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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

CGIE: c’è un futuro?

STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su “Il Globo” di Melbourne e “La Fiamma” di Sydney del 3.7.2014, un articolo di Francesco Pascalis, consigliere CGIE

Nel corso dell’ultima Assemblea Plenaria del CGIE (Consiglio Generale Italiani all’Estero) svoltasi a Roma dal 28 al 30 Maggio si è discusso molto del futuro dell’organizzazione stessa, partendo da una iniziativa di riforma proposta unilateralmente, ed in modo piuttosto inaspettato, dal Ministero Affari Esteri.

In sostanza il Ministero Affari Esteri, e quindi il Governo italiano, facendo riferimento alle restrizioni finanziarie imposte dalla “spending review” ha presentato al CGIE un progetto di riforma che stabilisce un drastico ridimensionamento dell’Ente stesso che possiamo sintetizzare così: una sola Assemblea plenaria annuale (non più due), diminuzione del numero dei membri CGIE da 94 a 43 e riduzione del numero dei membri del Comitato di Presidenza da 16 a 9.

Premesso che trovo assolutamente legittimo che un Governo responsabile si adoperi al massimo per limitare la spesa in un momento di difficoltà, non trovo però politicamente corretto ed opportuno l’approccio che nella circostanza attuale viene dato dai Responsabili governativi di settore a questa istanza, indubbiamente piuttosto specifica, ma che, altrettanto indubbiamente, fa parte della più ampia questione dell’esercizio dei diritti politici e di rappresentanza degli italiani residenti fuori del territorio nazionale.

Voglio altresì chiarire che non sono affatto d’accordo con la fanatica ortodossia imposta dalla maggioranza dell’attuale dirigenza del CGIE, tutta arroccata su posizioni intransigenti, al limite del dogma, e protese verso il mantenimento dello “status quo” e quindi di tutto un assetto abbastanza discutibile al quale è stato affidato il compito di assicurare l’esercizio dei suddetti diritti. Penso alle fragilità operative dei Comites e del CGIE, al fatto che non vengono rinnovati da 10 anni ed ai molti aspetti incongruenti di una tanto agognata legge sul voto che, nel momento che va a garantire l’esercizio di un diritto, non ne assicura contestualmente una piena correttezza costituzionale.

Penso invece che mai, come adesso, in occasione dell’importante processo di revisione costituzionale in corso, si sia creata la giusta circostanza per dare una svolta significativa, ed adeguata ai tempi, ad una materia che è stata da sempre trattata in modo episodico e disorganico. Purtroppo noto che continua a prevalere la tendenza, tutta italiana, a proporre provvedimenti “tappa buchi” e quindi lontani da un confronto serio con coloro che sarebbero poi i diretti interessati all’esercizio dei loro diritti, cioè gli italiani all’estero.

Il Governo, attraverso il Ministero Affari Esteri, sta proponendo di modificare al ribasso, per le suddette mere ragioni di spesa, alcuni aspetti in sostanza molto insignificanti di un’Istituzione che aprioristicamente esso ritiene assolva ancora a funzioni particolarmente utili alla grande comunità degli italiani all’estero. Purtroppo così non è. I pochi “poteri” del CGIE sono molto limitati e nel corso degli ultimi anni i vari Governi succedutisi hanno sistematicamente “snobbato” la sua collaborazione.

Il CGIE è purtroppo diventato – malgrado consapevolmente o inconsapevolmente la maggior parte dei membri del suo Comitato di Presidenza e pochi altri consiglieri non lo ritengano tale – un “apparato” all’interno di un altro “apparato”, cioè del Ministero Affari Esteri che a sua volta lo considera ormai uno dei suoi Uffici in seno alla Direzione Generale competente.

Ritengo che il Governo, prima di proporre “rattoppi” inconcludenti, dovrebbe procedere ad una consultazione un po’ ampia con le varie realtà italiane nel mondo, che vada al di là degli interlocutori usuali ed al termine di questo “giro d’orizzonte” sono certo che potrà constatare che la domanda proveniente “dal basso” non si sarà indirizzata verso la conferma di un rapporto “piramidale” bensì verso un rinnovato collegamento che caratterizzi in modo più diretto ed “orizzontale” il legame tra l’Italia e “l’altra Italia”.

Nel mio intervento in Assemblea plenaria in modo molto succinto ho voluto lumeggiare questi argomenti non dimenticando di ricordare che in tutti questi anni il CGIE, soprattutto quello del primo mandato, ha portato avanti molto bene il proprio lavoro, prevalentemente per quanto riguarda lo studio e l’approfondimento delle tematiche.

Negli ultimi 10 anni però, da quando è in vita l’attuale mandato del CGIE, le circostanze si sono profondamente modificate. La facilità dello scambio di informazioni e comunicazioni apportata dalla rivoluzione informatica e dalla parallela crescita del fenomeno della globalizzazione e l’introduzione della Rappresentanza dall’estero all’interno del Parlamento italiano hanno cambiato radicalmente lo scenario. Non esistono seri segnali che indichino che nel quadro delle riforme costituzionali all’attenzione della dirigenza politica italiana si stia andando verso l’abolizione della Circoscrizione “Estero” e quindi della relativa Rappresentanza proveniente dall’estero. Se, come sembra, questa Rappresentanza parlamentare resterà, il suo ruolo dovrà essere rafforzato, per integrare sempre di piú le comunità all’estero nel “sistema Italia”.

Ed inoltre, la possibile costituzione di una Commissione Bicamerale Camera-Senato per le questioni degli Italiani all’estero sarebbe un concreto passo in avanti verso un più incisivo dibattito istituzionale.

Credo che se si dovesse arrivare a questo traguardo, il ruolo dell’intermediazione del CGIE diventerà a quel punto ridondante. La suddetta Commissione sarebbe l’occasione ideale per creare un collegamento diretto tra la rappresentanza di base, nel nostro caso i Comites, ed il Parlamento, cioè il luogo dove si elaborano le leggi.

In questo modo i “cittadini”, membri delle nostre comunità all’estero, uscirebbero dalla “tutela” del Ministero Affari Esteri ed entrerebbero finalmente in uno rapporto diretto, serio, corretto ed appropriato con l’Istituzione di competenza, cioè il Parlamento. (Francesco Pascalis* – Il Globo e La Fiamma del 3 luglio 2014 /Inform)

* Consigliere CGIE

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