direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Dall’Associazione Bellunesi nel Mondo l’incontro “Il disastro minerario di Monongah. Il riscatto sociale degli italiani all’estero e il ruolo delle donne, tra sacrifici e tradizioni”

ASSOCIAZIONI

La tragedia del 1907 nel West Virginia causò la morte di 362 persone

 

BELLUNO – Si è tenuto nei giorni scorsi un incontro a Belluno con Gianni Meffe (Associazione “Monongah” e CTIM), organizzato dall’Associazione Bellunesi nel Mondo in collaborazione con la Biblioteca delle Migrazioni “Dino Buzzati”, per commemorare la tragedia di Monongah che nel 1907 nel West Virginia (USA) provocò la morte di 362 persone (alcune erano addirittura degli adolescenti) tra cui 171 italiani: tra loro il bellunese Vittorio Da Vià, di Domegge di Cadore. Si è parlato del disastro minerario di Monongah nella prospettiva anche del riscatto sociale degli italiani all’estero e del ruolo delle donne, tra sacrifici e tradizioni.  “Per l’Associazione Bellunesi nel Mondo è un dovere ricordare queste immani tragedie sul lavoro –  le parole del Presidente ABM Oscar De Bona – e per il disastro di Monongah, di cui vi è uno spazio anche all’interno del MIM Belluno (Museo interattivo delle Migrazioni) stiamo valutando un progetto da realizzare entro la fine del 2022 assieme all’Amministrazione comunale di Domegge di Cadore”. De Bona ha parlato del necessario inserimento dei fatti della tragedia di Monongah nei libri di scuola. Gianni Meffe ha definito quella di Monongah come “la più grande tragedia nell’emigrazione italiana” della quale però fino all’organizzazione del centenario si sapeva ben poco. Meffe ha ascoltato alcune storie narrate in alcuni comuni molisani colpiti dalla tragedia e ha iniziato ad appassionarsi della vicenda. Il Presidente dell’Associazione “Monongah” ha voluto ricordare l’interesse posto nella vicenda dal giornale Gente d’Italia e, a suo tempo, anche da Mirko Tremaglia. “E’ stata importante la presa di coscienza di dover creare un ponte nella memoria tra quell’emigrazione e le nuove generazioni”, ha spiegato Meffe ricordando come i numeri dell’emigrazione italiana continuino incessantemente ad essere di un livello assai consistente. “In occasione del centenario è stato fatto un lavoro certosino e sappiamo chi erano e che percorso hanno compiuto quei migranti”, ha quindi evidenziato Meffe sottolineando come questo lavoro abbia riguardato molto da vicino il Molise. E’ stato menzionato il ruolo determinante svolto dalle donne in questa come in altre storie di emigrazione italiana. Andando oltre gli stereotipi negativi e altre forme di ghettizzazione degli emigrati, Meffe ha tenuto a precisare come sia necessario invece mettere sotto la lente di ingrandimento “il valore aggiunto dato dagli italiani alle comunità che li hanno ospitati”. E’ stato proiettato un documentario dal titolo “Monongah, 100 anni di oblio”: nel villaggio di Monongah alla fine di una strada di campagna c’è un cimitero con le lapide consumate dal tempo. Il professore Paul Rakes spiega nel documentario che l’esplosione fu terribile con i carrelli della miniera distrutti e pezzi di cemento ovunque: macerie pesantissime che bloccarono l’entrata. Il monossido non lasciò alle persone l’ossigeno necessario per respirare. (Inform)

 

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