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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Commissione Esteri: sperimentazione del voto elettronico per i Comites, l’audizione del Direttore Generale per gli Italiani all’Estero Luigi MariaVignali

CAMERA DEI DEPUTATI

Comitato permanente sugli italiani nel mondo e la promozione del sistema paese

“Il modello scelto è apparso complessivamente idoneo per i Comites, ma è da approfondire l’eventuale estensione ad altre tipologie di eventi elettorali, come consultazioni politiche e referendum”

(fonte immagine Camera dei Deputati)

ROMA – Si è svolta, presso il Comitato permanente sugli italiani nel mondo e la promozione del sistema paese della Commissione Esteri della Camera, l’audizione del Direttore Generale per gli italiani all’estero del Maeci Luigi Maria Vignali in merito ai risultati della sperimentazione condotta per il voto elettronico per il rinnovo dei Comites del dicembre scorso. Simone Billi (Presidente del Comitato per gli italiani nel mondo) ha ricordato come dal 27 ottobre 2021 sia in corso l’esame della riforma dei Comites in Commissione Esteri, mentre l’audizione odierna è incentrata sui risultati della sperimentazione del voto digitale in occasione delle recenti elezioni di 11 Comites in 9 Circoscrizioni consolari: Berlino, Monaco di Baviera, Marsiglia, Londra, L’Aja, Houston, San Paolo, Tel Aviv, Johannesburg.

Il Direttore Generale Vignali ha esordito parlando del lungo lavoro di progettazione necessario per l’attuazione di questa iniziativa mai sperimentata in precedenza. Un progetto basato, per quanto riguarda i fondi, sulla legge di bilancio 2021 che ha previsto una spesa di 9 milioni di euro per le elezioni di Comites e per il rinnovo del Cgie e per introdurre in via sperimentale la modalità di voto digitale per le stesse votazioni. Quindi 9 milioni di euro per le votazioni in forma cartacea e per la sperimentazione digitale. In proposito Vignali ha definito i 9 milioni “un margine molto ristretto”, ricordando che la Farnesina ha avviato già dalle prime settimane del 2021 il lavoro preparatorio per progettare una piattaforma per il voto digitale per le elezioni dei Comites da condurre parallelamente alle tradizionali operazioni elettorali cartacee per corrispondenza. Da Vignali è stato anche ricordato come la sperimentazione elettronica sia  stata senza effetti giuridici, quindi il conteggio dei voti da remoto non ha inciso sull’esito delle elezioni dei Comites, in pratica una simulazione. Vignali ha inoltre rilevato come l’assenza di un polo strategico nazionale per ospitare l’infrastruttura  cloud per il voto elettronico abbia ispirato un approccio graduale  a questo nuovo sistema di suffragio.  “Oggi – ha ricordato il Direttore Generale –  sistemi di voto sperimentali non sempre hanno dato prova di sufficiente affidabilità e trasparenza e alcuni Paesi europei vi hanno rinunciato per problemi tecnici o giuridici.. Abbiamo quindi realizzato la simulazione per verificare alcuni importanti aspetti sulla futura percorribilità del voto elettronico, ovvero la tutela dei principi costituzionali di personalità, eguaglianza, libertà e segretezza del voto”. Vignali, dopo aver ricordato che per la sperimentazione sono state seguite anche le linee guida sul voto elettronico frutto di una Commissione interministeriale presieduta dal Ministero dell’Interno, ha segnalato come il suffragio elettronico sia stato applicato a 11 Comites,  scelti in base alla grandezza della collettività, al livello di digitalizzazione di quel determinato Paese, al tasso di cittadini residenti registrati sul portale Fast It e alla percentuale dei residenti dotati di codice fiscale validato dall’Agenzia delle entrate. Il Direttore Generale è poi entrato nel merito della sperimentazione che si è svolta tra il 24 novembre e il 3 dicembre 2021 e ha riguardato quegli elettori che hanno esercitato l’opzione inversa di voto per il Comites tramite il portale Fast it. Questi connazionali sono stati abilitati alla piattaforma “Io Voto” per il voto elettrico, accedendo al sistema tramite Spid di secondo livello: erano 7.756 i potenziali votanti digitali,  ma solo 1236 erano dotati di Spid di secondo livello e alla fine fra questi hanno votato 672 cittadini residenti all’estero.

“Possono  sembrare pochi , – ha commentato Vignali – ma proporzionalmente rispetto al resto della votazione hanno mostrato un propensione alla partecipazione al voto maggiore rispetto a chi ha espresso il suffragio per corrispondenza”.

Vignali ha poi rilevato le difficoltà incontrate per la realizzazione della sperimentazione come la necessità di maggiori risorse  e la scarsità del tempo a disposizione per la realizzazione del portale “Io Voto”. In questo ambito sono stati affrontati aspetti complessi come ad esempio l’identificazione dell’elettore, la trasmissione e conservazione del voto, l’infrastruttura informatica e l’interoperabilità tra le piattaforme interessate, il corretto computo dei voti e l’assistenza all’utenza.  “E’ necessario che una futura infrastruttura del voto da remoto con valore legale, anche per le politiche o i referendum, sia ospitata su un cloud nazionale e che il personale della Farnesina che sviluppa la piattaforma sia sufficiente e abbia le conoscenze necessarie, compresa la configurazione della blockchain”, ha spiegato Vignali sottolineando altri aspetti fondamentali come la possibilità per l’elettore di verificare che il voto conteggiato sia stato effettivamente quello espresso, assicurando al contempo la sicurezza contro il pericolo di attacchi informatici durante le operazioni di voto. Vignali ha anche precisato come l’espressione del voto da remoto, che rappresenta la modalità più adatta per gli italiani all’estero sparsi in territori molto vasti, sia stata effettuata dai votanti direttamente da casa tramite computer e altri strumenti infornatici.

