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Camera dei Deputati: Giunta per le Elezioni, audizione del Ministro degli Esteri Di Maio sulle norme di applicazione della legge per il voto degli italiani all’estero

ITALIANI ALL’ESTERO

(fonte immagine Camera dei Deputat)

ROMA – Si è tenuta presso la Giunta delle Elezioni della Camera l’audizione del Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, in merito all’indagine conoscitiva sulle modalità applicative, ai fini della verifica elettorale, della legge 459/2001 recante “Norme per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero”. Di Maio ha ricordato che quando sancisce la Costituzione circa il diritto di voto deve essere alla base di ogni confronto. “Sono trascorsi oltre venti anni dall’entrata in vigore della legge sul voto all’estero – ha spiegato Di Maio – e nel frattempo ci sono state 4 elezioni politiche e 8 consultazioni referendarie: in 20 anni il numero degli italiani all’estero è raddoppiato raggiungendo la soglia dei 6 milioni e mezzo e neanche durante la pandemia l’aumento delle collettività estere si è interrotto. Ciò è dovuto alla spinta alla nuova mobilità per opportunità di studio e di lavoro”, ha precisato Di Maio sottolineando però come l’aumento di connazionali all’estero sia dovuto in certa misura anche alla nostra legge sulla trasmissione della cittadinanza. “Nel 2003 gli elettori furono 2,3 milioni; per il prossimo referendum di giugno il corpo elettorale all’estero sarà prossimo ai 5 milioni di persone sparse per tutti i continenti. Basti pensare che per il referendum del 2020 sono rientrate a Roma schede elettorali provenienti da 196 Paesi. A fronte di numeri così elevati e delle problematiche che sorgono sulla regolarità del voto c’è da chiedersi se la normativa vigente non necessiti delle modifiche”, ha spiegato il Ministro puntualizzando come l’attuale sistema si basi sul voto per corrispondenza: vengono inviati plichi a tutti gli iscritti Aire e ai cittadini temporaneamente all’estero che ne facciano richiesta. Solo in casi limitati viene facilitato il rientro in Italia per l’esercizio del voto. C’è tutta una serie di passaggi organizzativi scadenzati dalla Farnesina nei due mesi che precedono le elezioni. Subito dopo l’indizione delle elezioni, le sedi estere cominciano a effettuare la campagna informativa oltre al controllo degli elenchi degli aventi diritto al voto nelle circoscrizioni estere. Seguono le fasi di acquisizione del materiale costituente il plico elettorale. “Ambasciate a consolati organizzato la spedizione dei plichi elettorali entro il diciottesimo giorno antecedente il voto; il connazionale restituisce il plico alla sede entro le 16, ora locale, del giovedì che precede il voto in Italia. Le rappresentanze inviano a Roma le schede in tempo per l’apertura dello scrutinio sul territorio nazionale”, ha spiegato Di Maio che non ha parlato in questa sede delle questioni relative allo scrutinio e di competenza dei Ministeri dell’Interno e della Giustizia. Il Ministro ha però ricordato che in uno dei decreti legge approvati di recente dal Governo c’è la previsione della suddivisione delle operazioni di scrutinio tra cinque Corti d’Appello: Roma, Milano, Bologna, Firenze e Napoli. “La norma sarà applicabile a partire dalle prossime elezioni politiche, quindi non per il prossimo referendum”, ha precisato Di Maio soffermandosi sulle criticità del voto per corrispondenza parlando di sforzi organizzativi e risorse umane messi però in difficoltà dal crescente numero di elettori all’estero. Il numero degli italiani a Stoccarda , ha segnalato il Ministro, è comparabile ai residenti nel Comune di Parma: circa 190mila persone. Al Consolato Generale di Stoccarda sono in servizio 30 persone, di cui un solo diplomatico. “Le elezioni rappresentano un momento gravoso”, ha evidenziato Di Maio parlando anche dei costi derivanti dal voto per corrispondenza a fronte di questi numeri così importanti. Alla Farnesina dovrebbero