RASSEGNA STAMPA
Fallita l’ultima mediazione. In Direzione 136 sì al segretario, 16 no e 2 astenuti
ROMA – Matteo Renzi apre la crisi di governo. Enrico Letta si arrende: domani andrà al Quirinale per dimettersi. La direzione del Pd approva il documento che chiede una «fase nuova, con un nuovo esecutivo» con 136 voti a favore, 16 voti contrari e 2 astenuti.
L’ESCALATION
Fallita l’ultima mediazione si va verso un cambio alla guida del governo. Il segretario del Pd si è presentato in direzione per illustrare il suo programma: «Nuovo governo fino al 2018 con al centro le riforme». Poco dopo il voto il premier ha fatto sapere che domani consegnerà le dimissioni nelle mani di Napolitano.
RENZI: “PAGINA NUOVA”
«Non faremo processo al governo, ma se siamo in condizioni di aprire pagina nuova» ha detto il sindaco prendendo la parola in direzione. «Non si tratta di staffetta o non staffetta. Staffetta è quando si va nella stesa direzione e alla stessa intensità, non quando si prova a cambiare ritmo» ha aggiunto.
“VOTO? NON RISOLUTIVO”
«La strada delle elezioni ha una suggestione e un fascino». Ma «ancora oggi non abbiamo una normativa elettorale in grado di garantire la certezza della vittoria». Avrebbero un «valore purificatore» ma «in questo momento non riuscirebbero a risolvere i problemi nel Paese». «L’altra, quella di un nuovo governo, è una scelta azzardata ma può avere senso se hai il coraggio di dire alle realtà europee che l’obiettivo è il 2018 con riforme elettorali, costituzionali ed il tentativo di cambiare le regole a partire da una burocrazia opprimente».
“NESSUNA POLEMICA CON LETTA”
«Il rilancio radicale che immaginiamo non suoni come polemica verso Letta né dal punto di vista personale nei confronti di Enrico né verso il governo che ha affrontato momenti di grande incertezza e turbolenza nell’ultimo anno» ha aggiunto Renzi . «Parlano dell’ambizione smisurata di Renzi, del Pd. Vi aspetterete che smentisca queste parole e invece non lo faccio. Dobbiamo avere un’ambizione smisurata. Il segretario, come l’ultimo delegato». Quanto all’impegno del Pd il segretario spiega come il partito debba «mettersi in gioco con un elemento di rischio personale. Ma chi fa politica ha il dovere di rischiare in alcuni momenti. Vale anche per me». E ancora: «Non è un rischio personale, è il rischio del Pd» che deve «prendersi la responsabilità di ciò che sta accadendo».
CUPERLO: “SPERAVAMO DI NON VOTARE MA DIREMO SI”
«Assumiamo la linea politica indicata dal segretario, avevamo auspicato che non ci fosse un voto per evitare ulteriori lacerazioni ma di fronte alla necessità di esprimersi sul documento, proposto dal segretario, voteremo a favore. Ritengo necessario evidentemente che il Pd poi, in direzione e nei gruppi, discuta di contenuti e dei programmi». Così Gianni Cuperlo ribadisce la linea della minoranza Pd. «L’introduzione di Matteo ha indicato un percorso e chiesto un mandato. Non possiamo sottrarci dal dare una risposta. Ma arriviamo a questo passaggio con grande preoccupazione. Il segretario ha illustrato i motivi per cui ritiene che serva una discontinuità, il che è la richiesta di aprire una stagione nuova. Penso che sia giusto prenderne atto, ma è altrettanto doveroso farlo con la prudenza necessaria. Dalla palude spero che si esca non con un’accelerazione ulteriore ma con unità del partito».
MEDIAZIONE FALLITA
Nell’incontro di questa mattina a Palazzo Chigi il portavoce della segreteria Pd Lorenzo Guerini e il capogruppo Luigi Zanda avrebbero offerto al premier il ministero dell’Economia. Ma la notizia è stata smentita poco dopo da una nota dell’ufficio stampa Pd. Letta ha poi fatto sapere che non avrebbe partecipato alla direzione: «Carissimi – scrive in una nota – penso che, in una giornata importante come questa, sia fondamentale che la discussione si sviluppi, e le decisioni conseguenti siano assunte, con la massima serenità e trasparenza. Per questo preferisco aspettare a Palazzo Chigi le determinazioni che verranno prese». (La Stampa.it, 13 febbraio 2014)
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