direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Dino Nardi (UIM): Importante sentenza del tribunale federale elvetico, addio ai casi di “rentenneurose”

ITALIANI ALL’ESTERO

 

ZURIGO – Molti emigrati ed ex emigrati italiani in Svizzera (sicuramente i più anziani) si ricorderanno quando nella Confederazione si verificavano casi di lavoratori italiani che, dai medici fiduciari dell’Assicurazione Invalidità (A.I.), venivano spesso ritenuti affetti da “rentenneurose” (disturbi psicopatologici da desiderio di ottenere una rendita di invalidità) e quindi non invalidi ai fini della legge quando manifestavano forti dolori che, clinicamente, non erano però riconducibili ad una determinata malattia o infortunio. Era il caso, per esempio, di quanti accusavano il così detto “colpo della strega”, ovvero una lombalgia acuta con un dolore intenso localizzato nella bassa schiena. Oppure di quanti soffrivano di un ernia del disco che affliggeva la colonna vertebrale e che può generare dolori fortissimi. O, ancora, di coloro che lamentavano di avere forti emicranie (cefalee) causate, soventemente, da disturbi emotivi o da stress. Cioè tutti dolori che, molto spesso, non sono rilevabili clinicamente, quantomeno nella quantificazione della loro intensità e, quindi, in quale percentuale tali disturbi potevano rendere una persona inabile al lavoro. Tanto che raramente queste persone riuscivano ad ottenere dall’A.I. il diritto ad una rendita di invalidità, sia pure parziale, anche in fase di ricorso alle istanze superiori, come denunciava spesso lo stesso patronato ITAL UIL.

Ebbene, in futuro, anche queste tipologie di disturbi potranno essere prese in considerazione ai fini del riconoscimento di una situazione clinica invalidante. In tal senso il Tribunale Federale elvetico ha modificato la giurisprudenza con una sua recente sentenza con la quale ha stabilito che i casi di questa tipologia dovranno essere valutati singolarmente e non si dovrà più applicare, come nel passato, il principio secondo il quale i problemi psicosomatici possono essere superati da uno sforzo di volontà della persona che li manifesta per cui gli stessi non sono sufficienti per far valere un diritto alle prestazioni dell’A.I.. Morale: in futuro i medici e le Commissioni mediche dell’A.I. dovranno tener conto anche degli effetti di questi disturbi psicosomatici nel valutare le capacità a svolgere il suo lavoro nonché gli impegni della vita quotidiana da parte di un paziente e quindi nel valutare il diritto, o meno, ad una prestazione da parte dell’Assicurazione Invalidità.

Indubbiamente una buona notizia per tante persone affette da questi disturbi (o che lo potrebbero essere in futuro) ed un riconoscimento tardivo dei loro dolori e problemi di salute per quanti in passato, soprattutto emigrati italiani, si sono visti maltrattare e, comunque, disconoscere i loro problemi di salute da tanti medici di famiglia o specialisti e dalla stessa Assicurazione federale contro l’Invalidità. (Dino Nardi* /Inform)

* Coordinatore europeo UIM (uimeuropa@bluewin.ch )

 

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform