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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Dantedì, il ricordo del Sommo Poeta nell’incontro online organizzato dalla società Lectura Dantis Metelliana e dal Cgie

CGIE

 

ROMA – Il occasione del Dantedì si è tenuto on line il webinar dal titolo “O somma luce… fa la lingua mia tanto possente”. Un evento organizzato dalla società Lectura Dantis Metelliana presieduta da Marco Galdi e dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero. E’ stata anche l’occasione per la presentazione di una proposta editoriale che ha coinvolto circa cento dantisti e classicisti, ma anche storici dell’arte che hanno analizzato le più famose ed espressive frasi dantesche: l’opera editoriale è il volume ‘Citar Dante’ della ETP Books, dedicato ai tre fondatori della Lectura Dantis Metelliana nonché a due dantisti come Emilio Pasquini e Andrea Battistini. Lucia Criscuolo, studiosa della Lectura Dantis Metelliana, ha ricordato che il primo elemento che ci fa sentire vicini alla poesia dantesca è quello dell’affrontare l’ignoto, che è poi uno degli elementi che accomuna i connazionali all’estero.

Luigi Maria Vignali, Direttore Generale per gli Italiani all’Estero del Maeci, ha ricordato come questa giornata di celebrazione dedicata a Dante Alighieri veda la Farnesina partecipare con circa 500 iniziative in tutto il mondo attraverso la rete delle ambasciate e dei consolati e il momento clou sarà quello della Settimana della Lingua Italiana del 18-24 ottobre dedicata proprio a Dante. Vignali ha evidenziato il grande contributo fornito dal Cgie e dai Comites per la riuscita di queste celebrazioni che riconoscono la figura di Dante come rappresentativa del genio italiano e del nostro patrimonio nazionale. Vignali ha voluto sottolineare in particolare le iniziative portate avanti dai Comites di Bruxelles e Genk in Belgio con incontri di tipo multidisciplinare che coinvolgono cinema, musica, teatro e arte. “Abbiamo proposto come Farnesina gli eventi per ‘Dante 700’ nel mondo perché capiamo quanto Dante sia importante per la nascita della cultura italiana e per la creazione della nostra lingua come identità nazionale: Dante è colui che, con le sue parole, ha impastato la nostra storia”, ha spiegato Vignali evidenziando proprio come Dante rappresenti meglio di chiunque altro il genio e il talento italiano nonché tutto il nostro patrimonio che ritroviamo all’estero. “Fuori dall’Italia questa è una carta da giocare per promuovere il nostro Paese e quindi la cultura e l’economia; con le nostre comunità all’estero la figura di Dante ha un rapporto importante perché anche lui era un esule e lo raccontava con struggente ricordo nei suoi scritti nei quali si riferiva alla patria lasciata, desiderando il ritorno a Firenze”, ha aggiunto Vignali parlando di Dante come “cittadino del mondo” che è riuscito, pur nella condizione difficile nella quale viveva, ad “allargare gli orizzonti spirituali, poetici ed umani”. Dunque un Dante Alighieri che va visto come “indomito fiorentino ed italiano ma allo stesso tempo come figura cosmopolita che ha fatto della ‘Commedia’ un cammino come metafora della vita”, ha concluso Vignali sottolineando con una citazione che “leggere dante è un dovere, rileggerlo è un bisogno, sentirlo è un presagio di grandezza”.

