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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Di Maio “Serve subito una Difesa europea. Il G20 su Kabul si farà”

RASSEGNA STAMPA

Intervista del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale a “la Repubblica”

Il ritiro Usa da Kabul e ora l’accordo Aukus per la fornitura di sottomarini nucleari all’Australia da parte di Stati Uniti e Gran Bretagna «dimostrano l’urgenza di lanciare una vera Difesa Ue sostenuta da decisioni in politica estera che sfuggano al diritto di veto dei singoli governi». Ne è convinto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che in questa intervista a Repubblica annuncia: «Il G20 straordinario sull’Afghanistan (chiesto dal premier Mario Draghi, ndr) si terrà dopo l’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York».

L’accordo sui sottomarini nucleari tra Usa, Gran Bretagna e Australia è la seconda scelta strategica di importanza primaria, dopo il ritiro da Kabul, che gli americani prendono quasi senza consultare l’Europa. Come reagisce il nostro governo?

«Afghanistan e Australia rilanciano la grande urgenza di una Difesa europea che preveda anche un coordinamento dell’industria continentale. Sarebbe un passo quanto mai importante e necessario non per contrastare i nostri alleati, ma per avere più peso contrattuale. Nessuno di noi di fronte a Stati Uniti o Cina può pensare di competere come singolo Paese».

Ci sarà un consenso tra i 27 per arrivare alla Difesa europea, che poi ha implicazioni anche di politica estera?

«Il dibattito è appena ripreso, ma abbiamo segnali incoraggianti. Tuttavia non ci illudiamo che sarà semplice proprio perché quella sulla Difesa è una discussione legata anche alla politica estera. In questi due settori vogliamo arrivare a poter adottare decisioni a maggioranza, sfuggendo alla paralisi dei diritti di veto in mano ai singoli governi. Si tratta di una svolta storica e urgente che credo debba arrivare anche sulla Sanità».

Se qualche partner della Ue dovesse mettersi di traverso, pensa che la Difesa europea dovrebbe nascere tra un gruppo ristretto di Paesi tra cui l’Italia?

«Non voglio dirlo, spero di raggiungere un buon accordo a 27 su Difesa e politica estera. Certo, chi non ci starà farà un danno a se stesso e noto come i maggiori partner dell’Unione siano d’accordo sulla necessità di questo passo».

La Cina ha reagito duramente all’accordo Australia-Usa: quale sarà il futuro dei nostri rapporti con Pechino?

«Vale sempre il concetto del selective engagement: su temi come la lotta al terrorismo, cambiamenti climatici e sulle crisi regionali dovremo portare avanti una linea di collaborazione profonda. Tuttavia per l’Italia non esiste una alleanza alternativa a quella con gli Stati Uniti».

Gli Usa però escono da Kabul colpiti nella reputazione: come è possibile ricostruire una credibilità?

«Il coordinamento in corso in ambito Nato, G7 e G20 rappresenta il modo di uscire da questa crisi sia come singoli Paesi che come Alleanza. Dobbiamo interrogarci sugli errori commessi, ma non dobbiamo puntare il dito su un singolo Stato perché davvero poi l’Occidente rischia di uscirne con le ossa rotte».

Il G20 straordinario sull’Afghanistan al quale lavora Mario Draghi nella veste di presidente di turno si farà?

«Sì, il G20 si farà dopo l’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York dove andrò la prossima settimana. A margine dell’Assemblea Onu, tra l’altro, ci sarà un incontro del G20 a livello ministri degli Esteri proprio per preparare il Vertice straordinario tra leader. Abbiamo chiesto anche la partecipazione delle agenzie Onu e delle organizzazioni umanitarie coinvolte in Afghanistan. Dobbiamo rafforzare la sicurezza internazionale con la lotta al terrorismo, anche proteggendo i paesi limitrofi che rischiano di subire la crisi afghana. Dobbiamo poi fornire assistenza ai rifugiati e agli sfollati in maniera coordinata, garantendo la mobilità e la sicurezza delle persone».

Il nostro giornale ha lanciato sosafghanistan@repubblica.it, una iniziativa per salvare gli afghani che vogliono lasciare il loro Paese dopo il ritorno dei talebani: il governo italiano li aiuterà?

«Sì, quando due settimane fà sono andato in visita nei Paesi limitrofi all’Afghanistan, oltre a lavorare al rafforzamento della nostra intelligence contro il terrorismo abbiamo iniziato a pianificare un supporto logistico per le evacuazioni. Le partenze sono riprese con i voli del Qatar sui quali abbiamo trasferito le persone che erano sulle liste italiane. Continueremo a farlo e il G20 rappresenta l’opportunità proprio per coordinare questa azione in maniera strutturata. Certo è che non daremo mai ai talebani le liste delle persone da evacuare, diventerebbero delle killing list. È incoraggiante che il commissario Unhcr Filippo Grandi sia andato in Afghanistan per verificare la situazione umanitaria e che l’organizzazione resti nel Paese insieme ad alcune Ong».

Sarebbe più facile riconoscere il governo talebano se al suo interno venisse ridimensionato il ruolo dei terroristi, diciamo del network Haqqani?

«Per tutta la comunità internazionale quello del riconoscimento non è un tema sul tavolo e lo vedo molto lontano».

È preoccupato per le elezioni in Libia previste per il 24 dicembre? Si terranno?

«Deve essere chiaro che le elezioni sono volute e sono richieste dal popolo libico. C’è un popolo che vuole normalità e non tenere le elezioni potrebbe esporre il Paese a una nuova fase di violenza, di instabilità. La settimana prossima a New York presiederemo insieme a Francia e Germania un evento di alto livello sulla Libia proprio perché siamo molto preoccupati dai tempi che si stanno accorciando mentre le varie parti libiche non riescono a trovare un accordo sulla legge elettorale e sul bilancio».

State seguendo il processo a Patrick Zaky? Quali sono i messaggi al governo egiziano?

«Il nostro auspicio ovviamente è che il processo si svolga rapidamente e che si concluda con una sentenza che restituisca a Patrick la libertà che gli è stata sottratta. Abbiamo attivato sia la nostra ambasciata al Cairo sia le ambasciate europee».

È in contatto con le autorità israeliane per una soluzione al caso di Eitan?

«La Farnesina sta seguendo con la massima attenzione il caso. Lo stiamo facendo in raccordo con la nostra ambasciata a Tel Aviv e con le altre amministrazioni competenti. Nell’interesse del minore abbiamo richiesto la collaborazione delle autorità di Israele: ci attendiamo piena cooperazione».

Un altro dossier caldo è quello iraniano: arriverà un accordo per rimettere in piedi l’accordo sul nucleare (Jcpoa)?

«Russia e Stati Uniti hanno la stessa intenzione di riattivare il Jcpoa: sarebbe un grande risultato. Siamo fiduciosi che si possa arrivare a un accordo anche dopo le elezioni in Iran e l’arrivo di una leadership politica più “vocale” verso gli americani».( Alberto D’Argenio e Vincenzo Nigro – la Repubblica del 17 settembre 2021)

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