INTERVENTI
Il 9 febbraio, referendum in Svizzera “contro l’immigrazione di massa”
ZURIGO – Ci risiamo! La Destra conservatrice elvetica, rappresentata in Svizzera dall’Unione Democratica di Centro (UDC), ancora una volta chiama l’elettorato ad esprimersi il prossimo 9 febbraio con un referendum “contro l’immigrazione di massa”. Un referendum che, in questo caso, intende reintrodurre in Svizzera il sistema dei contingenti per tutte le categorie di lavoratori stranieri per gestire il flusso dell’immigrazione che, se approvato dagli elettori, rimetterebbe in discussione l’accordo sulla libera circolazione delle persone con l’Unione Europea entrato in vigore nel 2002.
Si, ci risiamo con il prendersela sempre con gli stranieri addebitando loro i problemi, veri o presunti, della Confederazione. Una vecchia abitudine questa, diventata una vera e propria ossessione della Destra di questo Paese se non, addirittura, la sua unica ragione di vita politica. Infatti si iniziò nel lontano 1970 con il referendum popolare contro inforestierimento della Svizzera lanciato dall’allora leader conservatore James Schwarzenbach, proseguendo poi con analoghe iniziative contro gli stranieri ancora nel 1974, 1977, 1988 e nel 2000, peraltro sempre tutte respinte dall’elettorato.
Dopo di che è certamente vero che nella Confederazione il numero degli stranieri è sempre stato molto elevato, con una percentuale che, nel tempo è arrivata nel 2013 al 23.3% della popolazione svizzera (cioè 1.884.860 stranieri su una popolazione autoctona di 6.173.259 persone), tanto che ci sarebbe da domandarsi (ma è meglio non darsi la risposta!) cosa accadrebbe in qualsiasi altro Paese europeo, anche in Italia, con un rapporto stranieri/autoctoni di questo livello!
Tuttavia, se oggi la Svizzera è annoverata tra i Paesi più ricchi al mondo e dove la qualità della vita la colloca ai primi posti, qualche merito lo avrà pure avuto anche l’immigrazione con in primis quella italiana che, ancora oggi, con 291.822 persone, è il gruppo etnico più numeroso (seguito da quelli tedesco e portoghese) e senza conteggiare i 277.298 doppi cittadini italo-svizzeri. Un merito che, peraltro, viene riconosciuto dalla maggioranza della popolazione e da quasi tutti gli economisti svizzeri e non solo.
Con tutto ciò, con l’avvicinarsi del 9 febbraio, il populismo dell’UDC – e la sua dispendiosa campagna pubblicitaria a sostegno della sua iniziativa referendaria – sembra far sempre più presa tra gli elettori scontenti, specie nelle zone rurali della Confederazione e nelle regioni di confine in cui operano moltissimi lavoratori frontalieri come, per esempio, in Ticino dove, secondo i sondaggi, sembrerebbero addirittura in vantaggio i sostenitori dell’iniziativa. Pertanto con questo trend, a pochi giorni dal voto, il vantaggio degli avversari dell’iniziativa dell’Unione Democratica di Centro, sempre secondo i sondaggi, si sarebbe molto assottigliato tanto da rendere incerto il risultato e da far incrociare le dita agli avversari dell’UDC ed ai quasi due milioni di immigrati che vivono e lavorano nel Paese, italiani compresi.
Infatti se venisse approvato il referendum, come ha ricordato in una intervista la vice presidente della Commissione Europea, Viviane Reding, verrebbe a cadere l’Accordo bilaterale tra Svizzera ed Unione Europea sulla libera circolazione delle persone del 2002 con i relativi altri accordi connessi e, sempre a parere della signora Reding, non è immaginabile che possano venire rinegoziati poiché gli Stati membri dell’UE non lo accetterebbero.
Morale, se nel referendum del prossimo 9 febbraio l’iniziativa dell’UDC venisse accolta sarebbe una vera e propria catastrofe per tutti: ovviamente per la Confederazione, quindi per tutti coloro che vi risiedono e lavorano ma, soprattutto, per gli immigrati ed infine anche per gli oltre 400.000 svizzeri che vivono e lavorano nei Paesi dell’Unione Europea!
Ma ci rifiutiamo di credere che possa esserci un simile esito del referendum perché confidiamo che anche questa volta, come nel passato, la saggezza del popolo e dell’elettorato elvetico avrà certamente il sopravvento sul tradizionale populismo e la xenofobia della Destra. (Dino Nardi* -Inform)
* Coordinatore UIM Europa e membro CGIE