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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Avviato in Commissione Esteri l’esame del ddl di ratifica del protocollo che modifica la convenzione con la Svizzera in materia fiscale

SENATO DELLA REPUBBLICA

La relazione di Claudio Micheloni (Pd): Nonostante i suoi aspetti positivi il provvedimento non risolve le questioni legate da un lato alle condizioni fiscali dei cittadini italiani transfrontalieri e dall’altro alle imposizioni fiscali su particolari categorie di immobili di proprietà di cittadini italiani

 

ROMA – La Commissione Esteri del Senato ha iniziato ieri l’esame del disegno di legge di ratifica ed esecuzione del Protocollo che modifica la Convenzione tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera per evitare le doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio, con Protocollo aggiuntivo, conclusa a Roma il 9 marzo 1976, così come modificata dal Protocollo del 28 aprile 1978, fatto a Milano il 23 febbraio 2015, approvato dalla Camera dei deputati

Il relatore Claudio Micheloni (Pd) ricorda che il provvedimento in esame risponde all’esigenza di adeguare le disposizioni della Convenzione già esistente tra i due Paesi ai più recenti standard internazionali, consentendo l’ampliamento del perimetro delle informazioni oggetto di scambio, mediante apposite procedure di cooperazione amministrativa. La finalità è di predisporre disposizioni giuridiche che consentano una più efficace azione di contrasto all’evasione fiscale internazionale. Ricorda inoltre che il 27 maggio 2015 l’Unione europea e la Svizzera hanno firmato una nuova intesa sulla trasparenza fiscale, che prevede lo scambio automatico di informazioni sui conti finanziari dei soggetti residenti nei rispettivi territori, a partire dal 2018.

L’adozione del Protocollo in esame, peraltro, dovrebbe avere ricadute positive anche in relazione alla cosiddetta «collaborazione volontaria», ovvero a quello strumento che consente ai contribuenti che detengano illecitamente patrimoni all’estero di regolarizzare la propria posizione, denunciando spontaneamente all’Amministrazione finanziaria la violazione degli obblighi di monitoraggio.

Nello specifico, il Protocollo si compone di tre articoli che emendano gli Accordi precedenti, risalenti al 1978. L’articolo I prevede norme in materia di scambio di informazioni, conformi all’attuale standarddell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), ampliando la base giuridica per la cooperazione tra le amministrazioni dei due Paesi. Le autorità degli Stati contraenti possono così scambiare informazioni anche per l’applicazione del diritto interno in relazione alle imposte di qualsiasi natura o denominazione, operando così un più efficace contrasto dell’evasione fiscale. Lo scambio di informazioni non è limitato, a norma del paragrafo 4 dell’articolo I, dall’assenza di interesse ai propri fini fiscali da parte dello Stato richiesto (cosiddetto domestic tax interest) e prevede, al paragrafo 5, il superamento del segreto bancario.

L’articolo II inserisce nella Convenzione ulteriori disposizioni in tema di scambio di informazioni, relativamente ad aspetti procedurali attuativi della cooperazione amministrativa. Gli elementi procedurali in questione, pur non potendo condurre, in conformità ai princìpi dell’OCSE, a una ricerca generalizzata e indiscriminata (cosiddetta fishing expeditions), non devono in ogni caso ostacolare lo scambio effettivo di informazioni tra i due Stati, che deve essere garantito nella misura più ampia possibile, sia in relazione a singoli contribuenti che a una pluralità di contribuenti non identificati individualmente.

L’articolo III, relativo all’entrata in vigore del Protocollo, al paragrafo 2 consente allo Stato richiedente di inoltrare richieste di informazioni dalla data di entrata in vigore del Protocollo relative «a fatti e, o, circostanze esistenti o realizzate» a partire dal giorno della firma del Protocollo, cioè il 23 febbraio 2015.

Il disegno di legge di ratifica si compone di 3 articoli che dispongono, rispettivamente, in merito all’autorizzazione alla ratifica (articolo 1), all’ordine di esecuzione (articolo 2) ed all’entrata in vigore (articolo 3).

Dalle modifiche introdotte alla Convenzione bilaterale non derivano maggiori oneri per il bilancio dello Stato. Segnala però che il provvedimento in esame – nonostante i suoi aspetti positivi – non risolve le questioni legate da un lato alle condizioni fiscali dei cittadini italiani transfrontalieri e dall’altro alle imposizioni fiscali su particolari categorie di immobili di proprietà di cittadini italiani. Su tali questioni vi è pertanto il rischio che, anche dopo l’approvazione del testo in esame, persista un sistema surrettizio di doppia imposizione fiscale. Chiede pertanto al Governo informazioni circa le modalità con le quali si intende risolvere tali gravi disagi.

Il sottosegretario agli Esteri Mario Giro si è riservato di fornire tali indicazioni. Il seguito dell’esame è stato quindi rinviato.  (Inform)

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