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Cultura – Sardegna, cuore del Mediterraneo

ITALIANI NEL MONDO

Dal Messaggero di sant’Antonio per l’estero, dicembre 2021

Una mostra itinerante fino all’11 settembre 2022 attraversa Germania, Russia, Grecia per poi tornare in Italia. Racconta l’antichissima cultura sarda a partire dal Neolitico medio

Germania, Russia, Grecia e Italia. Quattro Paesi (e quattro location d’eccezione) in quindici mesi. È il record di una mostra itinerante che, inaugurata al Museo per la Preistoria e Protostoria di Berlino lo scorso 30 giugno, mira a raccontare l’antichissima cultura sarda anche a chi in Sardegna non è mai stato. E, nello stesso tempo, fa da ponte tra diverse culture, scoprendone, di tappa in tappa, le connessioni. Dopo Berlino, la mostra «Sardegna Isola Megalitica. Dai menhir ai nuraghi: storie di pietra nel cuore del Mediterraneo» continua al Museo statale Hermitage di San Pietroburgo, per poi raggiungere il Museo Archeologico di Salonicco e, infine, tornare in Italia al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. «In un anno che si spera possa segnare l’avvio della progressiva uscita dalla crisi pandemica – commenta Francesco Muscolino, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari –, un’iniziativa culturale come questa, complessa e di alto profilo, in fattiva condivisione di obiettivi con altre istituzioni, può sicuramente offrire un importante apporto alla auspicabile ripresa, contribuendo a far conoscere sempre meglio lo straordinario patrimonio archeologico sardo, anche nei suoi aspetti meno noti al grande pubblico».

L’esposizione internazionale raccoglie quasi duecento reperti prestati dal Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, dal Museo Nazionale Archeologico ed Etnografico «Giovanni Antonio Sanna» di Sassari e dal Museo Archeologico Nazionale «Giorgio Asproni» di Nuoro. Un tesoro fatto di statuine, anfore, collane, punte di freccia, brocchette, tripodi, pugnali, coppette, unguentari e così via. Senza contare l’apparato iconografico che immortala tutto ciò che non può essere portato in viaggio: in specie, le opere megalitiche (da mégas e lìthos, grande pietra, a partire dal V millennio a.C.) alle origini della civiltà nuragica.

Arte megalitica

Parte proprio dal Neolitico medio il viaggio nella Sardegna del passato attraverso l’età del rame (3000 a.C.), del bronzo (2000 a.C.), del ferro (1000 a.C.) fino all’epoca punica e romana. Non si può parlare di arte sarda senza citare i dolmen (monumenti funerari costituiti da grandi massi) e i menhir (pietre infisse verticalmente nel terreno – in Sardegna ce ne sono oltre 740!). Tra lastre istoriate e tavole da offerta, si passa alla seconda sezione della mostra, dedicata a un vero e proprio simbolo dell’isola mediterranea: i nuraghi. Edificati tra il 1800 a.C. e il 1000 a.C., questi edifici a forma tronco-conica nascevano con tutta probabilità come abitazioni fortificate o come avamposti. Ad oggi se ne contano circa 7 mila in tutta la Sardegna. Costituiti da una o più torri a base circolare in pietra murata a secco, potevano superare anche i 20 metri di altezza. Non a caso vuole la leggenda che fossero abitati da orchi… Sempre attribuite agli orchi erano le tombe di giganti (a cui è dedicata la terza sezione della mostra): grandi sepolture risalenti al 2000 a.C. In realtà, le oltre 800 presenti sull’isola ospitarono, nel corso dei secoli, centinaia di defunti di ogni età e ceto.

Il viaggio nella Sardegna megalitica prosegue attraverso i luoghi dedicati al culto dell’acqua (dal XIV secolo a.C.). Tra i più diffusi sull’isola: i pozzi sacri, costruzioni tronco-coniche a pianta circolare formate da una camera superiore con tetto e da una parte sotterranea dove si trovava l’acqua sacra. In queste stanze era uso comune lasciare ex voto di ogni tipo: dagli oggetti più umili fino alle armi e ai gioielli.

La quinta sezione della mostra prende in esame il tramonto del megalitismo. A partire dal XII secolo a.C., gli abitanti della Sardegna smettono di costruire nuraghi e si dedicano a piccole sculture in pietra, ceramica o bronzo. Man mano che il commercio cresce sull’isola, la società si fa sempre più improntata alla guerra. Non a caso dal IX secolo a.C. la produzione delle armi registra una forte accelerata. Specie quella di armi in bronzo e di pugnali.

Isola di riferimento

La sesta e ultima sezione della mostra coincide, guarda caso, con gli accadimenti dal VI secolo a.C. in poi. Caduta in mano ai cartaginesi e, successivamente, ai romani, la Sardegna non dimentica mai le proprie origini. Neppure in epoca medievale. Leggere per credere la lettera del 594 a Hospitone, in cui papa Gregorio Magno si lamenta perché i sardi delle aree montane continuano ad adorare pietre e legni (in riferimento ai menhir della tradizione prenuragica). Non importa quanti secoli sono passati. La Sardegna resta ancora oggi «il cuore della civiltà del Mediterraneo. E non lo è in maniera statica o isolata. Non lo è soltanto per la “propria” dimensione – precisa Giovanni Chessa, assessore al Turismo, Artigianato e Commercio della Regione autonoma della Sardegna –. È punto di riferimento nel grande mare che bagna le coste dell’Europa, dell’Africa e dell’Asia. Ma è anche luogo di relazioni che contaminano il Centro e il Nord Europa con il Levante». Un’isola, insomma, ancorata al passato, ma anche ben proiettata verso il futuro. Perché, come precisa Antonello Cabras, presidente di Fondazione di Sardegna, «L’intreccio e il dialogo tra culture sono alla base della creazione di una nuova generazione euro-mediterranea». (Luisa Santinello – Il Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero /Inform)

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