direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Da Inps e Fondazione Migrantes, a Roma il Convegno “@Migrazione, da fenomeno sociale a fattore identitario”

ITALIANI ALL’ESTERO

 

ROMA – Si è tenuto a Roma, Presso il Palazzo Wedekind,  il convegno “Migrazione: da fenomeno sociale a fattore identitario” promosso e organizzato da INPS e Fondazione Migrantes. L’apertura dei lavori è stata affidata al Presidente dell’INPS, Gabriele Fava il quale ha ribadito come questa tematica non possa essere affrontata solo mediante numeri e statistiche, ma “deve essere approfondita tenendo presenta che alla base ci sono scelte personali, storie di vita e spesso di sacrifici”. Fava ha ribadito che normalmente, quando si pensa alla tematica dei movimenti migratori, viene in mente per prima cosa la migrazione in entrata, “ma la storia ci racconta che gli italiani sono stati e continuano ad essere un popolo di migranti” che sono arrivati in ogni parte del mondo ed “hanno contribuito a valorizzare le terre ospitanti con l’apporto della nostra cultura e delle nostre tradizioni”. Fava ha poi ricordato che in Italia sono presenti 2.4 milioni di occupati stranieri come segnato dal rapporto “gli stranieri e il mercato del lavoro in Italia” del 2024 a cura del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Il settore con una maggiore incidenza di occupati stranieri è quello che riguarda servizi personali e collettivi (30,4%), seguito da agricoltura (18%), ristorazione e turismo (17,4%) e costruzioni (16,4%). Il presidente di INPS ha inoltre ricordato come nell’ultimo anno siano stati attivati 2.5 milioni di rapporti di lavoro con cittadini stranieri (+ 4,7% rispetto al 2022), concentrati soprattutto nel settore dell’agricoltura e in quello delle costruzioni. Considerati i dati riportati, Fava ha parlato di una “possibile e auspicabile integrazione qualificata”. “Laddove oggi registriamo una richiesta o un fabbisogno del tessuto produttivo – ha aggiunto Favi – se manca manodopera qualificata, andiamo ad intercettarla ed integrare nel settore produttivo in maniera chiara e regolare”. Riguardo all’analisi dei pagamenti delle pensioni all’estero Fava ha richiamato all’attenzione il fatto che essa si trasforma in un’analisi “del frutto di scelte operate nel passato, più o meno recenti”. In conclusione Fava ha rilevato che ’obiettivo di INPS che è quello di “consentire al lavoratore migrante di affrontare con serenità il trasferimento e l’inizio di una nuova attività lavorativa”. In ultima analisi, il presidente di INPS ha anche richiamato le due ondate migratorie italiane, la prima verificatasi nel secondo dopoguerra fino agli anni 70 e la seconda da 2007 in poi che hanno generato tipologie pensionistiche diverse.  Il direttore di 9Colonne, Paolo Pagliaro, ha incentrato il suo intervento sulla dimensione demografica. “40 anni fa c’erano 15 milioni di bambini e adolescenti, oggi sono 10; i pensionati erano un quarto della popolazione, oggi sono un terzo” ha esordito Pagliaro.  L’inverno demografico italiano è stato presentato dal direttore come un elemento che va a colpire il lato previdenziale quando i “pochi si troveranno a pagare le pensioni e garantire le cure ai molti”.  Pagliaro ha anche segnalato che il 2024 sarà il sedicesimo anno consecutivo di contrazione delle nascite, rilevando  il problema connesso dello spopolamento dei borghi molti dei quali adesso si trovano in difficoltà. Riprendendo il rapporto della Fondazione Migrantes sugli italiani nel mondo, Pagliaro ha ricordato come l’Italia fuori dall’Italia sia l’unica che continui a crescere. “Dal 2006 gli italiani residenti all’estero e iscritti all’AIRE sono raddoppiati ed hanno superato i sei milioni, circa il 10% della popolazione italiana”, ha ricordato il direttore.  Per Pagliaro, spostarsi nell’epoca contemporanea è una cosa normale dato anche che l’estero ha “sostituito l’ascensore sociale, meccanismo che in passato ha consentito a tanti giovani il cambiamento in un’Italia caratterizzata da una società dinamica ed in crescita”. Secondo il direttore però è meno normale “che non si voglia o non si possa tornare. Uno spreco di capitale umano, usando un linguaggio economico, e un danno al sistema previdenziale che si trova privato dei contributi dei giovani con competenze che se ne vanno”. In conclusione, per il direttore di 9Colonne “una migrazione governata e integrata si propone come condizione necessaria per arrestare il declino demografico, rispondere alle richieste di manodopera e ridurre spopolamento”.  Successivamente anche la sociologa Delfina Licata, della Fondazione Migrantes, ha ribadito come la sola Italia in crescita sia quella fuori dai confini nazionali. La dottoressa Licata ha rimarcato come il nostro paese sia strutturalmente legato ai movimenti migratori in entrata ed in uscita, in un’epoca che viviamo chiamata epoca delle migrazioni.  Il legame con i movimenti migratori dell’Italia non è però dovuto, secondo la ricercatrice, tanto alle persone di altra nazionalità che decidono di trasferirsi nel nostro paese, quanto alle migliaia di italiani partiti alla volta di altri paesi

