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Cardinale Montenegro: “Respingimenti? Usiamo piuttosto l’arma dell’amore”

FONDAZIONE MIGRANTES

Visita pastorale del presidente della Migrantes

 

LAMPEDUSA – Ringraziamento, fiducia in Dio, collaborazione ai suoi progetti di giustizia per chi arriva sulle nostre “spiagge della speranza”. La visita pastorale a Lampedusa del Cardinale Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente della Fondazione Migrantes,  ha fatto sentire forte alla comunità il profumo di Pasqua, consolando un popolo, non tanto impaurito per le notizie che lo danno facile preda dei terroristi dell’Isis, quanto, invece, comprensibilmente preoccupato per le ricadute negative sul turismo del terrorismo mediatico. “

Nel mondo ci sono 230 milioni di migranti; Lampedusa è per queste persone un faro cui si guarda con tanta speranza e che deve dare luce”, ha detto Montenegro, presiedendo la celebrazione eucaristica di ieri mattina.  Il cardinale innamorato dei poveri è giunto sull’Isola per pregare insieme ai suoi abitanti, ringraziandoli per la nomina cardinalizia voluta da Papa Francesco, ma anche per precisare che la berretta rossa non cambierà il suo rapporto con i fedeli. “Non sono diventato più importante – ha chiarito – il Papa mi ha chiesto di lavorare di più, di allargare il mio cuore. L’anello che mi è stato dato dal Pontefice e che cerco di portare degnamente, lo lascerò ad Agrigento, perché appartiene a voi. Per il resto, resto quel che sono”.

Nella creazione cardinalizia di Don Franco un ruolo importante lo ha certamente giocato Lampedusa, la testimonianza di solidarietà della sua gente. In questa storia di fraternità e di accoglienza che l’Isola è stata chiamata a rendere, il card. Montenegro ha sempre fatto sentire in maniera forte la sua presenza paterna. È qui, inoltre, che Papa Bergoglio ha imparato a conoscere le grandi doti umane e spirituali del vescovo agrigentino. Nel viaggio del Cardinale in questo estremo lembo d’Europa,  c’è il ricordo per il pezzo di strada compiuto assieme alla comunità lampedusana, il fare memoria delle tappe fondamentali di questo cammino.

Durante la celebrazione, il pensiero è andato alla Pasqua del 2011, festeggiata – per la prima volta dai lampedusani insieme al proprio vescovo – al termine di una stagione di gravi difficoltà per la più grande isola delle Pelagie, a causa di scelte politiche che ne avevano fatto un centro di detenzione a cielo aperto. Anche oggi, come allora, Lampedusa si trova davanti a una stagione di smarrimento e di incertezza per il proprio futuro. Di fronte alle ombre che cercano di insinuarsi, il vescovo di Agrigento ha rincuorato i fedeli, invitando tutti ad avere fiducia in un Dio che ha ascoltato il grido degli schiavi in terra di Egitto e a collaborare con il piano divino per questa terra. “Dobbiamo leggere la storia con gli occhi della Bibbia – ha esortato –. Quando ci fanno sentire perduti, ricordiamoci del modo in cui Dio ha ascoltato il grido dello schiavo, volgendosi ai suoi bisogni. Il Signore ci sta chiedendo il coraggio della fede e, attraverso noi, vuole scrivere una storia diversa. Per tanta gente – ha aggiunto – la nostra è la terra promessa. Queste persone vengono qui perché le stiamo privando di ogni cosa nelle loro terre. Mentre noi qui stiamo facendo i cristiani, molti altri stanno cercando di andare a messa e per questo motivo stanno rischiando la vita”.

Non poteva mancare, poi, un riferimento all’attualità, con le ultime indiscrezioni secondo le quali si preparerebbe uno sbarramento navale di fronte alle coste libiche. Un respingimento in mare, insomma, per impedire l’arrivo in Europa dei barconi della speranza. “Si parla tanto di navi e di armi, ma il Signore ci chiede si servirci dell’arma dell’amore. La politica – ha commentato il neo Cardinale – non è intervenuta per tempo, come avrebbe dovuto fare, ma non è certo con il terrore e la paura che si può governare la storia. Ricordiamoci, piuttosto, che l’amore e la bontà possono vincere tutto. Schieramoci, quindi, dalla parte giusta, dalla parte del Signore”. In questi anni l’Isola ha fatto fronte da sola a un fenomeno, quello migratorio, che non può più definirsi tale, a un’emergenza che è diventata ordinaria amministrazione. È inevitabile che la mancanza di progettazione e di soluzioni strutturate generino rabbia e scoramento nei suoi abitanti.

Il Cardinale ha voluto rincuorare il popolo che gli è stato affidato: “Tra qualche giorno – ha annunciato – andrò a Strasburgo e anche lì parlerò di voi, delle vostre necessità. Lampedusa non è solo immigrati. Il Papa, del resto, è venuto qui perché in questa terra la povertà e l’accoglienza si sono incontrate. È venuto perché ha sentito che qui si stava scrivendo una pagina nuova di storia. Papa Francesco ha svolto il ruolo di Mosè, indicandoci la terra promessa, in mezzo a tanti fatti e a tante notizie che ci facevano sentire perduti. Se gli altri ci confondono, Dio ci conforta; se i giornali ci mettono paura, il Signore ci invita ad amare il prossimo, perché ogni uomo è fratello. Lampedusa – ha concluso – è il centro di una storia importante e voi ne siete i protagonisti. Fidiamoci di Dio, accettandolo come compagno di viaggio. Diamo la prova al Signore che qui è possibile realizzare il suo sogno”.  (Luca Insalaco – Migrantes online /Inform)

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