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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Celebrata al Maeci la Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo

FARNESINA

 

La nostra ricerca all’estero tra traguardi, obiettivi e nuovi finanziamenti: l’importanza della mobilità circolare dei ricercatori e dell’internazionalità. La presentazione  della mostra della Mostra “Italia: la bellezza della conoscenza”

Gli interventi della ministra dell’istruzione Valeria Fedeli e del vice ministro degli Esteri Mario Giro

 

ROMA- Si è svolta alla Farnesina “la Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo” e l’inaugurazione della Mostra “Italia: la bellezza della conoscenza”, promosse dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. I lavori della conferenza sono stati introdotti dal viceministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Mario Giro e dal ministro dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca, Valeria Fedeli.

La sessione inaugurale è stata moderata dal Direttore Generale del Maeci per la Promozione del Sistema Paese, Vincenzo De Luca, che ha segnalato i 100 gli eventi in corso nei 50 paesi coinvolti, in occasione di questa giornata e ha ringraziato la Ministra Fedeli che ha voluto promuovere questa giornata in corrispondenza della data di nascita del genio, Leonardo da Vinci. Il Direttore ha spiegato che in questi giorni in tutto il mondo si terranno eventi per promuovere la ricerca italiana e che la mostra “Italia: la bellezza della conoscenza” sarà presentata anche in India, in Egitto e a Singapore, oltre che ovviamente a Dubai in occasione di Expo 2020.

Un video poi dà il via ai lavori. “Noi italiani da sempre saliamo sulle spalle dei giganti- recitano le parole di questa clip introduttiva- e da lì si vede oltre, si intuisce il mondo che verrà così che poi si possa realizzarlo per il bene di tutti”.

La parola è poi passata alla Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli: “Sono contenta e onorata di inaugurare la prima edizione della Giornata della ricerca e della creatività italiana nel mondo, che abbiamo particolarmente voluto come Ministero, per promuovere il lavoro delle nostre ricercatrici e dei nostri ricercatori e per divulgare i risultati delle ricerche che sono avvenute e quelle che ancora ci auguriamo arriveranno. Penso che questa giornata, la cui istituzione veniva annunciata qui il 5 febbraio scorso, deve diventare un appuntamento nel quale facciamo il punto su dove siamo arrivati e su come andare avanti. Questo mi pare il punto vero del significato dell’istituzione di quest’incontro. Abbiamo scelto il 15 aprile non a caso, la data di nascita del maestro Leonardo da Vinci, uno dei più celebrati artisti e scienziati italiani nel mondo, la cui vita e storia scientifica rappresentano un patrimonio per l’intera umanità. Il nostro Paese – ha aggiunto la ministra – deve dire grazie alle nostre ricercatrici e ai nostri ricercatori. La loro eccellenza ci ha portato ad emergere in contesti internazionali. Pensiamo a ciò che ha significato per la ricerca italiana il conferimento del Premio Nobel per la fisica 