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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Claudio Micheloni: “Non si finisce mai di imparare”

NUOVA LEGGE ELETTORALE E VOTO ALL’ESTERO

Lettera aperta del presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero ai senatori della Repubblica Italiana

 

ROMA – “Carissime colleghe e colleghi, tra pochi giorni saremo chiamati ad esprimerci sulla nuova legge elettorale. Come sapete, il testo confezionato alla Camera dei Deputati contiene una modifica del voto all’estero, tale da prevedere la possibilità di candidare nella circoscrizione estero anche cittadini residenti in Italia.  C’è chi dice si tratti di una umiliazione delle ragioni storiche che hanno prodotto quella legge, io tra questi, così come c’è chi lo considera un modesto cambiamento di natura tecnica, inteso a ‘ripristinare la reciprocità’, cioè, pare di intendere, sanare una contraddizione, un’aporia. Si tratta di un argomento che considero serissimo, eppure domando la vostra attenzione non tanto per dirvi cosa penso io, ma per raccontarvi cosa ne pensano altri. Vuole essere, questa, una lettura d’incoraggiamento, per quanti di voi dovessero condividere con me una certa malinconia nell’osservare la politica dei nostri giorni e questa legislatura che volge al termine. Sia bandito il pessimismo!”.

Lo scrive il senatore del Pd Claudio Micheloni in una lettera aperta inviata ai senatori della Repubblica Italiana. La lettera è completata dal motto di Nicolò Machiavelli “Deve stimarsi poco vivere in una città dove  possano meno le leggi che gli uomini”.

Il presidente del Comitato per le questioni degli Italiani all’estero del Senato passa poi ad analizzare gli interventi di alcuni deputati che si sono espressi su questa materia. Il primo è quello dell’onorevole Fiano che ha affermato “Si intende, in tal modo, superare una diversità di trattamento tra cittadini italiani residenti in Italia e cittadini residenti all’estero in tema di elettorato passivo. (…) Si tratta, del resto, di una delle questioni maggiormente dibattute nel corso dell’iter di approvazione della legge sul voto degli italiani all’estero, la ben nota legge n. 459 del 2001. Da parte della dottrina sono stati addirittura avanzati dubbi sulla costituzionalità della limitazione dell’elettorato passivo ai soli cittadini residenti all’estero..”.

“La ‘dottrina’: quale? Tutta? – si domanda Micheloni nella lettera. – Perché non citare qualche nome, così da non lasciarci nell’oscurità? Pensando di fare cosa utile, mi sono addentrato nell’iter della ‘ben nota’ legge citato da Fiano, ed è pur vero che dubbi ne furono sollevati, tant’è che Tremaglia chiese pareri a diversi costituzionalisti di chiara fama: un Presidente emerito della Corte, due professori ordinari e addirittura due professori straordinari. Li trovate qui, ma se proprio non avete tempo, sappiate che dissero tutti più o meno la stessa cosa: date le precedenti revisioni costituzionali con le quali fu istituita la Circoscrizione Estero, la limitazione dell’elettorato passivo prevista dalla L.459/2001 non solo non è in contrasto con i principi di uguaglianza e di libertà, ma costituisce la conseguenza ‘logica’, ‘necessaria’ del dettato costituzionale. Fiano, probabilmente, avrà consultato una versione novecentesca della Carta: cose che capitano, anche agli innovatori più incalliti”.

Micheloni si sofferma anche su un’altra parte dell’intervento del deputato Fiano che ha affermato :  “Aggiungo, a mo’ di cronaca, che, per quello che riguarda il gruppo del Pd, noi pensiamo che sia giusto candidare i rappresentanti delle nostre comunità all’estero”. “Quindi – commenta Micheloni – è inutile polemizzare ed è scorretto ipotizzare, anzi, dovremmo apprezzare il fatto che si fa strada un approccio indubbiamente nuovo, destinato a cambiare in profondità l’ordinamento e la nostra vita quotidiana: a che serve una norma, una odiosa costrizione, quando basta mettersi d’accordo tra persone di buona volontà? Il Pd non lo farà, anzi, sfida gli altri a dimostrarsi all’altezza: con lo stesso criterio, potremmo estendere l’immunità parlamentare anche all’omicidio, allo stupro; o forse abrogare direttamente le norme che li proibiscono, legate al tempo triste in cui il legislatore non aveva considerato il principio cardine della vita civile: il buon senso”.

Micheloni analizza poi l’intervento dell’onorevole Rosato che ha affermato “Capisco e rispetto chi dice che quella esclusività deve rimanere… Vorrei però che si ragionasse anche di un altro profilo: in una fase in cui la mobilità internazionale si sta sviluppando fortemente, assumendo caratteri di maggiore dinamismo e anche di sensibile circolarità tra diversi luoghi di lavoro e iniziativa professionale e imprenditoriale, è giusto o sbagliato rendere più flessibili i criteri di accesso della rappresentanza in modo da cercare di raccogliere anche queste istanze? E’ sicuro che la realtà estera, nel suo complesso, sia meglio conosciuta da chi per decenni non si è mai spostato da un luogo di lavoro e di vita, anziché da chi ogni giorno la frequenta spostandosi da un’area ad un’altra e da un Paese ad un altro, come ormai da tempo sta accadendo?”.

Un dubbio,  quello espresso da Rosato, che per Micheloni appare legittimo anche se il senatore del Pd eletto nella ripartizione Europa evidenzia la curiosità di questa rappresentazione “in cui gli emigranti non si schiodano da casa”. Micheloni ironizza poi sulla possibilità  che il Pd “intenda attingere a queste risorse residenti negli aeroporti: manager, imprenditori, intermediari della ‘ndrangheta”. Una ipotesi, quella di candidare persone non residenti all’estero, che viene smentita dallo stesso Rosato nel suo intervento:  “Confermo che il Pd alle prossime elezioni saprà valorizzare… l’impegno dei singoli e la spinta collettiva che ha fatto di quelle esperienze un punto avanzato delle battaglie politiche di questi anni. E tutto questo è possibile proprio perché i nostri candidati sono residenti nei continenti che rappresentano, forti del loro radicamento.”

“Ricapitoliamo: – conclude Micheloni – da una parte si rivendica la correzione di una presunta discriminazione, originata dal dettato costituzionale, con una legge ordinaria; dall’altra ci si interroga su quanto sarebbe più moderno e dinamico approfittare della nuova opportunità, ma vi si rinuncia (per adesso, perché in politica ‘valorizzare’ non vuol dire candidare). E così ci liberiamo di quell’altro vetusto orpello del passato che è il principio di non contraddizione: Aristotele non avrebbe trovato posto nel Pd, indipendentemente dalla sua residenza”. (Inform)

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