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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Commissioni Difesa di Camera e Senato: audizione del Ministro Guerini sulle missioni internazionali in Medio Oriente

ATTIVITA’ PARLAMENTARE

 

Iraq: “La decisione di non ritirarci è stata apprezzata dal governo locale”. Nel decreto missioni 2020 l’impegno di confermare la presenza italiana in Libia, Libano, Afghanistan e Iraq

 

ROMA – Il Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, è stato ascoltato dalle Commissioni Difesa congiunte di Camera e Senato in relazione alla situazione dei contingenti militari italiani impegnati nelle operazioni internazionali in Medio Oriente e in particolare in Iraq. L’intervento del Ministro ha riguardato il quadro generale della sicurezza ma anche i possibili sviluppi futuri. L’obiettivo del decreto missioni 2020 è parso essere dunque quello di una conferma dell’impegno italiano nei quattro scenari principali che sono Libia, Iraq, Libano e Afghanistan. In particolare, come ha sottolineato Guerini sollecitato anche dalle domande dei deputati e senatori intervenuti, per la Libia “potrebbe essere prevista una rimodulazione dell’intervento nazionale” mentre in Iraq “la decisione di non ritirarsi è stata apprezzata dal governo locale”. Si è incentrato un ragionamento ad ampio raggio proprio sull’Iraq, vista l’escalation di tensione di queste ultime settimane culminata nell’attacco iraniano sulle basi statunitensi di Erbil. “Al Ministro della Difesa iracheno, il generale Al Sammari, che avevo già incontrato in una mia visita nel dicembre scorso e che ho contatto telefonicamente dopo gli attacchi iraniani, ho confermato come la nostra priorità sia la lotta al terrorismo, dove siamo tra i principali contributori dal 2014”, ha spiegato Guerini precisando di aver richiesto, in seguito a recenti contatti con Usa e partner europei, una riunione con gli esponenti di governo dei Paesi membri della coalizione operativa in Iraq. Ciò sarebbe finalizzato proprio a rafforzare la strategia comune di contrasto al terrorismo e al Daesh “poiché le cellule del Califfato potrebbero sfruttare l’instabilità creatasi o il supporto di una parte della popolazione locale”. Per quanto riguarda l’incolumità dei militari “si stanno valutando degli adattamenti per reagire alle varianti impreviste e per minimizzare i possibili effetti sulla sicurezza dei nostri soldati, benché in un tale scenario i profili di rischio non possano mai essere completamente azzerati”. L’importanza della presenza italiana è evidenziata anche dal contributo al grado di addestramento del personale delle forze di polizia e dei reparti speciali locali. Il Ministro ha annunciato prossime visite in Iraq ma anche in Afghanistan per verificare l’evoluzione dello scenario; è stato sottolineato poi anche il ruolo fondamentale svolto dall’Italia tanto in Libano, con il contingente Unifil, quanto in Libia soprattutto nelle aree di Tripoli e Misurata nonché tramite il controllo navale del Mediterraneo. “In Libia diviene imprescindibile la tenuta del ‘cessate il fuoco’ per la risoluzione della crisi umanitaria in atto e per la ripresa del Paese. In tal senso è positiva la notizia della partecipazione del generale Haftar alla Conferenza di Berlino. Al momento non ci sono minacce diritte a noi in loco; credo che sia anche possibile una rimodulazione del nostro sforzo per incrementare il processo di pacificazione”, ha aggiunto Guerini che è stato interpellato da alcuni deputati e senatori.

Giovanni Russo (M5S) ha rimarcato come sia “auspicabile una riproposizione della nostra presenza in Libano dove la stessa popolazione ha notato nella nostra attività uno strumento di contrasto al caos”, mentre per gli altri scenari Russo ha invitato a un incremento dell’attività di mentoring e formazione svolte dai nostri contingenti a beneficio delle forze militari locali. Anche per Roberto Ferrari (Lega) è “positiva la conferma della presenza dei nostri contingenti in questi teatri”. Ferrari ha quindi chiesto lumi al Ministro sulla questione di un’eventuale continuità della presenza italiana in Iraq a prescindere da quella degli Usa. Vito Vattuone (Pd) ha sottolineato che “in Iraq la missione ha avuto inizio nel 2014, con la presenza di 79 Paesi e di 5 organizzazioni internazionali, per il contrasto al Daesh e le ragioni della nostra presenza sono ancora forti”. Salvatore Deidda (FdI) ha lamentato la mancanza di un’audizione informativa congiunta insieme al Ministro degli Esteri. “In vista del prossimo decreto missioni sarebbe auspicabile per il Libano accompagnare la presenza militare allo sviluppo economico e industriale di quel Paese”, ha aggiunto Deidda. Matteo Perego (FI) ha criticato la mancanza, finora, di un ragionamento più ampio da parte dell’Italia in termini di interesse nazionale negli scenari che ci vedono protagonisti. Giorgio Silli (Gruppo Misto) ha parlato della Libia “come di un partner italiano importante e di vecchia data, addirittura fin dai governi precedenti al ventennio”.  Silli ha quindi auspicato una terza via tra Haftar e Sarraj. “L’Italia cavalchi questa terza via, di cui si parla già in alcune cancellerie europee, e non perda terreno come avvenuto in questa fase: non è far peccato difendere i propri interessi”.  Laura Garavini (IV), eletta nella Circoscrizione Estero-Europa, ha plaudito all’impegno del Ministero della Difesa quale strumento di garanzia per la salvaguardia dei nostri militari. Garavini ha però invitato ad “una maggiore interlocuzione a livello europeo in termini di politiche volte alla difesa nonché ad un maggior protagonismo italiano”. “C’è bisogno di agire come forza democratica unitaria a livello europeo ma occorre più protagonismo da parte dell’Italia”, ha ammonito Garavini ricordando infine l’importanza di un ripristino in toto dell’operazione Sophia, che veda un forte coinvolgimento della Marina e dell’Aeronautica per la tutela delle frontiere e per il contrasto dei traffici di esseri umani, nonché al contempo per il salvataggio dei profughi. Il Ministro Guerini ha concluso l’audizione rispondendo ad alcuni dei quesiti che gli sono stati rivolti poiché, per sua stessa ammissione, “la costruzione del decreto missioni dipenderà dall’evolversi delle situazioni, quindi bisognerà esercitare la virtù della prudenza pur mantenendo la certezza dei principi ma con una certa flessibilità di adattamento”. Come spiegato dal Ministro, gli Usa restano un player ineludibile ma la formazione e l’addestramento condotte dalla Nato potrebbero vedere anche una loro minore presenza: “questo perché una transizione di competenze dalla coalizione alla Nato è già prevista”, ha sottolineato Guerini. In ultimo si è tornati sulla Libia e sul Nord Africa: “la Conferenza di Berlino sarà fondamentale per il futuro libico sebbene ad oggi sia piuttosto complesso prospettarne gli esiti; per quanto riguarda più in generale il Sahel certamente occorre un maggior coordinamento con la Francia, sarebbe infatti temerario fare diversamente”, ha concluso Guerini. (Simone Sperduto/Inform)

 

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