essere assegnati circa 24,5 milioni di euro annui: un terzo viene assorbito dalla sola Argentina. Spesso si necessita di integrazioni: per esempio per le elezioni politiche del 2018 occorsero circa 28 milioni di euro con un numero di votanti effettivi del 30%. Ecco perché dovremmo valutare l’introduzione della cosiddetta opzione inversa al fine di migliorare i servizi per il diritto di voto”, ha precisato Di Maio. “La democrazia non ha prezzo – ha aggiunto il Ministro – ma lo stesso sistema per corrispondenza sottopone il tutto a variabili aleatorie che sfuggono al controllo ragionevolmente esercitabile dalle strutture della Farnesina. Oltretutto nei diversi Paesi i sistemi di spedizione postale, pubblici o privati, possono essere molto diversi tra loro anche per efficienza. In alcuni Paesi la posta raccomandata è disponibile ma non utilizzabile per via dei costi spropositati rispetto alla posta ordinaria”, ha aggiunto Di Maio andando poi ai principi costituzionali di segretezza e personalità del voto. “Avvenendo il tutto da remoto non c’è certezza che la persona che riceve il plico sia la stessa che poi esprime il voto. Non si possono escludere interventi di intermediari che possano influenzare l’espressione del voto”, ha spiegato Di Maio che sulla bassa affluenza del voto all’estero ha delineato un problema imputabile anche alla composizione stessa delle comunità italiane dove ormai seconde e terze generazioni sono integrate per lo più nel Paese in cui sono nate e vivono. Sull’eventualità di organizzare seggi all’estero il Ministro ha per ora escluso questa ipotesi per lo sforzo insostenibile del personale diplomatico-consolare. Nel corso dell’audizione Gregorio Fontana (FI) ha ricordato che la struttura della Farnesina serve a gestire altri servizi  e non solo il voto,  oltre al fatto che una norma di venti anni fa andrebbe adeguata ai tempi. Per Fontana è già un passo in avanti il decreto che suddivide le incombenze tra più Corti d’Appello. Alessandro Melicchio (M5S) ha sottolineato il necessario equilibrio tra il diritto al voto e la tutela della segretezza e personalità. Per Melicchio è quindi auspicabile una modifica della legge chiedendo se fosse percorribile l’idea di un voto elettronico. Elisa Siragusa (Misto- ripartizione Europa), ha precisato come da residente all’estero abbia più volte esercitato il diritto di voto in Italia sentendolo più sicuro rispetto alle modalità del voto all’estero per corrispondenza. “Quando l’elettore invia il plico non sa se questo arrivi a destinazione e quindi rimane nel dubbio di non sapere se ha effettivamente esercitato il suo diritto. Inoltre non tutti i cittadini aggiornano la propria residenza, quindi se un cittadino straniero dovesse entrare in possesso del plico lì dentro troverebbe scheda e certificato elettorale e potrebbe votare al posto del cittadino italiano: non deleghiamo al caso il nostro voto all’estero”, è il monito di Siragusa che ha evidenziato come un altro problema sia nell’estremo automatismo della trasmissione della cittadinanza. Sull’inversione dell’opzione, Siragusa si è detta d’accordo auspicando anche una maggiore uniformità nel voto all’estero. Il rischio è però per la deputata è quello di arrivare alle elezioni del 2023 senza aver potuto modificare la legge. In sede di replica Di Maio ha spiegato come grazie alla tecnologia si possano fare passi avanti senza avere però meccanismi distorti. “In generale c’è un consenso sull’idea che il meccanismo vada cambiato”, ha sottolineato il Ministro. “Ci riempie d’orgoglio avere una rete di italo-discendenti così importante ma il sistema deve essere sostenibile”, ha aggiunto Di Maio pur evidenziando un recente cambio di rotta nell’assunzione di nuovo personale amministrativo-consolare. Sul voto elettronico è stata ricordata la sperimentazione per il voto dei Comites: “occorre però capire a che punto è la sicurezza del voto elettronico”. (Inform)

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