Michele Schiavone, Segretario Generale del Cgie, ha a sua volta ricordato la pubblicazione del volume ‘Citar Dante’. “Celebriamo il settimo centenario dantesco e la seconda edizione del Dante Dì consapevoli del valore della sua opera nel quotidiano e tutti noi siamo debitori del suo genio e lo dimostrano le iniziative presenti ovunque nel mondo. Dante è artefice della nostra lingua e ha trasmesso l’idea della nazione così come il senso di patria che era fino a quel momento utopico. Noi italiani siamo portatori dello stile di vita e del modo di stare nel mondo forgiati dai valori che si ritrovano in Dante, in una poesia sublime che esprime il bello e lo stile che oggi ispirano moda, arte, design. La sua prosa è recepita nelle buone maniere con cui si presentano i tesori del nostro Paese, nelle città d’arte e nei siti turistici della Penisola impregnati dell’ospitalità e dello stile nostrano”, ha spiegato Schiavone che vede nella ‘Commedia’ una fonte che aiuta a ritrovare il senso della vita. Schiavone ha anche evidenziato il legame tra l’opera e la vita di Dante con quella degli italiani all’estero: “Dante ha vissuto come noi il duro distacco dalla terra d’origine e nel suo caso c’è stato un esilio dovuto a vicende politiche”, ha aggiunto il Segretario Generale del Cgie ribadendo il concetto per cui Dante ha unificato il Paese con una lingua che ha affinato proprio durante l’esilio, quando dibatteva la scelta tra lombardo o romagnolo e facendo infine ricadere il tutto sul fiorentino, dedicandogli il suo capolavoro – la Divina Commedia – che è la summa del pensiero e delle virtù dell’animo italiano. Schiavone ha espresso soddisfazione per lo straordinario entusiasmo intorno alle celebrazioni: dalla Società Dante Alighieri, alle associazioni e alle istituzioni straniere come il Forum degli italiani in Svizzera o le università francesi. “Caratteri e valori della civiltà europea” ma anche “insegnamenti per un mondo libero, aperto, democratico e plurale per essere cittadini del mondo”, questi sono i valori danteschi secondo Schiavone che invita ad esserne degni discendenti “per poter tornare a riveder le stelle”. Schiavone ha invitato infine a pensare ad altri appuntamenti fino a fine ottobre – cioè fino alla Settimana della Lingua Italiana – per parlare di Dante analizzando e proponendo temi che interessano le comunità degli italiani all’estero.

Irene Chirico, Università di Salerno, ha parlato di significato politico e patriottico perché il programma che Dante affida al volgare, come detto nel ‘Convivio’, è laico e progressivo per arrivare lì dove il latino non poteva più, ossia portare la sapienza in ambienti che fino a quel momento non ne avevano goduto: il diritto a cultura e conoscenza tramite una nuova lingua. “Profetico fu il sogno di una lingua italiana: questa sarà luce nuova e Sole nuovo in sostituzione dell’usato Sole, cioè di quel latino che non parlava più alla gente”, ha spiegato Chirico citando lo stesso Dante che si proclamava non solo poeta di Firenze ma dell’Italia nel suo insieme. “Nell’opera ‘De Vulgari Eloquentia’ Dante ci ricorda l’apporto della lingua per pesare e misurare le nostre azioni di italiani: la lingua come portatrice di valori eterni”, ha aggiunto Chirico. Luca Serianni, Università La Sapienza di Roma , ha ricordato come, diversamente da Petrarca e Boccaccio, il peso di Dante nella letteratura nell’immediato sia stato ridotto seppur in presenza di imitatori della ‘Commedia’ e addirittura nel periodo compreso tra ‘600 e ‘700 Dante venne considerato quasi superato. “Diverso fu invece il suo apporto, fondante, nell’uso della lingua come dimostrato dal linguista Tullio De Mauro che ha preso in esame un segmento di dizionario antico verificando quanto ne sopravvive nell’italiano moderno: si arriva all’80% se prendiamo le parole usate da Dante e spesso usate per la prima volta e definibili come dantismi”, ha spiegato Serianni. Elena Lombardi, Università di Oxford, ha parlato di Dante come patrimonio e cittadino del mondo, tradotto e studiato in molte lingue. “In ‘Vita Nova’ Dante va in difesa del volgare e inizia a parlare seriamente di lingua dopo l’esilio nel ‘Convivio’ e nel ‘De Vulgari Eloquentia’: qui si concentra sull’idea del volgare illustre che è come un distillato delle varietà locali”, ha spiegato Lombardi che ha ricordato la ricchezza del plurilinguismo dantesco. In conclusione dell’evento, alcuni consiglieri del Cgie da vari Paesi del mondo si sono alternati nella lettura di alcuni versi danteschi: Riccardo Pinna (Sudafrica), Guglielmo Rucci (Argentina), Aniello Gargiulo (Cile), Granfranco Sangalli (Perù), Luigi Billé (UK), Eleonora Medda (Belgio), Simonetta Del Favero (Germania), Luca Tagliaretti (Estonia), Marco Nobili (Segretario esecutivo Cgie), Daniela Magotti (Italia). (Simone Sperduto/Inform)

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