2017… Era italiano anche ad Alberto Giazotto uno dei due papà di virgo costruito alle porte di Pisa a Cascina, per il quale abbiamo proposto un riconoscimento alla memoria. Uno dei punti di forza della nostra ricerca – ha continuato la Fedeli – è rappresentato dai nostri ricercatrici e i nostri ricercatori, che sono eccellenti sia nel numero che nella qualità delle pubblicazioni scientifiche, sia nel vincere i bandi che sono tra i più prestigiosi. Siamo ottavi al mondo per numero di pubblicazioni scientifiche con una media di citazioni comparabile a quella di Germania e Francia e sono lieta di dirvi che la componente femminile di personale di ruolo è aumentata significativamente nell’ultimo decennio. Oggi la consapevolezza di quanto valga e pesi la ricerca è aumentata e gli ultimi governi hanno riconosciuto il valore non solo a parole ma incrementando le risorse a questo settore destinate. Certo, nonostante questo, dobbiamo sapere che dobbiamo fare molto in termini di investimenti in ricerca e sviluppo, rispetto agli altri paesi dell’Unione Europea e ai principali paesi Ocse. Dobbiamo sapere che gli investimenti devono essere costanti e strutturali”. “Pochi giorni fa con i ministri Madia, Calenda, Galletti, Lorenzin – ha ricordato la Ministra – abbiamo firmato il decreto che sblocca l’assunzione di ricercatori e ricercatrici precari. Anche questo, volendo investire nella ricerca, è un altro tassello necessario in un percorso di stabilizzazione. Io credo sia stato un passo importante e giusto. A fine febbraio scorso abbiamo avviato il piano straordinario di reclutamento per le ricercatrici e i ricercatori: si tratta di 1305 posti per i ricercatori destinati all’università e di altri 308 posti a tempo indeterminato per gli enti di ricerca vigilati dal Miur. A ciò si aggiunge il bando PON di dieci milioni, che consentirà altri 600 posti di ricercatori di tipo A per gli atenei meridionali, per rendere gli interventi nel mezzogiorno e del Paese intero alla pari. Gli interventi messi in campo riguarderanno dunque nel complesso oltre 2200 tra ricercatrici e ricercatori. Investire su sapere e ricerca significa offrire davvero e concretamente un futuro di qualità alle nuove generazioni e al nostro Paese”. La Ministra è passata poi a parlare delle risorse: “200.000 euro annui finanziati dai fondi dei capitoli di competenza del Miur. Si è parlato molto di un sistema più incentivante per chi vuole tornare in Italia, perché la dimensione di internazionalità, che connota questo campo, deve essere una scelta, un’opportunità, non una via obbligata né una costrizione. Uno degli obiettivi verso il quale abbiamo stimolato le università è quello dell’attenzione alle giovani e ai giovani, alle docenti e ai docenti. Per questo abbiamo investito nel triennio 22.200 milioni e contestualmente sono aumentati gli incentivi per le chiamate di docenti dall’estero. Dal 2004, anno della sua istituzione, il programma Rita Levi Montalcini è diventato punto riferimento importante per i giovani ricercatori italiani all’estero e uno strumento di reclutamento per università grazie a uno stanziamento annuo pari a cinque milioni”.

