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Camera, in Commissione Esteri l’esame dell’agenda per la parità di genere del Piano d’azione Ue

CAMERA DEI DEPUTATI

ROMA – E’ un’agenda ambiziosa, per la parità di genere e l’emancipazione femminile, quella contenuta nel Piano d’azione Ue in esame in Commissione Esteri della Camera. Il Presidente Piero Fassino ha segnalato che l’atto in esame è stato trasmesso dalla Commissione europea il 27 novembre 2020, in attuazione del Protocollo sul ruolo dei Parlamenti nazionali allegato al Trattato sull’Unione europea: a conclusione dell’esame, la Commissione Esteri potrà adottare un documento finale per esporre il proprio avviso su possibili iniziative da assumere. L’esame proseguirà comunque in altra seduta. La relatrice Laura Boldrini (Pd) ha sottolineato che il Piano d’azione in esame, presentato dalla Commissione europea e dall’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune dell’Ue il 25 novembre 2020, costituisce un’iniziativa molto importante: è stata avviata a partire dal 2010 con il primo Piano d’azione per la parità di genere nell’azione esterna. Questo perché “l’Unione europea è in prima linea a livello globale nella promozione della parità di genere, quale obiettivo politico chiave della sua azione esterna, allo scopo di accelerare il progresso verso i traguardi fissati nel quadro dell’Agenda 2030”, ha spiegato Boldrini citando tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile proprio quello relativo al raggiungimento dell’uguaglianza di genere di tutte le donne e le ragazze. “Alcuni progressi sono stati compiuti – ha aggiunto Boldrini – ma persistono ancora carenze radicate non solo per quanto concerne l’accesso alla sanità, all’istruzione e al lavoro, ma anche in termini di violenza di genere ovunque diffusa nel mondo. Le misure da adottare devono rispondere a problemi complessi, di ordine economico, sociale e culturale e richiedono, pertanto, risposte specifiche per i vari contesti”. Certamente le situazioni di instabilità, di conflitto e la pandemia da Covid-19 rappresentano fattori critici che aggravano ulteriormente le disparità. “Il Piano d’azione per la parità di genere nell’azione esterna, per il periodo 2021-2025, articola gli obiettivi e le aree di intervento nell’ambito di cinque pilastri. Nello specifico, il primo pilastro è volto ad accrescere l’efficacia dell’impegno dell’Ue per la parità di genere, in quanto priorità trasversale dell’azione esterna nella sua attività strategica e programmatica, affinché l’85% di tutte le nuove azioni esterne dell’Ue contribuisca a raggiungere tale obiettivo entro il 2025”, ha precisato Boldrini. In tale ambito, la Commissione e l’Alto rappresentante intendono prevedere che in tutti i programmi esterni finanziati dall’Ue si utilizzino analisi di genere aggiornate. Inoltre i nuovi accordi commerciali negoziati dall’Ue con Paesi terzi devono includere disposizioni rigorose sulla parità di genere, compreso il rispetto delle pertinenti convenzioni dell’OIL e delle Nazioni Unite. Deve essere altresì garantita la piena realizzazione dei diritti umani delle donne e delle ragazze migranti, attraverso politiche migratorie che tengano conto della dimensione di genere. “Il secondo pilastro del Piano è volto a promuovere, insieme agli Stati membri, un impegno strategico dell’Ue a livello multilaterale”, ha aggiunto Boldrini ricordando in tale contesto multilaterale luoghi come G7, G20 e forum come il Consiglio per i diritti delle Nazioni Unite. “Nell’ambito del terzo pilastro, sono declinate le finalità verso cui dovrebbe essere orientata l’azione dell’Ue, con riferimento ad alcune aree tematiche di intervento strategiche finalizzate a garantire la libertà da tutte le forme di violenza di genere. Anche l’emancipazione economica delle donne è fondamentale per ridurre la povertà e per ottenere una crescita sostenibile e inclusiva. Occorre inoltre adottare misure efficaci per combattere gli stereotipi di genere, le norme sociali discriminatorie e la violenza di genere in ambito scolastico, nonché incrementare l’assistenza alla maternità e alla capacità di affrontare le malattie trasmissibili, prestando un’attenzione particolare alle donne e alle ragazze con disabilità, tenendo in particolare conto delle problematiche nell’accesso all’assistenza causate dalla pandemia da Covid-19”, ha sottolineato Boldrini. “Il quarto pilastro del Piano prevede che sia l’Ue a dare per prima l’esempio, istituendo ai vertici politici e dirigenziali una leadership equilibrata in termini di genere: ciò impegnandosi, in particolare, a compiere progressi sostanziali nelle posizioni dirigenziali, con l’obiettivo di raggiungere l’equilibrio di genere per i dirigenti della Commissione europea entro la fine del suo attuale mandato (2024) ed a proseguire gli sforzi per migliorare l’equilibrio di genere a livello dirigenziale nel Servizio europeo per l’azione esterna”, ha concluso Boldrini analizzando quattro dei cinque pilastri su cui poggia l’esame della Commissione che si riserva di presentare una proposta di documento finale.

La Viceministra degli Esteri, Emanuela Claudia Del Re, ha sottolineato come l’aggiornamento e l’ampliamento del Programma della Commissione europea nascano dall’analisi dei risultati del precedente ciclo (GAP II 2016-2020), i cui principi relativi alla parità di genere erano stati delineati nel nuovo Consenso europeo sullo sviluppo. “E’ ormai condiviso un diffuso consenso sul tema della parità di genere: le donne sono e continueranno ad essere potenti motori di sviluppo. Quando si riducono le distanze tra uomini e donne, le economie crescono più velocemente e meno persone rimangono in povertà. Quando le donne hanno il potere di creare reddito, accumulare beni e aumentare la loro sicurezza economica, migliorano la capacità produttiva generale e stimolano la crescita economica creando nuovi posti di lavoro. Quando le donne partecipano al processo decisionale economico e politico, gli effetti positivi sullo sviluppo economico sostenibile sono sensibili e questo è tanto più vero nei contesti delle economie dei Paesi in via di sviluppo, soprattutto in tempi di crisi. Altrettanto cruciale è il ruolo delle donne nei processi di pace: è infatti ampiamente documentato che la loro partecipazione ai processi di pace aumenta le probabilità di raggiungere un accordo e che questo duri nel tempo”, ha spiegato Del Re che, sul tema dell’empowerment femminile, ha inoltre evidenziato come esso sia anche strettamente connesso con il contrasto a ogni forma di violenza di genere. “Il nuovo GAP III è perfettamente conforme alle linee guida su uguaglianza di genere ed empowerment di donne, ragazze e bambine, elaborate dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e dalla Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo della Farnesina, in uno sforzo congiunto con numerosi portatori di interesse, tra cui le associazioni della società civile. Si tratta di un documento che rinnova le linee guida precedenti adottate dalla Cooperazione italiana allo sviluppo nel 2010 e promuove un’attenzione trasversale per colmare le disparità di genere”, ha aggiunto Del Re sottolineando come l’aggiornamento sia  nato dalla necessità di adeguare il tutto ai principi dell’Agenda 2030 e agli altri impegni assunti in ambito internazionale anche in attuazione della risoluzione n. 1325 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, istitutiva dell’Agenda ‘Donne, Pace Sicurezza’. Sono temi centrali anche alla luce della Presidenza italiana del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, che avrà luogo dal novembre 2021 al maggio 2022. (Inform)

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