni di candidati che ha investito la Circoscrizione Estero in queste settimane si stenta a trovare riferimenti programmatici non legati a fatti immediati e particolari. Si vede che la lezione berlusconiana di parlare alla pancia e alla tasca degli elettori ha fatto scuola, al di là dei suoi stessi confini politici. Ognuno in una competizione, naturalmente, sceglie le armi che ritiene più efficaci. Credo, tuttavia, sia un errore non approfittare della campagna elettorale e dell’attenzione che essa normalmente suscita per discutere i temi di fondo degli italiani all’estero e cercare di rispondere ad una domanda cruciale: dove sta andando la comunità italiana nel mondo?
Il governo di centrodestra in poco più di tre anni ha colpito pesantemente quello che nel campo delle politiche emigratorie e della rappresentanza il mondo dell’emigrazione aveva costruito in quarant’anni, con l’impegno volontario di singoli, di associazioni e di organizzazioni sindacali e politiche. Il governo Monti, a sua volta, ha fermato il declino, ma non ha invertito la rotta, com’è necessario fare al più presto. Sul voto degli italiani all’estero, dunque, incombono domande essenziali: quale prospettiva si prepara per gli italiani all’estero? come l’Italia nella pesante crisi che sta attraversando può giovarsi di questa vera e grande risorsa che ha nel mondo?
Nessuno sottovaluta l’importanza di interventi concreti sui problemi aperti, ma se per raccattare qualche voto in più rinunciamo a discutere della ricostruzione di una prospettiva generale per gli italiani all’estero, che tenga conto della devastazione di questi anni e della diminuzione delle risorse, non avremo fatto un bene ai nostri elettori, ai quali pure chiediamo fiducia e consenso.
Per quanto mi riguarda, prima di ogni altra cosa voglio dire che il nostro comune impegno di candidati dovrebbe riguardare la promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo. Senza questa leva strategica, capace di consolidare la nostra identità e di sostenere il nostro protagonismo in una realtà sempre più interculturale, la comunità italiana alla lunga è destinata a disgregarsi e a diventare subalterna.
Tagliare in questa legislatura il 70% dei fondi ad essa destinati è stato un atto di inaudita cecità; aprire, poi, una lacerazione interna al sistema di gestione misto, pubblico/privato, è stato un grave errore che ha offerto un alibi pericoloso al governo.
Personalmente non ho dubbi che in una prospettiva ragionevole è necessario puntare decisamente sulle risorse umane interne alla nostra comunità, purché adeguatamente formate per le importanti funzioni che debbono svolgere. Smantellare, però, un sistema consolidato dall’oggi al domani nei punti più qualificati e dire che le risorse ci sono già, basta toglierle a chi se ne approfitta, significa avallare la politica dei tagli e offuscare la centralità della lingua e della cultura italiana nelle politiche verso gli italiani all’estero.
Noi invece dobbiamo dire al governo, a qualsiasi governo, che i fondi messi a disposizione per la lingua e la cultura sono assolutamente inadeguati, una miseria se confrontati con quelli che paesi come la Germania, la Francia e la Spagna destinano allo stesso scopo, pur avendo comunità all’estero molto più piccole della nostra.
In secondo luogo, per trovare risorse adeguate ad un grande progetto di rilancio, è necessario rompere la gabbia settoriale in cui la lingua e la cultura italiana all’estero oggi sono rinchiuse; occorre, invece, considerale per quello che sono, vale a dire strumenti indispensabili per l’internazionalizzazione dell’Italia. Qualche passo in questa direzione è stato compiuto in alcuni provvedimenti degli ultimi mesi, ma in essi il riconoscimento di principio è stato sistematicamente vanificato al momento di passare dalla poesia alla prosa, dalle enunciazioni ai finanziamenti.
In terzo luogo, i soldi da soli non bastano se non sono accompagnati da una coraggiosa azione di riforma. Come Segretario del CGIE mi sono adoperato convintamente perché su questo si svolgesse un seminario di confronto e di approfondimento su una sostanziale riforma del nostro sistema di promozione della lingua e della cultura italiana all’estero. Ne condivido interamente le conclusioni. Noi dobbiamo mettere in linea il nostro sistema con il modello europeo (Germania, Francia e Spagna), creando un solo soggetto, autonomo e dotato di funzioni di programmazione e coordinamento degli interventi pubblici e privati, centrali e regionali. I primi passi in questa direzione, da fare subito, debbono riguardare il superamento della separazione e dell’incomunicabilità che oggi esistono tra le direzioni del MAE, tra questo e gli altri ministeri, tra lo Stato e le Regioni, tra i ministeri e le università e tra tutti e la Dante Alighieri. Soprattutto, fin dal prossimo anno formativo, è necessario rilanciare i Piani Paese, vale a dire la rilevazione dal basso delle esigenze in ogni nazione, che hanno dimostrato che se le nostre comunità sono adeguatamente sollecitate, sono capaci di seria collaborazione e di autogoverno.
Ecco, queste sono le mie idee su uno dei temi di prospettiva delle nostre comunità. Queste sono anche le coordinate che m’impegno a seguire nella mia azione parlamentare, se gli elettori mi riterranno meritevole della loro fiducia. (Elio Carozza*/Inform)
*Candidato dal Pd al Senato della Repubblica nella ripartizione Europa www.eliocarozza.eu