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Bosnia Erzegovina: ricordato pacifista italiano Moreno Locatelli

MEMORIA

Cerimonia sul ponte Vrbanja di Sarajevo, dove il religioso e volontario dell’associazione “Beati i Costruttori di Pace” fu ucciso da un cecchino 29 anni fa

Ambasciatore Di Ruzza: “Il suo sacrificio deve essere fonte di ispirazione per tutti coloro che si adoperano per promuovere reali processi di riconciliazione e dialogo inter-etnico in Bosnia Erzegovina a sostegno della stabilità, della crescita e delle prospettive di integrazione europea del Paese”

 

SARAJEVO – Nel ventinovesimo anniversario della scomparsa  di Gabriele Moreno Locatelli, l’ambasciatore Marco Di Ruzza ha commemorato il religioso e pacifista italiano volontario dell’associazione “Beati i Costruttori di Pace”, che perse la vita a Sarajevo il 3 ottobre 1993 presso il ponte Vrbanja, sul torrente Miljacka, durante la guerra in Bosnia Erzegovina.

Locatelli, originario di Canzo, in provincia di Como, aveva già partecipato nel dicembre 1992 e nell’agosto 1993 ad alcune marce promosse dall’associazione per invocare una soluzione pacifica al conflitto. Nell’ambito del progetto “Si vive una sola pace”, Locatelli stava attraversando il ponte Vrbanja con alcuni amici del movimento in un’azione simbolica che intendeva chiedere alle parti in conflitto la cessazione delle ostilità, quando venne colpito dal fuoco di un cecchino. L’iniziativa di Locatelli e degli altri volontari prevedeva anche la deposizione di una corona di fiori sul luogo ove erano cadute le prime due vittime civili della guerra, Suada Dilberović e Olga Sučić, uccise nell’aprile 1992 sul medesimo ponte durante una manifestazione contro la guerra. Successivamente i volontari avrebbero offerto simbolico pane di pace ai soldati delle parti avverse schierati sulle due sponde del fiume.

Nell’aprire la sobria e toccante cerimonia, l’ambasciatore ha sottolineato come Moreno Locatelli – prima vittima civile italiana del conflitto in Bosnia Erzegovina – è stato fulgido esempio di un impegno incondizionato al servizio del prossimo contro il cieco odio etnico che ha insanguinato i territori dell’ex Jugoslavia. Il suo sacrificio – così Di Ruzza – deve essere fonte di ispirazione per tutti coloro che si adoperano per promuovere reali processi di riconciliazione e dialogo inter-etnico in Bosnia Erzegovina a sostegno della stabilità, della crescita e delle prospettive di integrazione europea del Paese. L’ambasciatore ha deposto una corona di fiori ai piedi della targa commemorativa di Locatelli sul ponte Vrbanja, ribadendo l’importanza di mantenerne sempre acceso il ricordo. L’evento si è svolto alla presenza di una folta rappresentanza di cittadini ed esponenti della comunità italiana di Sarajevo, tra i quali anche funzionari internazionali e rappresentanti di organizzazioni della società civile. Presenti anche Arci Bolzano e Arci Trentino, con un gruppo di circa cinquanta giovani, in questi giorni impegnati in Bosnia Erzegovina nel progetto  “Ultima fermata Srebrenica”. (Inform)

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