GIORNO DEL RICORDO
Vice ministro Marta Dassù : Arrivato il momento per un Museo sull’Esodo
“La pace, così come la memoria, vanno continuamente difese”
ROMA – “Il Governo italiano intende assumere, in accordo con i rappresentanti delle Associazioni degli esuli, decisioni che permettano di superare le pendenze della storia e di rendere stabile la Memoria. Si è a lungo parlato, ad esempio, della possibilità di istituire un Museo sul tema dell’Esodo: crediamo sia venuto il momento di cominciare a realizzarlo”. Così il vice ministro degli Esteri Marta Dassù intervenendo alle celebrazioni in Senato – alla presenza del capo dello Stato – per il Giorno del Ricordo delle vittime delle foibe e dell’esodo da Fiume Istria e Dalmazia.
Dassù ha rivolto anzitutto le sue parole ai rappresentanti delle famiglie delle vittime e degli esuli, “abbracciando idealmente tutti gli italiani che furono vittime innocenti, dal 1943 in poi, della conclusione tragica della seconda guerra mondiale lungo il confine orientale dell’Italia”. “Furono vittime, poi – ha aggiunto Dassù – , una seconda volta: vittime del silenzio, dei pregiudizi e della rimozione con cui la tragedia delle foibe e dell’esodo di massa da Istria, Quarnaro e Dalmazia vennero a lungo trattate in Italia. Un dopoguerra infinito, che si è chiuso solo dieci anni fa. L’istituzione del Giorno del Ricordo è stata anzitutto, prima di tutto, un atto tardivo di verità e di giustizia. Ecco perché possiamo essere qui insieme, oggi. Oggi,avendo riconosciuto il passato, possiamo insieme guardare al futuro”, ha detto il vice ministro degli Esteri .
“Il futuro ha due dimensioni – ha proseguito – La prima è nazionale: il governo italiano intende assumere, in accordo con i rappresentanti delle Associazioni degli esuli, decisioni che permettano di superare le pendenze della storia e di rendere stabile la Memoria. Si è a lungo parlato, ad esempio, della possibilità di istituire un Museo sul tema dell’Esodo: crediamo sia venuto il momento di cominciare a realizzarlo. La seconda dimensione è europea. Lo dico davanti al Presidente Napolitano, che ha intuito per primo le potenzialità del riavvicinamento, attraverso l’Europa, fra Italia, Croazia e Slovenia. L’incontro di Trieste, nel luglio 2010, non è rimasto un incontro. Ha segnato – ha sototlineato Marta Dassù – la volontà politica, umana, culturale, di ritrovarsi. Di ritrovare, nell’Adriatico, uno spazio comune, impedendocosì che le nuove generazioni restassero ostaggio delle drammatiche lacerazioni del passato. Attraverso l’Europa, Italia, Croazia e Slovenia hanno potuto così rilanciare la cooperazione adriatica: gli incontri trilaterali inaugurati dal Presidente del Consiglio Enrico Letta, il varo della macro-regione adriatico-ionica, che avverrà quest’anno sotto la presidenza italiana dell’Ue, sono figli dello Spirito di Trieste: della sintesi fra il riconoscimentodi una storia tragica – per noi italiani, anzitutto, ma anche per sloveni e croati – e della volontàdi superarla. Conoscerla e superarla: nell’interesse comune delle nostre popolazioni e difendendone le aspirazioni, inclusi i diritti delle minoranze. Questo, del resto, è il messaggio che possiamo trarre da un atto apparentemente minore ma in effetti importante sul piano simbolico: la riapertura a Zara, alcuni mesi fa, della prima scuola italiana”.
“Il 2014 – ha continuato il vice ministro – non è un anno identicoagli altri per ricordare la strada lunga e travagliata degli italiani dell’Est, molti dei quali hanno poi trovato successo in Italia, contribuendo, in campi diversi, al progresso della Nazione. Il 2014 non è un anno come gli altri. Evoca infatti la stessa striscia di terra europea, insanguinata dalla prima guerra mondialee dalle sciagure infinite , sto usando così le parole di Enzo Bettiza, prodotte dalla cosiddetta “questione orientale”. Dalle trincee del Carso fino alle Foibe: il filo di conflitti laceranti, spenti solocol dialogo europeo. L’Unione europea ha oggi punti deboli. Ma rispetto alle guerre e tragedie del Novecento, ha permesso di costruire la pace. Non dimentichiamolo mai. La pace, così come la Memoria, vanno continuamente difese” ha concluso il vice ministro Dassù.(Inform)