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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Commemorazione del 75° anniversario dell’accordo “homme contre charbon” tra Italia e Belgio: l’intervento del Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli

MEMORIA

 

 

ROMA – Il 23 giugno 1946 viene firmato a Roma il protocollo italo-belga per il trasferimento di 50mila minatori italiani in Belgio. L’accordo prevedeva che il Governo belga si impegnasse a vendere all’Italia circa 2.500 tonnellate di carbone ogni mille minatori: una delle condizioni poste riguardava l’età dei minatori che non doveva superare i 35 anni. L’accordo, tristemente noto come “homme contre charbon”, compie 75 anni ed è stato commemorato nella miniera simbolo della tragedia dell’emigrazione italiana in Belgio: “Bois du Cazier” a Marcinelle. Hanno presenziato autorità locali e istituzioni italiane: Paul Magnette, sindaco di Charleroi, Francesco Genuardi, Ambasciatore d’Italia a Bruxelles, Sergio Aliboni, Presidente dell’Associazione dei Minatori della Vallonia, Elio Di Rupo, Presidente della Vallonia, Sophie Wilmes, Ministro degli Esteri del Belgio, David Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo. Presenti anche il Presidente dell’Intercomites Belgio, Raffaele Napolitano, e la consigliera Cgie-Belgio Eleonora Medda. Tra le testimonianze quelle di alcuni tra gli ex minatori italiani, arrivati in Belgio nel primo decennio dall’entrata in vigore di quell’accordo.

Il Presidente Sassoli ha posto in rilievo il ricordo della vita e del sacrificio di tanti italiani e tanti europei venuti in Belgio in cerca di un futuro migliore. “La seconda guerra mondiale si era conclusa con i danni che sappiamo. Tutti i Paesi europei stavano vivendo gli anni durissimi della ricostruzione. Il Belgio, ricco di miniere di carbone, non aveva abbastanza manodopera mentre invece l’Italia, ricca di manodopera, era in ginocchio”, ha esordito Sassoli evidenziando come il ricorso alla manodopera migrante fosse spesso considerato l’unica risorsa per un settore essenziale per il Belgio come quello dell’estrazione di carbone. “Un lavoro pesante, mal retribuito, e soprattutto destinato fino a quel momento ai prigionieri di guerra. È così che fu firmato il protocollo italo-belga definito “uomo-carbone”, un accordo in base al quale l’Italia si impegnava ad inviare nelle miniere belghe 50mila italiani al ritmo di duemila a settimana; il Belgio si impegnava a vendere mensilmente all’Italia un minimo di 2.500 tonnellate di carbone ogni mille minatori. Nelle diverse città e paesi italiani iniziarono a comparire manifesti di reclutamento che promettevano lavoro e salario. Sui diritti dei lavoratori, sulla sicurezza e sulle condizioni di lavoro non c’era una riga. Unico requisito richiesto, una buona salute e un’età massima di 35 anni”, ha ricordato Sassoli sottolineando anche la durezza del viaggio, in treno, che poteva durare giorni. “Possiamo parlare di lavoratori senza tutela e sicuramente non di cittadini a pieno titolo. La tragedia di Marcinelle dell’8 agosto 1956 fu un incidente drammatico, ma solo il più eclatante”, ha poi aggiunto Sassoli menzionando i dati in possesso delle Acli: tra il 1946 e il 1963 i lavoratori italiani morti in miniera furono 868, ai quali bisogna aggiungere tutti coloro che persero la vita in modo silenzioso a causa della silicosi polmonare, malattia letale causata dall’inalazione prolungata di biossido di silicio presente appunto nelle miniere di carbone. “Certo, quella del dopoguerra era un’altra Europa: un altro Belgio, un’altra Italia. Il protocollo italo-belga del 1946 e la successiva catastrofe della miniera del ‘Bois du Cazier’ di Marcinelle ha segnato, in un certo senso, anche la storia dell’integrazione europea. Questa duplice vicenda ci ricorda che l’immigrazione è dolore, lacerazione, ma al tempo stesso anche riscoperta di valori e di umanità. La tragedia di Marcinelle segnò uno spartiacque in molti modi. Innanzi tutto vi fu la presa di coscienza dell’inaccettabile condizione umana di quei lavoratori e le battaglie politiche e sindacali che seguirono quella tragedia hanno portato nel tempo al riconoscimento formale e poi sostanziale dei lavoratori italiani come cittadini di questo Paese a pieno titolo e come lavoratori con eguali diritti”, ha spiegato Sassoli ricordando l’importanza di certe battaglie proprio alla luce dell’imminente Conferenza sul Futuro dell’Europa. “La tragedia del ‘Bois du Cazier’, per la sua grandezza e il suo impatto in termini di perdita di vite umane, ha contribuito ad accendere una luce non solo sulle migrazioni ma anche sulle politiche di sicurezza sui luoghi di lavoro e sulla costruzione di un welfare europeo. Stiamo vivendo un tempo di grandi sfide: la pandemia da Covid-19 ha sconvolto le nostre vite e in questo momento è necessario fissare bene gli obiettivi e lavorare insieme con grande senso di responsabilità. Come è stato ribadito al recente vertice di Porto, è necessario dare attuazione concreta ai principi e ai diritti contenuti nel pilastro europeo dei diritti sociali. La nostra Unione si fonda infatti sui pilastri della solidarietà e dell’uguaglianza: di fronte alle grandi trasformazioni ecologiche e digitali che stiamo vivendo, è necessario richiamare quei principi, mettere le persone al centro del dibattito e affrontare con urgenza la dimensione sociale pensando a nuovi modelli di sviluppo, più equi e sostenibili. È fondamentale quindi predisporre un efficace tessuto normativo a livello europeo e, soprattutto ridurre le non più accettabili, anacronistiche asimmetrie tra gli Stati europei. L’insegnamento e la memoria di quanti persero la vita a Marcinelle e nelle altre miniere del Belgio impone scelte coraggiose ispirate alla solidarietà”, ha sottolineato Sassoli invitando a definire regole comuni in Europa perché non si debba morire per arrivare in modo irregolare e perché non si debba lavorare in condizioni illegali e disumane. “Attraverso la riforma della propria politica di immigrazione e asilo, la Commissione europea ha proposto nuove misure che provano a superare il sistema di Dublino e a indicare una via diversa rispetto al passato, non più dettata dalla paura e dell’incertezza, ma orientata a trovare un giusto equilibrio tra solidarietà e responsabilità nella gestione dei flussi migratori”, ha concluso Sassoli. (Inform)

 

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