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CREA: Rapporto di Ricerca “Turismo delle Radici e promozione all’estero dei prodotti agroalimentari italiani. Un focus sul settore olivicolo oleario”

MADE IN ITALY E ITALIANI ALL’ESTERO

 

ROMA – “Turismo delle Radici e promozione all’estero dei prodotti agroalimentari italiani. Un focus sul settore olivicolo oleario”: è appena stato pubblicato il Rapporto di Ricerca curato da Sonia Ferrari e Tiziana Nicotera del Dipartimento di Scienze Aziendali e Giuridiche dell’Università della Calabria,e  da  Milena Verrascina e Barbara Zanetti, del Centro Politiche e Bioeconomia del CREA- Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria. “Questa ricerca sul Turismo delle radici nasce dall’idea di approfondire, oltre al fenomeno della promozione delle produzioni agroalimentari italiane, l’interesse delle attività olivicole dal punto di vista turistico e, in particolare, dal punto di vista di coloro che hanno legami profondi con l’identità culturale italiana. Il Turismo delle radici, che possiamo definire come una forma di turismo basata sulla ricerca delle proprie radici familiari e sul recupero dei luoghi e delle tradizioni, è un tema largamente approfondito dall’Università della Calabria che negli anni passati ha realizzato il Primo Rapporto sul Turismo delle radici in Italia. È un tema di grande interesse per il Centro di Ricerche del CREA che si occupa di Politiche e bioeconomia che analizza da molti anni il settore e le dinamiche territoriali delle aree a elevata vocazione olivicola”.  Lo spiega nella prefazione al Rapporto Milena Verrascina, responsabile di ‘Oleario’. La cornice entro cui è stata realizzata l’indagine è infatti il progetto ‘Oleario. Dove l’Italia lascia il segno’ nato nel 2021, nell’ambito del Programma Rete Rurale Nazionale, con l’obiettivo di “diffondere la conoscenza sul nostro patrimonio olivicolo-oleario, valorizzando il legame tra cibo, agricoltura, territorio, cultura e tradizione”. ‘Oleario’ è frutto di un lavoro congiunto di tre centri del CREA: il Centro di Ricerca Politiche e Bioeconomia, il Centro di ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura di Rende e il Centro di ricerca Alimenti e Nutrizione . “L’olivicoltura italiana è – sottolinea la responsabile di ‘Oleario’ –   un settore fondamentale della nostra economia, cultura e storia. Con una produzione seconda solo alla Spagna, l’Italia è il primo consumatore mondiale anche in ragione del fondamentale ruolo dell’olio nel nostro modello alimentare e nella dieta mediterranea. L’aspetto culturale non è meno rilevante di quello economico e questo è evidente anche nella composizione del paesaggio. Oltre un milione di ettari di superficie olivetata lungo la penisola regalano paesaggi diversificati”.  “Nonostante i diversi elementi di eccellenza evidenziati e il carattere multifunzionale dell’olivicoltura italiana, il settore soffre ancora la concorrenza di altri Paesi. È necessario  quindi – spiega  Milena Verrascina – poter contare su strategie di rilancio sia per il rinnovamento degli impianti, l’innovazione e l’ampliamento  delle produzioni che valorizzino la ricca biodiversità, sia per lo sviluppo delle esternalità positive in termini di paesaggio, mantenimento degli elementi culturali e storici, pregio ambientale e contrasto all’abbandono”. Ed è questo ambito che “si inserisce l’opportunità per le aziende olivicole di orientarsi verso l’offerta turistica, attività che offre all’impresa il duplice vantaggio di diversificare il reddito e migliorare il proprio posizionamento sul mercato e che consente di rivitalizzare territori, spesso marginali, che si distinguono per produzioni limitate, ma qualitativamente di rilievo, e che custodiscono valori e memorie comuni. Questi – ricorda Verrascina – sono luoghi da cui, un tempo, migliaia di italiani sono emigrati e oggi tornano per le loro vacanze con figli, nipoti e pronipoti per riscoprire le proprie radici tra il recupero dei ricordi e la ricerca di emozioni. Il recupero della storia, della memoria e delle tradizioni della propria terra natìa sono – osserva  – le principali motivazioni che inducono gli emigrati italiani, anche di seconda, terza e quarta generazione, a scegliere l’Italia come meta per le loro vacanze e per questo sono ritenuti anche gli elementi fondanti lo sviluppo del turismo delle radici”. “Il turismo delle radici ha in sé una forte componente emotiva legata ai ricordi vissuti e a quelli tramandati grazie al racconto dei propri familiari e delle persone del luogo di origine nell’ambito dei quali un ruolo di rilievo è ricoperto dalle produzioni agroalimentari. Da qui l’idea di approfondire il rapporto tra l’olio di oliva e il turismo delle radici in un momento in cui quest’ultimo vive una crescente attenzione e può rappresentare una opportunità per le aziende di produzione, facilitando – conclude Verrascina – il riconoscimento del giusto valore per un prodotto di eccellenza”. Il Rapporto di Ricerca è disponibile a questo link https://oleario.crea.gov.it/wp-content/uploads/2024/05/TURISMO_olivicolo-2023_def.pdf .  (Inform)

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