ASSOCIAZIONI
Conclusioni del presidente dell’Aitef Giuseppe Abbati
BARI – La federazione pugliese dell’Aiccre ha organizzato due incontri presso la Fiera del Levante di Bari sullo stato dell’Unione europea e sui gemellaggi. Attenti i partecipanti e ricchi di contenuti le numerose relazioni e gli interventi. L’Unione così come va avanti non va bene. Sono molte gli appunti ed i nodi critici per non dover sottolineare la necessità di un “tagliando”.
Non è la prima volta che l’Unione – ieri Comunità, l’altro ieri CEE e il giorno prima ancora CECA – si trova in un momento difficile. Oggi la situazione pare ancora più complessa per la presenza di due cause ed un effetto dirompente.
Le cause: a) crisi economica, con conseguente crisi occupazionale e minori tutele sociali; b) immigrazione massiccia dovuta alle diverse turbolenze nel mondo, specie quello più vicino al vecchio Continente.
Paura e preoccupazione s’incrociano con situazioni difficili da superare perché l’Unione era stata pensata come continuo sviluppo della libertà e delle libertà nei singoli comparti ed un progressivo generalizzato sviluppo con conseguente benessere economico. A questo si aggiunge la mutata situazione internazionale con la concentrazione del potere militare e politico in pochi Stati: USA, Cina, Russia, India…
Concludendo i lavori il presidente dell’Aitef Giuseppe Abbati ha detto: “L’Aiccre ha voluto realizzare questo convegno per rilanciare i gemellaggi; da tempo le nostre città non si incontrano con quelle gemellate. È un peccato non far incontrare le comunità per conoscersi e per risolvere insieme i problemi, ma non solo, è importante continuare il dialogo per effettuare progetti insieme utilizzando i fondi europei. Poche città pugliesi infatti utilizzano i fondi diretti e ancor più non utilizzano i GECT (gruppo europeo di collaborazione territoriale). Credo che nessuno conosca nemmeno la sigla di questo importante strumento che tante città europee sfruttano per ottenere finanziamenti. L’Aiccre Puglia da tempo sostiene la necessità di realizzare le Macroregioni del Mediterraneo per ridurre il divario tra Nord e Sud e, soprattutto, per collegare l’Italia all’Africa, continente importante per lo sviluppo e per ridurre il flusso migratorio”. (Inform)