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Ordine del giorno sugli Italiani all’estero
ZURIGO – Il Congresso di Sinistra Ecologia Libertà in Svizzera (per il documento finale v. Inform, http://comunicazioneinform.it/congresso-del-circolo-di-sinistra-ecologia-liberta-in-svizzera) ribadisce l’impegno a farsi interprete dei problemi e dei bisogni delle nostre comunità emigrate, partendo dalla constatazione che le istituzioni italiane all’estero, in questi anni, hanno sofferto di un progressivo abbandono. Esse sono rimaste statiche e arretrate, restie al rinnovamento, incapaci di affrontare i nuovi compiti imposti dalla globalizzazione e dall’esigenza imprescindibile di sviluppo politico e culturale dell’Europa.
Appare evidente che esse non riescono più a tutelare efficacemente le comunità di più vecchia emigrazione, né tanto meno riescono a far fronte alle problematiche determinate dai nuovi flussi migratori. Anche in Svizzera assistiamo all’arrivo massiccio di migliaia di giovani e di precari, impegnati talvolta nello studio e nella ricerca, ma, il più delle volte, occupati in lavori scarsamente qualificati e mal retribuiti. A questa nuova emigrazione le istituzioni italiane non danno alcun significativo sostegno.
Il giudizio negativo di Sinistra Ecologia Libertà è confermato ed inasprito alla luce delle misure degli ultimi governi, che hanno ulteriormente dato il senso dell’abbandono e del disimpegno su questo terreno.
Prendiamo atto che il governo Renzi, nelle dichiarazioni programmatiche esposte alle Camere, non ha dedicato una sola parola agli italiani all’estero. Un silenzio che non lascia presagire alcun impegno concreto su questo terreno. Ed è di pessimo auspicio il fatto che nella discussione parlamentare sulla riforma della legge elettorale alla Camera si sia negato il diritto di voto agli studenti Erasmus, dando così uno schiaffo alle migliaia di giovani italiani che studiano in Europa, come pure si è volutamente taciuto sul futuro della circoscrizione estero, lasciando probabilmente al mercanteggiamento delle forze di maggioranza la decisione su questa rappresentanza.
Sulle tematiche degli italiani all’estero, SEL in Svizzera, nell’impegnare il gruppo Parlamentare a dare seguito alle proposte del congresso europeo e riprese positivamente nella Risoluzione presentata dal nostro capogruppo alla Commissione Esteri della Camera, si limita a sottolineare alcuni punti che costituiscono motivo di attenzione nella nostra comunità in Svizzera.
In particolare il Congresso ribadisce:
– L’impegno a battersi contro la chiusura indiscriminata dei consolati e per il ripristino almeno dei servizi consolari essenziali nei centri più significativi, ma senza cedere a esternalizzazioni improprie a patronati o altri enti privati. È fondamentale la centralità del servizio pubblico, la chiarezza dei rispettivi ruoli e funzioni e l’efficiente espletamento dei suoi compiti. Per ciò che concerne la Svizzera chiediamo un segnale forte di attenzione scongiurando la chiusura del Consolato di San Gallo, che serve una comunità molto numerosa, in una regione significativa per dimensione e importanza culturale ed economica.
– L’impegno per la tutela e qualificazione della lingua e cultura Italiana: a questo proposito, mentre in Svizzera appare sempre più indebolita la posizione della lingua italiana, ribadiamo SEL Svizzera – Casella Postale 2815 – 4002 Basilea – sel.svizzera@sinistraitaliana.ch la nostra opposizione alla riduzione dei fondi per i corso di lingua e cultura, un settore già fortemente ridimensionato e sottoposto, da qui ai prossimi anni, alla mannaia della Spending review di Monti. In particolare occorre fermare il taglio del contingente di personale docente inviato dal MAE. L’impiego di personale proveniente della Pubblica Istruzione costituisce un irrinunciablile elemento di collegamento del sistema dei corsi con la scuola italiana. Nello stesso tempo, in un quadro di regole certe, va assicurato un congruo sostegno alle iniziative sussidiarie di associazioni ed enti che operano nel campo della scuola e dei corsi. Per ciò che concerne le scuole va garantito un sostegno certo in termini di personale e di contributi alle esperienze più innovative sul terreno del bilinguismo e della caratterizzazione sociale dei nostri istituti.
