ESTERI
(fonte foto Presidenza del Consiglio)
ROMA – Si conclude un breve ma intenso Vertice della Nato, che assume però particolare rilevanza in un momento nel quale lo scenario di sicurezza globale muta con una rapidità estrema. Il Vertice è chiaramente un’occasione di confronto sul lavoro fatto fin qui e su come rendere l’Alleanza Atlantica ancora più forte, ancora più solida, maggiormente capace di rispondere alle sfide complesse del nostro tempo. Così il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni al termine del Vertice Nato svoltosi ad Ankara. “La Nato è un’alleanza unita, consapevole delle sfide che ha di fronte, determinata a rafforzarsi. L’Italia condivide pienamente questi obiettivi, questo approccio. Ha portato al Vertice un’idea molto concreta di sicurezza, cioè una sicurezza che non riguarda solo gli equilibri geopolitici, ma che tocca la vita quotidiana dei cittadini”, ha spiegato Meloni ricordando che parlare di sicurezza non significa solamente parlare di difesa nel senso tradizionale del termine. “Significa anche parlare di protezione delle infrastrutture critiche, della sicurezza energetica, della cybersicurezza e quindi della sicurezza dei dati delle famiglie, delle imprese, delle Pubbliche Amministrazioni”, ha precisato il Presidente del Consiglio evidenziando che l’Italia si è presentata a tale Vertice con un 2,8% del proprio prodotto interno lordo investito in difesa e sicurezza, registrando un aumento dello 0,71% rispetto all’anno precedente. “Un aumento – ha continuato Meloni – che riflette questa concezione più ampia della sicurezza nazionale e della resilienza strategica, perché vogliamo chiaramente rispettare gli impegni. Lo faremo e lo stiamo facendo già. Però lo vogliamo anche fare in modo sostenibile, cioè stabilendo noi i tempi, stabilendo i modi, stabilendo le priorità in base al contesto, in base alle nostre possibilità. Siamo convinti che sia però assolutamente necessario farlo, particolarmente in un tempo come questo”. “È tempo che l’Europa garantisca la propria sicurezza da sola, e non per fare un favore a qualcuno, ma per non dipendere da nessuno. È quindi una questione di sovranità, ancora prima che di difesa”, ha aggiunto il Premier riflettendo sul fatto che l’impegno italiano consiste nei quasi 3.000 militari impegnati nei principali teatri dell’Alleanza. “Noi siamo la Nazione della Nato che offre il maggior numero di uomini e di donne nelle missioni in cui la Nato è impegnata. Non c’è una Nazione che metta a disposizione più uomini rispetto ai nostri. Lo dimostra la nostra attenzione al fianco Sud, necessaria per tutti, perché chiaramente il Mediterraneo allargato è frontiera strategica, incide direttamente sulla sicurezza collettiva di tutti. Lo dimostra la nostra disponibilità sulle nuove sfide che si pongono. Penso al tema della crisi di Hormuz: Abbiamo già detto che siamo disposti a dare una mano, a fare la nostra parte, pur nella cornice che abbiamo più volte ribadito, pur fatti eventualmente i necessari passaggi parlamentari al netto delle ultime pessime notizie sulla crisi in Iran. Lo dimostra anche il nostro sostegno convinto all’Ucraina”, ha continuato Meloni trattando poi il tema altrettanto strategico del controllo delle filiere fondamentali. “Delle 12 materie prime critiche individuate dalla Nato, almeno 6 sono controllate da un unico Paese”, ha ricordato il Presidente del Consiglio ribadendo, in conclusione, che ad Ankara l’Italia siede al tavolo con una sola bussola che è la difesa del suo interesse nazionale. “Per noi significa anche difesa del nostro sistema di alleanze a livello internazionale. Più sicurezza concreta per gli italiani, più lavoro per le nostre imprese rispetto per una Nazione sovrana che continua a fare la sua parte a 360 gradi, per la solidità dell’alleanza, per l’unità dell’Occidente, con le sue priorità, con i suoi tempi, con la difesa dei suoi interessi, ma anche con dignità e a testa alta”, ha concluso Meloni. (Inform)