SENATO DELLA REPUBBLICA
L’Agenzia avrà una sede centrale a Roma e fino a trenta sedi all’estero, ciascuna delle quali affidata alla direzione di personale dirigenziale. Illustrati dal relatore Giorgio Tonini i contenuti del provvedimento. L’intervento del senatore Claudio Zin (Maie)
Pistelli: “Il Maeci ha assunto come obiettivo prioritario la piena entrata in vigore entro il 2015 delle nuove strutture di gestione del settore della cooperazione allo sviluppo”
ROMA – La Commissione Esteri del Senato ha avviato l’esame del decreto ministeriale concernente Statuto dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo. La III Commissione è chiamata ad esprimere il proprio parere entro il prossimo 20 luglio, in attesa della valutazione della Commissione Bilancio.
In apertura di dibattito il relatore Giorgio Tonini ha ricordato come questo provvedimento, che al momento è all’esame anche della Commissione Esteri della Camera, completi l’iter della riforma della cooperazione italiana allo sviluppo destinata a riallineare il modello italiano a quello largamente prevalente in Europa e fra i Paesi Ocse/Dac.
Il relatore ha poi spiegato come l’Agenzia per la cooperazione allo sviluppo sia sottoposta al potere di indirizzo e vigilanza del Maeci e goda di capacità di azione, di personalità giuridica autonoma, di bilancio e organizzazione propria. L’Agenzia è chiamata a svolgere attività a carattere tecnico-operativo connesse alle fasi di istruttoria, formulazione, finanziamento, gestione e controllo delle iniziative di cooperazione, erogando altresì servizi, assistenza e supporto tecnico alle altre amministrazioni pubbliche che operino in tale ambito. Tonini, dopo aver ricordato che la nuova legge sulla cooperazione riserva al Maeci un ruolo fondamentale di analisi e programmazione delle politiche e di gestione dei profili diplomatici delle attività di cooperazione allo sviluppo, ha segnalato come il testo in esame sia composto da sette Capi e ventisette articoli. Al primo punto troviamo i principi generali che regolano l’Agenzia, definendone ambito di azione e le finalità. Nell’articolo 2 si evidenzia come l’Agenzia goda di personalità giuridica di diritto pubblico e operi al fine di rafforzare l’unitarietà e la trasparenza della politica di cooperazione allo sviluppo del Paese, in particolare svolgendo le funzioni in precedenza gestite dalla Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo del Maeci. Nell’articolo tre invece si precisano i poteri di indirizzo, vigilanza e controllo sull’Agenzia esercitati dal Maeci e si affidano ad una convenzione, da stipulare ogni tre anni, le modalità di collaborazione fra la nuova struttura e il ministero degli Esteri. Dallo Statuto, per quanto riguarda l’organizzazione dell’Agenzia, vengono inoltre stabilite le modalità di selezione, i compiti ed i profili contrattuali e giuridici del direttore dell’Agenzia che rappresenta dirige e controlla l’attività della struttura ed è responsabile della gestione e del conseguimento degli obiettivi. Definiti in questo ambito anche i profili organizzativi e operativi degli altri due organi dell’Agenzia: il comitato direttivo, che è composto dal direttore e da altri quattro componenti, e il collegio dei revisori dei conti, composto dal direttore, da due membri effettivi e da uno supplente.
Da Tonini è stato poi ricordato come la struttura dell’Agenzia preveda una sede centrale a Roma e fino a trenta sedi all’estero, ciascuna delle quali affidata alla direzione di personale dirigenziale. Definite dallo Statuto anche le procedure relative al bilancio della nuova struttura, le risorse a disposizione dell’Agenzia , nonché le modalità di reclutamento e inquadramento del personale dirigenziale e le specifiche di realizzazione degli interventi all’estero e delle collaborazioni con partner internazionali come l’Unione europea, le organizzazioni internazionali o di altri Stati. Disciplinate inoltre dallo Statuto le collaborazioni dell’Agenzia con le altre amministrazioni pubbliche, con la società Cassa Depositi e Prestiti Spa, nonché con le organizzazioni della società civile e gli altri soggetti non aventi finalità di lucro, prevedendo per essi l’iscrizione in un apposito elenco e stabilendo le modalità e le condizioni per la concessione di contributi. Dal relatore sono state poi segnalate le disposizioni transitorie e finali del provvedimento dedicate, tra l’altro, al personale dell’Agenzia proveniente dalla Dgcs e dall’Istituto agronomico per l’Oltremare. In relazione a quest’ultimo ente, lo Statuto affida ad un apposito regolamento la costituzione di una struttura di livello dirigenziale non generale con sede a Firenze, le cui competenze saranno determinate tenendo conto di quelle esercitate in base alle disposizioni previgenti. Un tema su cui, secondo il relatore, sarebbe opportuno da parte del Governo, una puntualizzazione relativa alle funzioni e competenze già svolte dall’Istituto che saranno mantenute in capo alla nuova Agenzia.
Ha poi preso la parola il vice ministro degli Esteri Lapo Pistelli che ha sottolineato come il Maeci abbia assunto come obiettivo prioritario la piena entrata in vigore entro il 2015 delle nuove strutture di gestione del settore della cooperazione allo sviluppo. A conferma di questo orientamento Pistelli ha ricordato come a tutt’oggi il Comitato interministeriale, un nuovo organismo previsto dalla legge di riforma, sia già in funzione e si appresti ad adottare in tempi brevi un documento di programmazione. Il vice ministro ha inoltre evidenziato come la Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. stia già cooperando con il ministero per l’acquisizione degli elementi informativi necessari allo svolgimento del suo nuovo ruolo nell’ambito del finanziamento dei progetti di sviluppo. Pistelli ha infine auspicato un valutazione rapida da parte del Parlamento sul provvedimento in esame.
Dal canto suo il senatore Claudio Zin (Maie), eletto nella ripartizione Europa, ha chiesto alcuni chiarimenti sulla scelta di istituire a Firenze una sede dell’Agenzia e di aumentare il numero delle sedi all’estero, che passerebbero da diciotto a trenta. Il senatore ha inoltre sollecitato lumi sui criteri e sulle modalità di invio all’estero dei dipendenti dell’Agenzia.
A questi quesiti ha risposto lo stesso Pistelli, precisando che il personale all’estero dall’Agenzia verrà in larga parte coperto dagli operatori che lavorano nell’ambito delle Unità tecniche locali, dunque già alle dipendenze del ministero, ed avranno optato per il passaggio alle dipendenze dell’Agenzia. Il viceministro ha anche ricordato come sul numero delle sedi estere vi è stato un ampio dibattito anche in abito ministeriale. “Trenta – ha spiegato Pistelli – rappresenta solo il numero massimo di sedi che potranno essere aperte. La scelta è stata compiuta per rendere più flessibile l’operato dell’Agenzia, che valuterà l’apertura o la chiusura delle sedi in base alla presenza di progetti in corso”. Pistelli ha evidenziato come il Maeci, pur avendo strutture dedicate alla cooperazione in soli diciotto paesi, sia presente in oltre cinquanta paesi con progetti di cooperazione, che sono talvolta gestiti dalle sedi diplomatico-consolari.
Per quanto riguarda l’Istituto Agronomico d’Oltremare il vice ministro ha infine segnalato come questo organismo sia già funzionalmente dipendente dal ministero e come la sua trasformazione in struttura dell’Agenzia con sede a Firenze rappresenti lo soluzione più idonea al fine di non disperderne il patrimonio professionale. L’esame del provvedimento è stato poi rinviato ad altra seduta. (Inform)