“Nel quadro delle iniziative volte a promuovere la comunicazione scientifica e tecnologica bilaterale – ha continuato la Ministra – vorrei segnalare due importanti iniziative del Miur: la prima è l’ottava edizione della settimana dell’innovazione Italia-Cina, che si è svolta a novembre 2017 a Pechino, e che ha visto una partecipazione record da entrambi le parti con oltre 1300 partecipanti di cui 350 italiani, tra enti di ricerca, università e imprese e che ha sancito il partenariato tra Italia e Cina. La seconda è un’iniziativa originale e ambiziosa volta alla collaborazione in ambito scientifico con l’Iran. Il forum bilaterale su scienza, tecnologia e sviluppo, svoltosi a Teheran l’aprile scorso è stata una prima assoluta che ha visto confluire dall’Italia più di 100 soggetti. Inoltre Euroscienze Open Forum ha designato Trieste capitale della scienza europea 2020. La città ospiterà nel 2020 l’evento biennale scientifico più importante d’Europa. L’Italia è l’unico paese ad aver ricevuto due volte questo riconoscimento”.

A seguire interviene il Viceministro Mario Giro: “Ci stiamo rendendo conto da qualche anno di quanto sia importante che anche la ricerca faccia parte di quest’estroversione italiana che i governi della legislatura precedente hanno sostenuto. Noi abbiamo terminato e quindi possiamo parlare al passato di quello che abbiamo fatto. Manca ancora molto ma ci siamo resi conto che da tutti i punti di vista, sia da quello commerciale che da quello culturale, che dal punto di vista della cooperazione allo sviluppo e della ricerca scientifica, c’è tanta Italia di cui nel mondo c’è bisogno. Questo ha fatto sì che abbiamo realizzato molto in questo senso, ma sappiamo bene che non è sufficiente. Sappiamo che dovremo aumentare tantissimo gli investimenti anche quanto a spesa sul PIL. Siamo ancora sotto l’1%, quindi non è sufficiente. Anche Leonardo – ha continuato Giro – è stato un cervello in fuga, è andato via ed è morto in Francia. Noi vogliamo che si passi da un’idea di cervelli in fuga a un concetto di circolarità. Sappiamo che non possiamo tenere tutto in Italia. L’Italia non ha tutte le competenze. C’è anche una ricerca che bisogna sviluppare altrove, Non tutti devono restare nel nostro paese. C’è bisogno di circolarità. Si può partire senza andarsene. Non bisogna pensare che se si va via si sbatte la porta per sempre. Non deve essere così. Si smetta di parlare di fuga è si parli di circolarità. Il sistema paese sono le persone e la rete che esse riescono ad attivare. Questa è l’idea che abbiamo qui al Ministero degli Esteri. Noi questa rete l’abbiamo aperta… Questa rete – ha concluso Giro – è anche vostra. È orizzontale, non è gerarchica. Da ogni punto di questa rete è possibile intervenire e dire ciò che va e non va. Agli stranieri qui presenti dico: L’Italia è un paese che ha moltissime potenzialità. Collegatevi a questa rete perché noi ne siamo felici”.

Dopo gli interventi istituzionali si è svolto un variegato dibatto moderato dal Direttore Generale del Maeci per la Promozione del Sistema Paese, Vincenzo De Luca De Luca che ha introdotto il video collegamento con due ricercatori italiani nel mondo, rispettivamente negli Stati Uniti e in Australia: Roberto Vittori (addetto spaziale a Washington) pilota e collaudatore, reduce da tre missioni. Vittori racconta che la stazione spaziale internazionale è un laboratorio unico e un’opportunità per la ricerca, per l’economia e una possibilità per la salvezza dell’ecosistema terrestre; sottolinea come il ruolo dell’Italia sia di Paese presente e protagonista.

A seguire interviene anche Anna Maria Fioretti, dall’Australia, e afferma l’importanza di questa figura dei ricercatori italiani nel mondo che con la loro presenza hanno costruito la base dell’immagine positiva che l’Australia ha dell’Italia. “I ricercatori sono il frutto del nostro sistema paese. I ricercatori italiani all’estero vanno valorizzati per recuperare in parte quanto il paese ha investito nella loro formazione” afferma la Fioretti.

Parla a questo punto Massimo Inguscio, Presidente della Consulta dei Presidenti degli Enti pubblici di Ricerca: “la ricerca è bella, appassionante e utile. Sono felice di celebrare questa giornata a nome di venti rappresentanti di questi enti. Tra quanto di buono è stato fatto nella precedente legislatura c’è anche l’idea della consulta come inizio per creare una sinergia per scegliere. I soldi per la ricerca sono pochi e non vanno sprecati ma focalizzati. I ricercatori sono i pilastri, la linfa vitale che ci permette di vivere meglio e di avere un futuro sostenibile.  La scienza è universale, inclusiva, aiuta e anticipa la politica. Quello che avviene oggi è uno straordinario gioco di squadra. In questa iniziativa sono coinvolti tutti questi enti in 81 eventi in 53 sedi diplomatiche all’estero. In particolare il consiglio nazionale di ricerche a Oslo si riunirà la prossima settimana. Questo è importante perché l’Italia è un Paese leader al mondo per le ricerca nell’ambito dei cambiamenti climatici”.