“Dal 2012 al 2022 un milione e mezzo di stranieri sono divenuti italiani e 146 mila sono poi andati all’estero. Dal 2006 ad oggi la crescita della presenza italiana all’estero è raddoppiata” ha specificato la dottoressa Licata.

Tra i numeri citati dalla ricercatrice di Migrantes, sono quasi 100mila gli italiani che ogni anno spostano la residenza per motivi di espatrio di cui la metà ha tra i 18 e i 34 anni, un 23% ha tra i 34 e i 49 anni mentre il 14% sono minori.

Tra i partenti italiani la maggior parte sono quindi giovani, “non tutti altamente qualificati o iper specializzati come ci ha abituato a pensare la narrazione che si fa della migrazione”. I giovani lasciano quindi l’Italia “delle fragilità” per un estero delle “opportunità”. La ricercatrice ha poi messo in luce la crescita della forte componente femminile nella migrazione italiana. Se infatti dal 2006, gli italiani all’estero sono cresciuti del 97%, la presenza delle donne è praticamente raddoppiata. Riprendendo il tema della differenza nelle ondate migratorie preso in esame da Pagliaro, Licata ha richiamato l’attenzione sulle regioni di partenza dei migranti italiani: nell’ordine Lombardia, Veneto e Sicilia.  In conclusione la ricercatrice della Migrantes si è concentrata sulla migrazione degli over 65enni cresciuta del 12,9%. “La mobilità previdenziale quasi annullata dal Covid è quindi ripresa. Gli anziani italiani, superato lo shock della pandemia globale, si stanno riprendendo il loro spazio di libertà e di movimento, muovendosi per nuovi progetti di vita oltre confine”. Tra le motivazioni citate dalla sociologa anche una “sorta di migrazione di ritorno” per tornare nel paese dove si è lavorato per anni e dove si sono cresciuti i figli e sono nati i nipoti.  Toni Ricciardi, deputato Pd, eletto nella ripartizione Europa, e storico delle migrazioni all’Università di Ginevra, si è soffermato invece sul “rimborso postumo” che riguarda coloro che, dopo una vita passata all’estero per motivi professionali, scelgono di tornare nel paese d’origine. “10miliardi di euro l’anno – ha  rilevato il deputati – entrano in Italia” come pensioni, ma “non tutto transita tramite l’Inps”. “Abbiamo quindi un patrimonio di risorse che entrano e rientrano il più volte in piccoli comuni” ha aggiunto Ricciardi. “Quel contributo che viene dato a questi piccoli comuni fa la differenza”. Il deputato del Pd ha poi ricordato alcuni accordi bilaterali sulla migrazione siglati dall’Italia: 1946 Belgio – Canada, 1947 Francia, 1948 Svizzera 1955 Repubblica Federale Germania. In proposito Ricciardi si è soffermato proprio sulla Svizzera, che nel 1958 è divenuta un grande attrattore di migranti italiani. “Fino al 1970 ha assorbito circa la metà delle uscite dall’Italia”. Tra i numeri menzionati da Ricciardi i circa due miliardi e cento in previdenza che entrano dalla Svizzera, “rispetto ai 120 milioni che l’Italia paga di pensioni in Svizzera”.  Tracciando un identikit di queste persone, il deputato ha richiamato gli over 70, già citati dalla dottoressa Licata, i quali, dopo essere rientrati e rimasti soli si ricongiungono con le famiglie rimaste nel paese nel quale avevano vissuto l’esperienza migratoria.  Al secondo posto in questa classifica troviamo la Germania che paga invece poco più di un miliardo di euro in pensioni all’Italia che di contro paga 108 milioni. A seguire, dopo Svizzera e Germania, la Francia, il Belgio e poi il Canada. In chiusura, Ricciardi ha voluto riportare qualche esempio pratico: “nella provincia di Avellino sui 38 milioni di euro di pensioni erogate, 22 provengono dalla Svizzera”, mentre a Bergamo su 134 milioni di euro di pensioni che si pagano, 72 provengono dalla confederazione svizzera. A seguire è intervenuta Susanna Thomas, della Direzione Centrale Pensioni Inps.  “Dal 2010 abbiamo riscontrato numeri significativi dei pensionati che si recano all’estero , con un primo picco nel 2019”, un naturale decremento negli anni della pandemia e un successivo picco nel 2023 con 5.536 pensionati partiti.  In proposito Thomas ha precisato che “aumentano le partenze solo dei pensionati stranieri, mentre si riducono quelle degli italiani (24% in meno dal 2019 al 2023)”. I pensionati italiani, ha rimarcato Thomas, partono per ricongiungimento familiari o per i vantaggi economico-finanziari offerti dal paese. Rispetto al passato però la migrazione non ha le connotazioni di una stabilizzazione nel paese ospitante, ma mantiene una dimensione più dinamica dovuta sia ai mezzi di trasporto, al cambio di mentalità e soprattutto l’avvento di Internet. “Il futuro migrante può avere a disposizione qualsiasi informazione sul paese di destinazione, costruendo, prima della partenza anche relazioni sociali” ha aggiunto Thomas. Inoltre il vantaggio di una video chiamata e di potersi sentire anche via telefono può ridurre il senso di distacco e di disagio creato dalle partenze, oltre al vantaggio offerto dallo smart working.  Anche riguardo alla motivazione economico-finanziaria si può notare un calo di partenze, dovuto in parte anche ai cambiamenti avvenuti in Spagna e soprattutto in Portogallo. Il paese iberico che ha limitato nel 2023 e eliminato i vantaggi fiscali nel 2024 ha visto un tracollo: 114 partenze nel 2023 rispetto alle oltre 700 nel 2019.  In conclusione Thomas ha rimarcato l’importanza di capire le motivazioni che spingono i pensionati stranieri a tornare nel paese di origine. “Per molti di questi migranti tornare potrebbe dire rinunciare alla tutela dei diritti fondamentali protetti in Italia, al sistema di Welfare”. Massimo Colitti, Dirigente Area Pensioni in regime internazionale e pagamento delle pensioni all’estero dell’INPS ha fornito un intervento maggiormente tecnico e legato a numeri e dati. “Nel 2023 le pensioni pagate all’estero dall’INPS sono state oltre 310.000, per un importo complessivo di circa 1.6 miliardi di euro e rappresentano il 2,3% del totale delle pensioni erogate dall’Istituto”. L’erogazione delle pensioni all’estero interessa 160 paesi, con una maggiore focalizzazione in Europa con 185mila pensioni pagate, pari al 65% delle pensioni pagate all’estero dall’INPS, a cui segue l’America Settentrionale con il 21%, l’Oceania con il 10% e America Meridionale con il 7%.  Tra i paesi in cui l’INPS paga più pensioni in Europa Colitti ha menzionato la Germania con 49mila pensioni, la Francia con 30mila pensioni e la Svizzera con 28mila pensioni, mentre oltre oceano il Canada con 38mila pensioni e l’Australia con 30mila. “Il pagamento delle pensioni all’estero viene affidato ad una banca, CitiBank” ha aggiunto Colitti. “Nell’ultimo quinquennio si è registrata una diminuzione del 6,7% del numero delle pensioni pagate all’estero dovuta soprattutto a un forte decremento del numero dei pagamenti nei paesi di antica emigrazione: America meridionale (Argentina, Brasile), America settentrionale (Canada, Stati Uniti) e Oceania dove le pensioni sono diminuite rispettivamente del 31% in America Meridionale e del 19% negli altri due continenti”, ha rimarcato Colitti. Questi dati si riferiscono ad aree geografiche che ospitano i pensionati più anziani e quindi una diminuzione in questo senso è fisiologica. Il decremento appena citato non è stato però compensato dal forte “incremento del numero di pagamenti di pensione in Europa, Asia” e altre aree oggetto della nuova emigrazione: in Europa (+ 4,5%), Asia (+ 39%), Africa (+ 34%) e America centrale (+ 22%).

