SENATO DELLA REPUBBLICA
ROMA –La Commissione Esteri – difesa del Senato ha avviato l’esame del provvedimento di ratifica dell’accordo tra Italia e Uzbekistan in materia di cooperazione di polizia: l’accordo è stato siglato a Roma nel 2023. La relatrice Francesca La Marca (Pd- ripartizione America settentrionale e centrale) ha ricordato anzitutto che l’Uzbekistan, ex Repubblica sovietica indipendente dal dicembre 1991, è un Paese dell’Asia Centrale con una superficie territoriale paragonabile a quella della Svezia, abitato da oltre 35 milioni di abitanti, privo di sbocchi al mare e stretto fra Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan, Afghanistan e Turkmenistan. Repubblica presidenziale unitaria a partire dall’approvazione della Costituzione del 1992 e da ultimo modificata nel 2023, il Paese è impegnato in un percorso di liberalizzazione economica, di rafforzamento delle tutele legali per i cittadini e di progressiva apertura nei confronti di un islam moderato. La relatrice ha poi spiegato come sul piano delle relazioni internazionali, l’Uzbekistan – che vanta ottimi rapporti politici bilaterali con l’Italia – cerchi di mantenere un dialogo con tutti i maggiori attori globali e guarda all’Unione europea come ad un partner affidabile, in grado di fornire quelle competenze tecnologiche essenziali per lo sviluppo del Paese. La Marca ha inoltre rilevato come i Paesi dell’Asia centrale siano i principali produttori del pianeta di terre rare. L’UE è il secondo partner commerciale per la regione, dopo la Cina, nonché il principale investitore, con oltre il 40% del totale degli investimenti. Lo scorso 4 aprile si è poi svolto a Samarcanda il Vertice UE con il Paesi dell’Asia centrale in cui è stata avviata una nuova partnership strategica che prevede investimenti per 12 miliardi di euro. Bruxelles ha firmato una dichiarazione d’intenti con l’Uzbekistan ed ha annunciato l’apertura di un ufficio regionale della BEI a Tashkent. La Marca ha ricordato come le relazioni tra l’Unione europea e l’Uzbekistan siano disciplinate dall’Accordo di partenariato e cooperazione del 1996, in vigore dal 1999, in attesa della firma, attesa per il prossimo mese di giugno 2025, del nuovo strumento di cooperazione rafforzata. Dopo questa premessa, la relatrice ha sottolineato come tale accordo risponda all’esigenza di intensificare la cooperazione fra le polizie di Italia e Uzbekistan per promuovere, sviluppare e rafforzare la collaborazione bilaterale al fine di prevenire e contrastare la criminalità nelle sue varie forme e il terrorismo. L’accordo si inserisce in un contesto internazionale che richiede una sempre maggiore collaborazione fra i Paesi nell’azione di contrasto alla criminalità organizzata, e costituisce lo strumento giuridico per regolamentare la collaborazione sia sotto il profilo strategico che operativa e per rafforzare i rapporti tra gli omologhi organismi preposti all’ordine e alla sicurezza pubblica. L’accordo – ha spiegato la relatrice – indica i principali settori entro i quali la cooperazione di polizia si svilupperà, fra cui quelli relativi al contrasto al crimine organizzato transnazionale, alle attività terroristiche, ai reati contro la persona, alla produzione e al traffico illecito di stupefacenti, alla tratta di persone e al traffico illecito di migranti, al traffico illecito di armi, alla criminalità informatica e alla pedopornografia on line e ai reati economici e finanziari. Sono previste inoltre un’analisi su fenomenologie delittuose di comune interesse e la condivisione di strumenti operativi e buone prassi, l’adozione di misure di coordinamento per l’attuazione di tecniche investigative, l’esecuzione delle richieste di assistenza e la cooperazione strategica. L’accordo, oltre a prevedere la possibilità per i rappresentanti delle autorità competenti di svolgere riunioni, consultazioni e di costituire un Comitato congiunto e ulteriori gruppi di lavoro ad hoc, indica altresì le procedure per la ripartizione tra le parti degli oneri finanziari e le modalità per la composizione di eventuali controversie. Le disposizioni dell’accordo non pregiudicano altresì i diritti e gli obblighi delle parti derivanti da altri trattati internazionali di cui esse sono parte. La Marca ha anche evidenziato come l’art. 3 del disegno di legge di ratifica quantifichi gli oneri economici in complessivi 92.577 euro a decorrere dal 2025 ad anni alterni, di cui poco più di 12.440 euro aventi natura di oneri valutati e poco più di 80.130 euro aventi natura di oneri autorizzati. Per la relatrice infine l’intervento legislativo in esame non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l’ordinamento europeo e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. (Inform)