Un’altra questione segnalata dal Direttore Generale riguarda lo Spid di secondo livello, una identificazione forte, che per certi versi può però rappresentare una barriera per i residenti all’estero.  Sempre per quanto riguarda la procedura del voto elettronico Vignali ha precisato come in assenza del codice fiscale (associato allo Spid, ndr), per l’identificazione fosse disponibile un codice elettore da inserire e recuperabile da Fast.it. “Per coloro ammessi al voto – ha aggiunto Vignali – vi era poi l’accesso alla cabina elettorale virtuale dove si poteva prendere visione del manifesto elettorale e visualizzare il codice univoco di convalida attribuito dal portale. Quindi si esprimeva il voto per le liste, o in alternativa la scheda bianca. Previsto anche l’eventuale voto di preferenza e lo scaricamento della ricevuta elettronica relativa all’espletamento del voto”.

Il Direttore Generale ha poi ricordato come la sperimentazione sia stata ospitata in Germania dal cloud di un’azienda leader del settore che ha i data center a Francoforte e non in Italia . “E’ una modalità che è adatta per il rinnovo dei Comites con una platea ristretta , ma  non sarebbe adatta per la platea che comprenda tutti gli elettori e lì servirebbe un cloud non privato ma nazionale”, ha aggiunto Vignali che sulla fase di spoglio del voto elettronico a livello centrale nutre dei dubbi perché, in caso di attacco informatico, si rischierebbe di compromettere l’intero processo elettorale che andrebbe ripetuto: quindi servirebbe isolare e frazionare i diversi seggi virtuali, frazionando quindi i rischi di attacchi informatici . Sullo stress test, Vignali ha spiegato che esso è stato curato da un’azienda terza con l’obiettivo di individuare eventuali problematiche di sicurezza, evidenziando un rischio di sicurezza medio  “Il livello di appetibilità per un attacco hacker è basso per i Comites, mentre per il voto nazionale sarebbe diverso. In caso di annullamento e ripetizione del voto ci sarebbe un danno d’immagine ma anche erariale. Un attacco hacker è però difficile da controllare nel caso in cui l’intrusione sia dettata dalla presenza di un ‘infiltrato’ nella infrastruttura informatica. …Chi potrebbe essere attaccato non è però solo il portale Io Voto ma anche il dispositivo del singolo elettore”, ha spiegato Vignali esprimendo poi soddisfazione per come è andata in generale la sperimentazione del voto per i Comites che è riuscita a coinvolgere i giovani ed ha ottenuto un rapporto votanti elettore superiore a quello del voto cartaceo.

“Considerato che le applicazioni di voto e di spoglio sono state realizzate su uno specifico modello relativo ai Comites e i tempi sono stati molto ristretti, non è stato ancora possibile disegnare applicazioni parametriche personalizzabili per vari tipi di votazione, ma in futuro si potranno valutare modalità per rendere flessibili le applicazione della raccolta di voti e quella dello spoglio per varie tipologie di votazione. Il modello scelto è apparso complessivamente idoneo per i Comites, anche in caso di attacchi non si vede un livello di rischio tale da inficiare la gestione di questo specifico evento elettorale,  ma è da approfondire l’eventuale estensione ad altre tipologie di eventi elettorali, come consultazioni politiche e referendum , perche quest’ultimi sarebbero particolarmente esposti in termini di sicurezza”, ha aggiunto Vignali ricordando che da una recente esperienza francese sul voto tramite internet prevista per i cittadini residenti all’estero è emerso che questa modalità sia stata utilizzata per le elezioni legislative ma non per esempio per le presidenziali ritenute troppo sensibili. Più del 17% dei cittadini francesi all’estero hanno comunque utilizzato il voto elettronico. Billi è intervenuto sulla questione Spid di secondo livello , definendolo una barriera per il voto all’estero anche perché lo Spid ha dei costi. Sulla blockchain Billi ha chiesto quanto la tecnologia abbia influito sul test e se questo sistema possa essere adattabile a tutti gli elettori. E’ stato infine chiesto dal deputato quando sarà disponibile la relazione tecnica della Farnesina. Vignali ha rimarcato che in effetti lo Spid di secondo livello può rappresentare una barriera, in parte legata anche ai costi e all’assenza di un luogo fisico dove potersi registrare per lo Spid: in Italia ci sono gli uffici postali mentre all’estero si può fare solo da remoto. Vignali ha definito quindi essenziale la blockchain annunciando che la relazione finale sarà pubblicata a breve. E’ poi intervenuta la deputata Elisa Siragusa (Misto) che ha parlato del voto elettronico come del futuro dove il voto per corrispondenza, tra l’altro senza opzione inversa, sarebbe insostenibile vista la crescita esponenziale dei residenti all’estero. “Bisogna investire per l’inattaccabilità del voto elettronico ma ad oggi neanche il voto per corrispondenza garantisce per esempio la segretezza”, ha commentato Siragusa che ha anche ricordato come l’ultimo referendum sia costato circa 30 milioni di euro. “E’ preferibile investire per una piattaforma online che consenta poi un risparmio. Se venisse tolta l’inversione dell’opzione quei 9 milioni spesi per i Comites non sarebbero stati sufficienti”, ha aggiunto Siragusa. Vignali ha replicato sottolineando che sono state rilevate criticità ma anche studiate delle soluzioni. “Senza l’opzione inversa avremmo avuto bisogno non di 9 milioni ma di oltre 30 milioni”, ha aggiunto Vignali auspicando che il voto elettronico possa eliminare la clausola temporale di un mese antecedente alle elezioni dei Comites per l’iscrizione all’opzione inversa. (Inform)

 

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