CAMERA DEI DEPUTATI
Al Comitato permanente della Camera sugli Italiani nel Mondo e la Promozione Sistema Paese
ROMA – L’audizione di Cecilia Gozzoli, del “Gruppo Controesodo” – davanti al Comitato permanente della Camera sugli Italiani nel Mondo e la Promozione Sistema Paese – sugli adempimenti amministrativi relativi alla Brexit per i connazionali residenti nel Regno Unito, è stata caratterizzata da un variegato dibattito. Nel corso del suo intervento la Gozzoli ha sottolineato come la Brexit stia “creando non pochi disagi per la comunità italiana che oggi vive a Londra”, quantificata tra i 600 mila e i 700 mila connazionali, di cui 330 mila iscritti all’Aire. I cittadini europei hanno potuto risiedere in Uk sino ad oggi senza dover richiedere alcun permesso, situazione – ha spiegato Gozzoli – che è destinata a cambiare per effetto della Brexit. I cittadini italiani che vogliono restare in Gran Bretagna dovranno infatti inoltrare una domanda di riconoscimento del loro “Settled status” – per chi vi risiede in modo continuativo da almeno 5 anni – o “Presettled status” – nel caso di residenza permanente inferiore ai 3 anni al momento della domanda – entro il 30 dicembre 2020, nel caso di No deal, o entro il 30 giugno 2021, nel caso di raggiungimento di un accordo.
Durante il dibatto la deputata Laura Boldrini (Leu) ha evidenziato come la situazione della Brexit sia ancora incerta e vi siano molti i connazionali che vivono nel Regno Unito molto preoccupati per la situazione, un ragionamento che vale anche per il mondo della produzione. A questo punto la Boldrini ha chiesto quali siano le regole in merito all’ottenimento della cittadinanza e se questo risenta o meno del nuovo clima che si è creato nel Regno Unito. In merito Cecilia Gozzoli ha risposto segnalando il concetto di ‘citizenship’ che è legato al discorso della permanenza nel Regno Unito; oltre a questo però è richiesta una conoscenza della lingua inglese di un certo livello e quindi il superamento di un test con livello alto ovvero l’ottenimento di un titolo di studio insegnato in lingua inglese, inoltre è richiesto il superamento del life of uk test che implica la capacità di districarsi con dimestichezza nella vita di tutti i giorni nel Regno Unito. Gozzoli ha spiegato come sicuramente il clima da questo punto di vista sembra essere cambiato nel corso del tempo, quindi da una situazione di apertura si è passati a una sorta di irrigidimento dei parametri.
Il deputato Massimo Ungaro (Pd), eletto nella ripartizione Europa, è intervento ponendo alcune domande: la prima riguarda la differenza di rigidità tra le condizioni di ottenimento del Settled Status e la Permanent Residence che sembra essere più forte nel caso del primo di questi documenti. Inoltre Ungaro ha chiesto chiarimenti in merito alla condizione di ottenimento dei documenti nei casi di persone che non abbiano a disposizione mezzi digitali, come cellulari o pc. Il terzo punto riguarda le protezione a cui gli italiani possano far riferimento in caso di discriminazione da parte del datore di lavoro in questa fase di passaggio. Ungaro ha anche chiesto quali dovrebbero essere le azioni che il governo italiano potrebbe avanzare per premere sul governo inglese.
E’ poi intervenuta anche la deputata Elisa Siragusa (M5S), eletta nella ripartizione Europa; “l’Home Office sta mantenendo informati i cittadini europei che vivono in Inghilterra. Qualche tempo fa il Regno Unito è stato già molto chiaro sul fatto che i cittadini che vivono lì manterranno gli stessi diritti. Quindi non condivido il clima di paura. Il Ministero degli Esteri e il Ministero della Finanza hanno pubblicato un documento su quello che il governo sta preparando in caso di No Deal. Inoltre volevo sottolineare come la residenza in UK è legata fortemente alla questione della cittadinanza e come le regole siano veramente molto più stringenti rispetto a quelle relative all’ottenimento ad esempio della cittadinanza italiana ”.
Gozzoli ha risposto a quest’ultimi quesiti condividendo le preoccupazioni espresse dal deputato Ungaro: “c’è sicuramente un dato di imponderabilità politica in questo momento ed è quindi difficile valutare perché alcune domande di Settled Status siano state rigettate e altre di Permanent Residence invece no. Bisognerebbe valutare caso per caso. Inoltre bisogna sottolineare che Home Office tenta di rispondere a volte anche entro le 24 ore e quindi potrebbero esserci delle incongruenze derivate dal tentativo di rispondere velocemente, ma ribadiamo che dal 30 marzo 2019 ci sarà la possibilità di fare appello contro il riscontro negativo di Home Office e quindi riproporre la domanda più e più volte. Il punto sollevato sulla questione delle fasce deboli è importante perché viene favorito l’approccio telematico mentre quello cartaceo o fisico non è favorito quindi le istanze a livello politico penso possano essere benvenute per sostenere la comunità degli italiani nel Regno Unito; quindi in questa logica non si può che lodare la messa in atto di aiuti e protezioni contro eventuali discriminazioni da parte di datori di lavoro che per semplicità o per comodità tendano a privilegiare chi il Settled o Presettled Status ce l’ha già. Dal punto di vista legale di ciò possiamo prendere solo atto ma tutte le eventuali istanze politiche in questo senso sarebbero lodabili e ovviamente una ‘pressure’ sul governo inglese potrebbe andare nella giusta direzione eventualmente anche tramite trattati bilaterali che possano agevolare la situazione dei nostri connazionali presenti nel Regno Unito”.
A questo punto il presidente del Comitato Simone Billi ha posto alcune domande: “molti ragazzi mi chiedono cosa fare se sono residenti a Londra da un paio di anni; oppure un’altra cosa che chiedono è se con un Settled status sia possibile aprire un’attività in UK. Terzo punto poi: un ragazzo può recarsi a Londra per un colloquio di lavoro? Infine molti chiedono se senza iscrizione all’Aire ma con residenza nel Regno Unito da diversi anni si possa fare comunque domanda di Settled Status”.
“Intanto – ha risposto la Gozzoli – chi risiede da due anni a Londra può fare domanda di Presettled Status, documento dedicato proprio a coloro che sono residenti nel Regno Unito da meno di 5 anni. Per quanto riguarda l’avvio dell’attività si ribadisce che non è né impedito né favorito dalla presenza del documento, come la possibilità di fare un colloquio di lavoro in Inghilterra. Il concetto di iscrizione all’Aire non è al momento collegato con il Settled o il Presettled Status, in quanto l’iscrizione non è tra i requisiti”.
La Gozzoli , su richiesta del Presidente Billi che ha anche sottolineato l’importanza dell’iscrizione all’Aire – ha poi ribadito come i diritti sanitari e non solo saranno garantiti a tutti gli stranieri che avranno ottenuto il documenti di cui sopra. Anche la deputata Boldrini è intervenuta per segnalare l’importanza dell’iscrizione all’Aire. Per la Boldrini vi è inoltre la necessità di affrontare la questione della Brexit in maniera più approfondita : “In altri Parlamenti questa questione – ha ricordato la deputata – è stata affrontata con maggiore attenzione, analizzando tutte le varie possibilità. Noi dovremmo interloquire di più su questo tema e dare la sensazione ai nostri connazionali che c’è un sistema Paese che sta lavorando in questo senso”. (Maria Stella Rombolà/Inform)