Prende poi la parola Gaetano Manfredi, Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane: “questa giornata ci ricorda la qualità della nostra ricerca, ma ci ricorda anche che la dimensione della ricerca è una dimensione internazionale e le università italiane sono ben consapevoli di questo ruolo. Stiamo lavorando perché il nostro sistema universitario sia sempre più internazionale. Per far questo noi dobbiamo fare due operazioni: avere un’università composta da studenti che arrivino da tutte le parti del mondo, e in questo senso c’è un trend positivo negli ultimi anni; la seconda operazione è quella di cercare di avere un mondo di docenti davvero internazionale e su questo c’è stato un grande sforzo con la Levi Montalcini e con le chiamate dirette. Ma noi dobbiamo parlare non solo di rientro ma di mobilità e di circolarità di cervelli. Dobbiamo attrarre cervelli non solo italiani. Io sono Presidente della Rita Levi Montalcini e posso costatare che negli ultimi anni c’è stato un numero non piccolo di domande di ricercatori non italiani. Questo è un segno della capacità del nostro Paese di saper attrarre e quando noi saremo in grado di attrarre ricercatori di altri paesi allora saremo in grado anche di trattenere i nostri che voglio andarsene. Quindi ci deve essere un impegno per rafforzare la dimensione internazionale. Per far questo abbiamo bisogno di risorse ma anche di un paese più semplice, con meno regole. Questa giornata rappresenta un momento di grande orgoglio ma anche di riflessione”.

Interviene Daniele Finocchiaro, Presidente Gruppo Tecnico Ricerca e Sviluppo di Confindustria: “faccio innanzitutto un plauso al Ministro per aver organizzato in così poco tempo un evento come questo”. A questo punto Finocchiaro lancia un video realizzato da Confindustria, un video che parte con un’orchestra che intona e suona l’inno italiano e che accompagna le immagini di tutti quei settori in cui l’Italia eccelle dallo sport alla musica, dalla moda alla scienza, dall’architettura al design, dalla tecnologia alla storia.

“Per le imprese, ricerca e innovazione rappresentano qualcosa in più- riprende Finocchiaro- Perché un’azienda che non investe in questo è destinata a scomparire. Ricerca e innovazione equivale alla sopravvivenza delle aziende. Questo è il messaggio che stiamo cercando di passare come Confindustria. Bisogna parlare molto di quanto investire e della velocità con cui cambiare lo status quo. In una giornata di celebrazione come questa è importante però sapere che non partiamo da zero. Cerchiamo di guardare il bicchiere mezzo pieno e di sottolineare che i ricercatori in giro per il mondo sono simboli che stimolano i giovani. Quando parliamo di made in Italy, c’è tantissima ricerca e innovazione, ma vengono in mente alcuni settori in particolare come quello farmaceutico: in Italia siamo all’avanguardia su vaccini, su terapie avanzate e su biotecnologie di qualità. Di sei proposte che in Europa arrivano sul letto del paziente, tre sono di origine italiana. È importante che l’Italia sia protagonista nell’ambito di progetti europei in questo senso e noi abbiamo cercato, come Confindustria, di dare un contributo, che sia propositivo, con proposte puntuali e fattibili. Il programma è già stato pubblicato da Confindustria: qui dico in sintesi che per noi è importante definire una governance unitaria della ricerca e innovazione, indirizzata a un unico obiettivo. È necessario lavorare sin d’ora a una strategia di innovazione vincente. Sarebbe poi importante, per attrarre imprese e finanziamenti esteri, semplificare le regole e rendere più rapide le misure a bando. È importante anche accorciare la distanza tra ricerca pubblica e imprese, con la nascita e lo sviluppo di nuove start up, promuovere i tavoli paesi e definire strategie ad hoc. L’obiettivo comune è quello di lavorare tutti in modo coordinato come l’orchestra del video”.