- Ridiscutere ruolo e funzioni dei COMITES (Comitati degli Italiani all’Estero), che hanno un senso solo se messi in grado di diventare luoghi di vera democrazia partecipativa degli italiani all’estero, e non consunti in una sopravvivenza asfittica, specialmente dopo i ripetuti e antidemocratici rinvii delle elezioni che li hanno portati a vivere il doppio del mandato naturale. Tale riforma non può essere limitata all’aspetto elettorale e deve avere come assi portanti: rappresentatività della comunità di italiani residenti all’estero, potere decisionale e non solo consultivo, aumento delle risorse, trasparenza assoluta nel loro impiego.
– Gestione delle istituzioni italiane all’estero: tutela dei diritti dei lavoratori, miglioramento della qualità e dell’efficienza e trasparenza nelle procedure di assunzione. Vanno inoltre previste forme di controllo dei vari enti e soggetti che svolgono attività col sostegno di fondi pubblici. A questi soggetti va chiesta la massima trasparenza e, soprattutto per gli enti gestori dei corsi, va ripristinata una loro legittimazione democratica tramite i COMITES.
- Equa tassazione per gli Italiani all’estero: la prima casa degli Italiani all’Estero deve essere considerata tale ai fini delle varie forme di tassazione in via di introduzione nel sistema fiscale italiano (TASI ecc), abolendo il sistema attuale che lascia discrezionalità ai comuni di considerarla come seconda casa. Non è certo questione corporativa, ma un principio fondante che non solo riconosce anche il valore simbolico ed affettivo della casa in Italia di migliaia di nostri emigrati, ma evita la dismissione di massa di un patrimonio abitativo costruito negli anni con le rimesse della nostra emigrazione.
Il Congresso chiede inoltre di aprire al più presto, innanzitutto al nostro interno, una riflessione e un dibattito sulla- riforma del voto all’estero: Anche alla luce della discussione che si aprirà tra breve a proposito delle riforme istituzionali, noi riteniamo necessario e urgente avviare un approfondimento per elaborare una proposta di riforma del sistema di voto all’estero che salvaguardi la reale e fattiva possibilità per gli Italiani all’estero di esercitare il loro diritto di voto nel pieno rispetto della Costituzione. In questo ambito vanno assolutamente rivisitati anche ruolo e competenze del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero. Non possiamo permettere che si archivi l’esperienza della circoscrizione estero senza una discussione di merito su ciò che essa ha rappresentato per gli italiani all’estero e per il nostro Paese. Come SEL dobbiamo al più presto definire una nostra posizione su questo tema, convocando i circoli di SEL in Europa, avvalendoci di tutti gli apporti specialistici e parlamentari. Nelle nostre discussioni è sinora emersa una gamma di argomentazioni tutte legittime e da approfondire che si possono sintetizzare sostanzialmente nelle seguenti tre opzioni:
1) mantenere la Circoscrizione estero, ma rivedendo le modalità organizzative del voto: “invertire” l’opzione, cioè far votare all’estero solo quanti entro un certo termine si iscrivono alle liste elettorali; stampa delle schede in Italia; riapertura della questione del SEL Svizzera – Casella Postale 2815 – 4002 Basilea – sel.svizzera@sinistraitaliana.ch ; voto ai temporaneamente all’estero (Erasmus ecc); la possibilità di istituire seggi nei consolati;
2) eliminare la Circoscrizione estero facendo votare i cittadini residenti all’estero sui collegi italiani;
3) una revisione radicale della circoscrizione estero, con la creazione di collegi uninominali corrispondenti ad aree geografiche più piccole ed omogenee.
– Il Congresso ritiene inoltre inaccettabile la proposta avanzata di recente da alcuni Senatori eletti all’estero di cancellare l’opzione per il voto alle liste del Paese d’origine alle prossime elezioni europee. Questa proposta che scaturisce da una concezione fondamentalista dell’integrazione nei paesi di accoglienza, non tiene conto della realtà composita delle nostre comunità all’estero e della presenza sempre più massiccia di giovani nuovi emigrati il cui interesse è il più delle volte rivolto al paese di origine. Tanto più che le elezioni per il Parlamento Europeo, proprio per garantire tutte le forme di rappresentanza, offrono una pluralità di varianti nazionali che costituiscono un aspetto importante della democrazia europea. Quindi, onde evitare confusione, chiediamo che i Consolati predispongano tutte le operazioni per il voto del prossimo 25 maggio.
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