ITALIANI ALL’ESTERO
ROMA – Lo scorso 14 febbraio è stato approvato, a larga maggioranza, il progetto di legge il cui obiettivo è contribuire alla competitività del sistema emiliano-romagnolo promuovendo l’attrazione, la permanenza sul territorio e la valorizzazione di giovani talenti a elevata specializzazione. Una legge che mira a portare in Emilia-Romagna giovani con elevate competenze e fare restare quelli che già ci sono – perché nati in Emilia-Romagna o venuti a studiare in regione – e ad agevolare il rientro di chi ha scelto esperienze all’estero. Il testo di legge prevede un impegno condiviso di istituzioni pubbliche ed enti locali, università e centri di ricerca, imprese, professioni e organizzazioni sindacali, fondazioni e camere di commercio, per promuove l’apertura internazionale dei territori ed erogare un’offerta di servizi di livello europeo e internazionale. Ne hanno parlato nella puntata online di DossiER, il format di approfondimento online della Consulta degli Emiliano Romagnoli nel Mondo, Francesca Marchetti (Consigliera regionale Assemblea legislativa Regione Emilia-Romagna), Lara Porciatti (Unità Competenze e Territori ART-ER), Marco Fabbri (Presidente della Consulta ER nel Mondo), Valentina Stragliati (Vicepresidente della Consulta ER nel Mondo).
L’incontro è stato moderato da Gianfranco Coda (Consulta ER nel Mondo) che ha rimarcato come l’Emilia-Romagna sia la seconda Regione italiana per numero di espatri a partire dalla crisi finanziaria del 2008, mentre una recente statistica vede l’Italia come penultimo Paese europeo in termini di attrattività di studenti stranieri. La Consigliera Marchetti ha ribadito che si tratta di una legge unica nel panorama italiano ponendosi al centro di un dibattito nazionale, anche per quanto riguarda il tema degli investimenti nella ricerca. “L’idea nasce dalla convinzione di investire nel capitale umano e nelle competenze per proiettare la nostra Regione nel futuro”, ha spiegato Marchetti sottolineando come proprio la crisi demografica imponga l’utilizzo di strumenti per attirare giovani talenti dall’estero, attivi nei diversi settori compresi quelli dell’industria culturale. “Ci piace pensare a questa legge come a un qualcosa che chiude il cerchio: l’ambizione è fare dell’Emilia-Romagna una Regione della conoscenza, dove qualificare un sistema significa partire dalla qualificazione del capitale umano”, ha rilevato Marchetti parlando di servizi e di welfare da mettere a disposizione delle famiglie riferendosi anche agli strumenti integrativi già esistenti a livello europeo. Porciatti ha ricordato come l’iter sia nato da una serie di confronti con i corregionali residenti all’estero. Il tutto si è svolto attraverso un tour di eventi nelle principali capitali estere dove risiedono giovani discendenti emiliano-romagnoli, proprio per incontrarli. “E’stato dalle sollecitazioni arrivate da questo scambio che abbiamo iniziato a pensare a un programma che vedesse il tema della mobilità in maniera più ampia”, ha spiegato Porciatti parlando del programma International Talents Emilia-Romagna. “Ci sono dei passaggi necessari per il rientro anche di persone che provengono dal territorio che implicano l’interfacciarsi con diversi uffici. Per cui quello che facciamo nella costruzione dei servizi è avere un approccio internazionalmente definito ‘one stop shop’ ossia un’interfaccia unica”, ha spiegato Porciatti evidenziando l’importanza per chi volesse rientrare di vedere quali sarebbero le opportunità in linea con il percorso già compiuto per esempio all’estero dal punto di vista formativo o lavorativo. Fabbri ha rimarcato come sussistano problemi ancora strutturali in Italia a cominciare dalle disuguaglianze di genere passando per il trattamento salariale. Il progetto legislativo ha comunque coinvolto l’intero ecosistema composto da categorie datoriali, terzo settore e parti sociali. “Ho conosciuto famiglie, con bambini, che si sono trasferite qua apprezzando per esempio provvedimenti come i nidi gratuiti”, ha spiegato Fabbri evidenziando che invece altre persone hanno apprezzato “gli incentivi per le aree interne o di montagna”. “Siamo l’apripista sollecitando il governo a mettere ulteriore carne al fuoco”, ha commentato Fabbri puntando ad esempio agli incentivi verso percorsi formativi o di specializzazione. “In questo momento abbiamo difficoltà a reperire medici e sappiamo come nei prossimi anni, con il turnover dei pensionamenti, ci sarà un grosso vuoto nel settore di medici e infermieri”, ha aggiunto Fabbri parlando di vuoti anche nel settore turistico e ricettivo, ad esempio nella zona costiera, dovuti a questioni demografiche o magari di mancanza di ricambi generazionali. (Inform)