“A proposito di lavoro- afferma De Luca. Devo ringraziare molto Marco Mancini, con il quale abbiamo condiviso tutti i lavori per l’internazionalizzazione della ricerca e dell’università. Do quindi la parola a lui. “Vorrei ricordare – esordisce Mancini – due cifre: innanzitutto in 8 anni l’Italia ha accolto o riaccolto nei suoi centri di ricerca, quasi mille ricercatrici e ricercatori, 832 per la precisione, frutto congiunto di una serie di programmi del nostro ministero, come quello Levi Montalcini o lo strumento delle chiamate dirette che ha da solo prodotto 400 posizioni di professori dall’estero; in secondo luogo stiamo costruendo una programmazione congiunta con il Maeci. Non è molto semplice in genere mettere insieme due ministeri. Ma ci siamo riusciti. La nostra programmazione si sta articolando, anche con una serie di interventi finanziari, su diversi obiettivi. Ne ricordo due, ovvero le iniziative per il consiglio superiore della ricerca in Africa e la seconda relativa ai partenariati binazionali. L’Italia a una lunga tradizione di creazione di università binazionali e la creazione anche di veri e propri poli. Noi crediamo che questi siano gli obiettivi da costruire nei prossimi anni. Tutto questo è una dote che accompagna quest’iniziativa. Dobbiamo valorizzare questo punto di eccellenza e far sentite la nostra voce, che è anche la più importante che abbiamo nei confronti dell’estero e per la quale ancora ci ammirano”.

La parola passa così a Paolo Glisenti, commissario italiano all’Expo Dubai 2020: “connettere le menti per generare futuro: questo è il tema di Dubai. Legato a due temi; uno concettuale, quello della creatività come competenza inserita in tutti i processi di sviluppo tecnologico, e il secondo è quello dell’identità Italiana legata alla storia e al futuro nel Mediterraneo. Abbiamo fatto un accordo con il CNR, partner strategico dell’Italia a Expo Dubai 2020. Abbiamo scelto 4 aree lavoro: la prima area è quella della salute e delle scienze della vita, la seconda area è quella del mediterraneo e dello sviluppo sostenibile, la terza che con Inguscio abbiamo individuato è quella della tutela e valorizzazione dei beni culturali, quarta e ultima è l’industria 4.0. Abbiamo scelto queste aree per due ragioni: la prima è che ci sembrano aree in cui la competenza Italia di saper integrare competenze e mestieri diversi emerga e quindi pensiamo che l’Italia possa esprimere il meglio in questo senso, il secondo motivo è che queste aree sono quelle che mettono maggiormente in collegamento i territori italiani. Abbiamo chiesto al CNR di essere garante per noi di questa integrazioni di saperi e conoscenze in tutta l’Italia”.

A questo punto inizia una Tavola rotonda “Raccontare scienza e tecnologia italiane nel mondo”, introdotta da Riccardo Pietrabissa, il curatore scientifico della mostra, che presenterà i vari testimonial di quest’iniziativa: “Questa mostra è stata una sfida, una sfida importante perché raccontare la bellezza della conoscenza è fondamentale per l’Italia. La ricerca italiana da sempre contribuisce alla scienza e alla conoscenza e abbiamo pensato che fosse identitaria la bellezza del Paese. Ricerca e bellezza si nutrono l’un l’altra. Non può esistere una ricerca in un paese che non sia bello e non può esistere un bel paese dove non si faccia ricerca di qualità. Questa mostra racconta questo binomio. Vedrete un film, realizzato da Stefano Incerti, un film che racconta perché questo bel paese è tale grazie alla sua ricerca scientifica. Poi ci sono isole tematiche: il patrimonio culturale, l’alimentazione, l’ambiente, la qualità di vita e la salute e lo spazio”.

La parola passa così a Luciano Maiani, professore emerito dell’Università di Roma La Sapienza: “partirei dal fatto che tanti anni fa il premio Nobel per la fisica venne dato a Enrico Fermi. Egli ha raccolto intorno a sé intere generazioni con la sua ricerca. Il premio Nobel ha conciso sfortunatamente anche con la sua partenza per gli Stati Uniti, sotto la spinta delle leggi razziali, ma la scuola creata da lui ha trovato espressione nella collaborazione internazionale. La creazione del CERN ha dato la possibilità alla scuola creata da Fremi di esprimersi e abbiamo assistito alla nascita di moltissimi scienziati nella seconda metà del ‘900 che hanno operato in Italia e all’estero. Il Cern è stato lo strumento appropriato per sviluppare tutte le potenzialità che c’erano. Vorrei riportare infine un’immagine esemplare: La Nasa ha fatto vedere una foto eccezionale della terra di notte. Da questa immagine si può evincere che laddove c’è ricerca di notte c’è anche la luce. Quest’immagine ci incoraggia ad andare avanti in quest’impresa”.

