ITALIANI ALL’ESTERO
Da “Pagina Pordenonesi” dell’Efasce
Al convegno “L’Europa promessa e l’Italia lontana” si è parlato della recente emigrazione nella città tedesca. 33.845 gli italiani presenti al 30 giugno 2015
BERLINO – «Berlino è una metropoli paragonabile ad un autobus dove ogni anno salgono migliaia di giovani e quasi altrettanti ne scendono delusi, appagati o semplicemente annoiati». Così Michele Gazzola, un giovane udinese ricercatore presso il Dipartimento di Pubblica Istruzione alla Humboldt Universität di Berlino, ha riassunto il fenomeno della recente emigrazione a Berlino a margine dell’incontro/ dibattito “L’Europa promessa e l’Italia lontana” che si è svolto la scorsa settimana a Berlino, organizzato dall’Efasce di Pordenone in collaborazione con l’e-segretariato Efasce di Berlino, la Fondazione Pordenonelegge. it e l’Istituto Italiano di Cultura di Berlino.
Michele Bernardon
L’incontro è stato introdotto dal presidente dell’Efasce Michele Bernardon il quale, dopo i saluti e i ringraziamenti di rito, ha fatto un breve excursus dell’emigrazione friulana verso quelle terre.
«Emigrare da queste parti – ha esordito Bernardon – non è una novità per la nostra gente. Fin dalla seconda metà dell’800 Austria e Germania costituirono le mete per eccellenza per decine di migliaia di friulani. Un flusso che lo scoppio della Grande Guerra interruppe bruscamente costringendo addirittura all’improvviso rimpatrio circa 80 mila nostri emigranti. Si trattò della fine di un’epoca: dopo il conflitto, infatti, gli Imperi Centrali non furono più in grado di offrire possibilità di occupazione agli emigranti friulani che furono costretti a dirigersi altrove. L’emigrazione friulana verso la Germania riprese nel secondo dopoguerra in seguito agli accordi del 1955 che prevedevano il collocamento di manodopera italiana nella Repubblica Federale allora in pieno sviluppo economico. Questo secondo flusso emigratorio si arrestò negli anni ’70, per effetto delle migliorate condizioni economiche nella nostra Regione, per poi riprendere all’inizio del nuovo millennio prima in forma sporadica e poi, in seguito alla crisi del 2008, con numeri sempre più crescenti».
Luigi Reitani
La relazione di Luigi Reitani, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, sulle attuali tendenze migratorie a Berlino, correlata dalle cifre relative agli ultimi anni (33.845 erano gli italiani presenti a Berlino al 30 giugno 2015), con le clausole relative agli italiani non iscritti all’AIRE e non registrati a Berlino, o a quelli che ripartono senza comunicarlo e risultano ancora lì, ha offerto uno spaccato di una città che presenta caratteristiche diverse dalle altre capitali come Londra o Parigi e offerto interessanti spunti al dibattito.
«A Berlino – secondo Reitani – si arriva non solo per cercare lavoro ma anche per una ricerca di una propria identità. Chi si trasferisce nella capitale, spesso ha un diploma o una laurea, eppure si accontenta di essere un “precario creativo”; lavora prevalentemente nel settore dei servizi, come libero professionista, giornalista, manager, artista o architetto, ma anche come ristoratore o commerciante.
Per questo, dopo una prima esperienza, se le aspettative non si realizzano molti giovani percorrono altre strade che li portano altrove. Per chi intende restare, però, il governo tedesco finanzia corsi di lingua tedesca per facilitare il processo di integrazione».
Gian Mario Villalta
Il direttore di Pordenonelegge Gian Mario Villalta ha iniziato il suo intervento stimolando la platea con alcune provocazioni. Berlino, a differenza di altre mete emigratorie, è percepita da molti giovani come un posto in cui “finalmente si va via”, tanto che possiamo pensare correttamente di inquadrare questo nuovo fenomeno come “mobilità europea” piuttosto che vera e propria emigrazione.
Questo aspetto – secondo Villalta – trova scarso rilievo, a parte qualche pregevole eccezione, nella letteratura nazionale, mentre la tradizione della vecchia emigrazione ha lasciato tracce profonde nella poesia del Friuli Venezia Giulia, in italiano e in friulano: Pier Paolo Pasolini, David Maria Turoldo, Leonardo Zannier, Amedeo Giacomini hanno raccontato il mondo da cui si era “liberi di dover andare via”. Mentre oggi c’è una poesia che veicola temi esistenziali e orizzonti di vita molto simili a quelli condivisi nella maggior parte dei territori europei.
Roberto Galaverni
Anche per Roberto Galaverni, critico letterario e giornalista del Corriere della Sera, da alcuni anni residente a Berlino, non si può dire che, in generale, la letteratura italiana sull’emigrazione abbondi sugli scaffali delle librerie. Quel poco che c’è fa parte di una letteratura di élite. Si trova qualcosa di più nella letteratura locale, dove alcuni autori pongono l’accento sul tema del perenne conflitto tra l’andare o restare.(Pagina Pordenonesi n.46, 11 dicembre 2016 – Inform)