direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

“Conoscendo”, secondo appuntamento del ciclo dell’Associazione Terra di Mar del Plata: ospite il giovane cineasta Andrea Vallero

ASSOCIAZIONI

MAR DEL PLATA – Per il ciclo “Conoscendo”, promosso dall’Associazione Nuevas Generaciones Terra de Mar del Plata (che raggruppa i discendenti emiliano-romagnoli) e moderato da Gino Ponzini con la presenza del consigliere Cgie per l’Argentina Marcelo Carrara, si è tenuto il secondo incontro del 2021 con ospite il giovane cineasta e regista Andrea Vallero, originario di Catania e con una laurea in filosofia e un diploma quale allievo del Centro Sperimentale di Cinematografia – Scuola Nazionale di Cinema presso la sede distaccata di Palermo, che è specializzata in corsi sulla realizzazione del documentario. “Si tratta di un tipo di documentario osservativo dove la drammaturgia è data da ciò che viene offerta dalla realtà”, ha spiegato il cineasta Vallero che tra gli esercizi svolti per apprendere questa tecnica di osservazione ricorda quella di stare per circa un’ora in una piazza e captare tutto ciò che avveniva. “Se riesci a raccontare anche solo il 5% della realtà che hai di fronte, puoi parlare di un successo”, ha aggiunto Vallero citando il pensiero di uno dei suoi insegnanti. Nei mesi di permanenza a Palermo per realizzare un saggio documentaristico, Vallero è stato colpito dalla presenza di cani randagi che sono stati presi a modello per vedere la realtà con gli occhi di questi animali in giro per le strade. “Al porto turistico di Palermo ho trovato due cani randagi e mi sono parsi due vettori ideali che potevano, pedinandoli, farmi conoscere i quartieri della città. Avvicinandomi alle persone con i cani era come se io divenissi invisibile e vedessi il mondo con la loro prospettiva” ha raccontato il cineasta riferendosi al cortometraggio “Due cani” dove i protagonisti a quattro zampe spaziano, con telecamera al seguito, dal cantiere del porto ai tavoli dove si consumano aperitivi nel centro città. In un altro film, “Le sorelle”, Vallero racconta invece la storia di due anziane sorelle che vivono da sole con un rapporto conflittuale, esasperato dalla volontà di una delle due signore di intraprendere una terapia alternativa per fronteggiare una malattia degenerativa. L’ultima esperienza, prima della pandemia, Vallero la mette in pratica a Chongqing in Cina, per un progetto frutto della sinergia tra Istituto Confucio di Macerata e Centro Sperimentale di Cinematografia: il progetto “Looking China” dell’Università Normale di Pechino il cui obiettivo è portare giovani cineasti stranieri in Cina. “Il soggetto che mi viene assegnato è la sala da tè più antica della città: già dal secondo giorno di permanenza entro in questa sala insieme alla producer cinese che mi ha seguito in tutta la realizzazione del cortometraggio. Era una sala rustica e popolare che al suo interno conteneva tutto l’universo umano: dall’anziano alla famiglia borghese fino allo studente universitario”, ha raccontato Vallero evidenziando la differenza rispetto al documentario osservativo cui era abituato in Italia potendo qui spaziare anche nelle interviste. “Qui il punto di vista era quello mio, di una sorta di turista occidentale che doveva descrivere la quotidianità di questa sala da tè”, ha aggiunto il cineasta sottolineando che il suo corto “Jiaotong Teahouse” ha vinto il primo premio del Golden Lenses Award, il festival interno dove concorrono i corti di “Looking China”. Parlando di Cina e cinema era d’obbligo chiedere quanto fosse eventualmente mutato, nella percezione del cineasta occidentale, l’approccio tradizionalmente diffidente dei cinesi verso lo straniero che vuole documentare questo Paese: il riferimento è andato all’esperienza compiuta per esempio da Michelangelo Antonioni negli anni ’70 con la pellicola “Chung Kuo” che, al culmine della rivoluzione culturale maoista, scatenò feroci polemiche proprio nella stessa Cina per la possibilità data ad un cineasta occidentale di riprendere con una telecamera la società cinese e documentare i drammi e le contraddizioni di un regime. “L’esperienza nel nostro caso è variata da persona a persona – ha risposto Vallero – per esempio la collega con la quale sono partito doveva raccontare la più grande ferrovia del sud della Cina e lei ha incontrato delle difficoltà: voleva raccontarne le contraddizioni ed è stata un po’ frenata. Io invece no, questo secondo me è dipeso dal mio soggetto perché in quella sala da tè c’era un po’ di tutto. Ricordo che ogni giorno c’era un anziano signore che entrava e si lamentava: io non capivo nulla di cinese però lo filmavo. Parlava un dialetto cittadino che molti non capivano: la mia collega cinese, che mi ha aiutato molto, non capiva esattamente ma intuiva che il signore si stava lamentando. Alla fine la scena non me l’hanno fatta togliere. Potevo fare interviste a chiunque, giovani e anziani, non mi è stato mai detto niente neanche in fase di montaggio”, ha spiegato Vallero confermando di non aver avuto zone off-limits nel suo lavoro. (Simone Sperduto/Inform)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform