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Crescere con Alice

CINEMA

Articolo di Carlo Di Stanislao

Molto buono il giudizio del pubblico (la stampa non si è detta entusiasta) per “Le meraviglie”, unico film italiano in concorso a Cannes, un film con una idea precisa di cinema, che la più giovane delle sorelle Rohrwacher segue sin dall’inizio e che continua attraverso una storia gradevole, semplice come in fondo lo sono i suoi personaggi, con alcune idee notevoli, una fotografia decisamente ispirata e l’innesto delle due bimbe piccole, che fanno pendere l’ago delle bilancia verso una dolcezza che però non è mai stucchevole.

Alice Rohrwacher è una outsider, ma il suo talento è grande, come la sua fresca capacità di raccontare, sicché potrebbe riservare sorprese, con Hollywood che la sta già corteggiando e se dipendesse dai tycoon di quei luoghi, l’avrebbe già messa sull’aereo con la Palma dentro il borsone da palestra ed un bel contratto per un paio di film, come era accaduto (purtroppo) a Muccino.

Nel cast c’è la sorella Alba, ma anche Sam Louwyck, Sabine Timoteo, Agnese Graziani e Monica Bellucci e l’apertura, con due luci sullo schermo, due fari di una macchina nella notte, alcune persone con dei cani al guinzaglio che stanno cercando qualcuno o qualcosa e trovano una casa, che “è sempre stata lì”, e all’interno ci stanno dormendo delle bambine, che ricorda la partenza di  Corpo Celeste, l’interessante ma acerba opera prima di Alice.

Ma lo sviluppo mostra un deciso passo avanti autorale, con la regista che, dando una prova di maturità a suo modo sbalorditiva, perché se è vero che l’opera seconda è quella spesso più complicata nella carriera di un regista alle prime armi, dimostra non solo  che è migliorata da molti punti di vista, ma anche di aver alzato decisamente il tiro.

In questo caso il sogno dei più piccoli contro le ideologie e le difficoltà quotidiane degli adulti: il padre e la madre, Angelica, della piccola protagonista, che litigano già quasi ogni giorno, sicché pare che possa nascere uno scontro tra generazioni, e invece le bambine ci hanno fatto il callo alla vita che conducono, in un mondo sospeso, ideale ed isolato, che farà di loro donne libere con un destino, probabilmente, di contadine o apicultrici.

Le Meraviglie ha una storia ben radicata in un determinato territorio e contesto culturale, ma lo stile della Rohrwacher ne eleva la fruizione ad un pubblico non solo italiano. È la sua idea di cinema per niente banale e perfino originale che le fa fare un balzo in avanti rispetto all’esordio e rispetto alla media del prodotto nazionale. Perché tutto ciò che viene scambiato per neo-neorealismo nel film ha invece un sapore simile per certi versi ai prodotti indipendenti di stampo americano o internazionale; mentre tutto quello che nel film ha un carattere grottesco o addirittura “magico” è piuttosto personale, anche se non privo di interessanti e ben assimilate influenze.

Un film dal cuore pulsante, che ha per protagonista una dodicenne che si confronta non senza difficoltà con il padre e che impara a fare un lavoro e che forse s’innamora per la prima volta, ma comunque e soprattutto, come in tutti i più semplici e riusciti coming-of-age, impara a vivere. (Carlo Di Stanislao*/Inform)

* Presidente dell’Istituto Cinematografico dell’Aquila “La lanterna magica”

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