Altra differenza negli importi: “mentre nelle aree continentali di vecchia emigrazione si registra una diminuzione dell’importo delle pensioni dovuto alla prevalenza della pensione superstite, nelle aree di nuova emigrazione abbiamo delle pensioni che sono erogate a soggetti che hanno un’età media più elevata e quindi percepiscono pensioni dirette di vecchiaia” ha aggiunto Colitti. “Solo il 26% delle pensioni è pagato agli stranieri” ha precisato il dirigente INPS.

Tra le statistiche maggiormente significative, Colitti ha esposto una contrapposizione tra i dati dei paesi di vecchia immigrazione nei quali si è registrata una diminuzione significativa delle pensioni (meno 18% in Canada, meno 20% in Canada e meno 39% in Argentina e meno 32% in Venezuela) e i dati relativi ai paesi di nuova generazione: più 122% in Romania, più 300% in Ucraina, 215% in Moldavia. Nel suo intervento il dirigente INPS ha esposto anche le tipologie di pensioni pagate dall’Italia all’estero. “Pensioni in regime nazionale e pensioni in regime internazionale”. Le prime sono liquidate sulla base dei periodi assicurativi italiani, mentre le seconde totalizzando i periodi assicurativi italiani con quelli esteri. “La totalizzazione quindi è un istituto di grande importanza” ha aggiunto Colitti. 681mila sono le pensioni in regime internazionale e di queste 245mila sono pagate all’estero per un importo superiore a 562 milioni di euro. Le pensioni in regime internazionale sono, per la maggior parte, pensioni in regime Ue (469.000 su 681mila).

Le conclusioni sono state affidate al Mons. Pierpaolo Felicolo, Direttore Generale della Fondazione Migrantes che ha esposto una panoramica degli interventi ascoltati:  “La dottoressa Licata ci ha parlato dei movimenti migratori italiani verso l’estero attraverso un focus su giovani e donne mettendo in luce come questa Italia altra sia ricca e stratificata”. Per conoscere meglio questa Italia, ha precisato Felicolo, “bisogna andare oltre gli stereotipi” e le informazioni parziali e strumentali. “Il professor Ricciardi ci ha parlato dei rientri” di come chi decide di tornare nei territori, ora svuotati, possa contribuire alla crescita anche economica di quegli stessi territori.  Sulla panoramica sui pensionati italiani emigrati all’estero fornita dalla dottoressa Thomas, Felicolo ha rimarcato l’aspetto della crescita delle partenze dei pensionati stranieri. “Persone che hanno trascorso gran parte, se non l’intera vita lavorativa nel nostro Paese e che scelgono di spostarsi in un altro territorio al momento della pensione, ossia il loro paese di origine”. Il direttore della Migrantes ha anche posto l’interrogativo se tali partenze non siano il segno di una mancata vera accoglienza, non cogliendo l’opportunità di far sentire l’altro valorizzato e apprezzato per quanto portato nei “nostri territori, alle nostre città e famiglie”.  “Il dottor Colitti . ha proseguito Felicolo – ci ha delineato un viaggio a tappe storiche che ci ha permesso di vedere luoghi nei quali si sono rivolti progetti migratori, vecchie e nuove destinazioni”. “Quanto visto questa mattina ci ha fornito nuovi ed importanti punti di vista che ci aiutano a leggere con maggiore coscienza la mobilità e il sistema pensionistico” ha aggiunto Felicolo che ha ricordato come le migrazioni non siano una perdita, ma un guadagno a tutti i livelli. (Inform- Alessio Mirtini)

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