direttore responsabile Goffredo Morgia
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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Calabria: una regione divisa in due

ITALIANI ALL’ESTERO

Dal Rapporto Italiani nel Mondo 2017 della Fondazione Migrantes

 

C’è un prima e un dopo le tante partenze con cui sia gli emigranti che i restati devono fare i conti.

 

ROMA – La storia dell’emigrazione calabrese, racconta di una regione letteralmente uscita “fuori di sé”, come se l’emigrazione avesse squartato in due la Calabria. Questa regione è sempre stata, ed è tutt’ora, fortemente segnata dall’emigrazione, come sottolineato dal Rapporto della Fondazione Migrantes 2017 nella sedizione dedicata alle regioni. In data 31 luglio 2017, all’albo dell’Ufficio Emigrazione della Regione Calabria risultano iscritte 161 Associazioni e 10 Federazioni. Le associazioni calabresi nel mondo, come quelle dei Paesi- Stato, sembrano essere governate da una logica molto local. La storia migratoria calabrese infatti presenta dei tratti peculiari che la differenziano dalle altre regioni italiane, a causa della frammentazione che, a partire dal tardo Medioevo, determinò la formazione di tanti piccoli centri la cui vita sociale, politica e culturale non usciva fuori dalla dimensione paesana. I valori di questo nucleo sociale, spiega il Rapporto della Migrantes, fortemente concentrato su se stesso, erano: socialità primaria, i rapporti interpersonali, la cultura del dono, un rapporto privilegiato con la natura. Questi valori hanno lasciato un segno indelebile andando a formare, in modo pervasivo, l’identità regionale. All’estero- prosegue il Rapporto- si costituirono dei veri e propri “paesi doppi”, simili cioè a quelli che i migranti si erano lasciati alle spalle; questo avvenne per la forte necessità di trovare rimedi allo spaesamento di coloro che avevano lasciato, a volte per sempre, la loro terra. I calabresi tendevano così ad incontrarsi quasi esclusivamente fra di loro, spinti dal bisogno di difendere la propria identità in un mondo lontano, straniero e spesso ostile. Questo ebbe come conseguenza diretta la conservazione di tradizioni, feste, canti, cibi, dialetti e pratiche di vicinato, che aiutassero a ricreare altrove quel mondo ormai nostalgicamente perduto. Ben presto, nacquero le associazioni. Dal punto di vista linguistico poi, la Calabria ha importato numerosi idiomi Grazie alla mobilita “antica”; per converso, gli emigranti calabresi esportarono i propri dialetti. Ia ricerca della Migrantes evidenzia inoltre come le prime generazioni abbiano custodito il dialetto, a volte conservandolo intatto, spesso contaminandolo con la lingua del paese di arrivo e dando luogo alle cosiddette “lingue di contatto” come il cocoliche in Argentina e Uruguay. (Inform)

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