Viene introdotto così l’intervento di Maria Chiara Carrozza, professore di Biorobotica alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che ci conduce verso una ricerca che tende alla tecnologia e alle sue applicazioni pratiche: “sono orgogliosa di essere testimone della ricerca italiana. La ricerca è fatica e la ricerca è viaggio. Questo è strettamente collegato col tema di oggi. Non si può pensare infatti alla ricerca senza il viaggio, l’incontro delle altre culture, degli altri mondi e degli altri laboratori. Vorrei fare l’esempio del caso ebola. Senza un’alleanza sovrannazionale e multidisciplinare non sarebbe stato possibile risolvere il problema di quest’epidemia. Vorrei anche partire anche dall’equità. L’obiettivo dell’ingegneria biomedica è quello di portare la tecnologia al letto del paziente ma deve farlo in modo equo, raggiungibile: cioè includendo il maggior numero di persone possibile. Noi dobbiamo trasformare la scienza in tecnologia, ma dobbiamo farlo in modo che sia raggiungibile da tutte le persone del paese. Questo vuol dire che abbiamo incluso anche il fattore umano in cose scientifiche e tecnologiche”.

Riccardo Pietrabissa poi passa a parlare del ruolo forte della ricerca industriale, dando la parola a Fulvio Uggeri, Direttore Innovazione globale e Operazioni tecniche di Bracco Imaging: “sono felice di avere la possibilità di portare, in una situazione così importante, la testimonianza di Bracco, che è un’azienda che compete e continuerà a competere, proprio grazie alla sua ricerca, in cui investiamo il 10% del nostro fatturato. Siamo presenti con centri di ricerca in Europa, in particolare in Italia e in Svizzera. La mia testimonianza vuole dire, in una giornata celebrativa come questa, che si può fare. Ci vogliono volontà, tenacia e risorse, ci vuole un sistema paese. Le aziende hanno poi bisogno di un sistema di ricerca pubblica che funzioni. Noi operiamo in diagnostica, quindi cerchiamo di prevenire. Quanto prima si interviene, tanto maggiore è la possibilità di avere un risultato positivo. Ricerca di base noi la facciamo ma la facciamo in collaborazione con il pubblico. Quindi se il pubblico funziona, anche noi siamo in grado di trasferire l’innovazione in oggetti che raggiungano il letto del paziente. Ci sono delle cose che dobbiamo migliorare però se operiamo insieme, aziende e pubblico possono raggiungere l’obiettivo di crescita per il nostro Paese di creare nuovi oggetti per migliorare la qualità della vita e di generare lavoro. Una diagnosi precoce vuol dire vita, ma a tutto tondo: produrre oggetti vuol dire fare il bene del paziente, del sistema, di tutti noi”.

Si passa poi alla presentazione della mostra “Italia: la bellezza della conoscenza”. Il progetto è promosso e finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Italiano e realizzato con il contributo diretto del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dei tre musei scientifici italiani di rilievo internazionale, coordinati da Città della Scienza di Napoli: Museo Galileo di Firenze, Museo di Trento, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano. In particolare è stato presentato il film di Stefano Incerti: La Bellezza della Conoscenza, narrazione per immagini del sistema culturale del nostro paese, all’interno di uno spazio interattivo centrale con componenti virtuali ed elementi fisici. La mostra propone una composizione di moduli tematici sulle tendenze più attuali che combinano ricerca e cultura e raccontano un’Italia dinamica e che guarda al domani. Sia dal punto di vista espositivo che dal punto di vista concettuale, si tratta di una struttura ‘aperta’. I temi trattati nelle isole tematiche sono il patrimonio culturale, l’alimentazione, l’ambiente, la qualità di vita e la salute e lo spazio. (Maria Stella Rombolà – Inform)

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