direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Audizioni sulla Bicamerale per gli italiani all’estero, ascoltati alcuni presidenti dei Comites di Nord e Sud America

CAMERA DEI DEPUTATI

Comitato permanente sugli italiani nel mondo e la promozione del sistema paese

ROMA – Il Comitato permanente sugli italiani nel mondo e la promozione del sistema paese della Commissione Esteri, nell’ambito dell’esame delle proposte di legge sull’istituzione di una Commissione parlamentare per le questioni degli italiani all’estero, ha svolto l’audizione di Renato Sartori, presidente del Comites di San Paolo, Dario Signorini, presidente del Comites di Buenos Aires, Michela Di Marco, coordinatrice Intercomites Canada, e Barbara Cornacchia, coordinatrice Intercomites Usa. Renato Sartori ha espresso in modo sintetico positività su quanto fatto per gli italiani all’estero in sede legislativa. Dario Signorini ha concordato sull’istituzione della Bicamerale venendo incontro ai connazionali per il valore aggiunto che rappresentano per la stessa Italia. Ha auspicato che il tutto avvenga in pieno coordinamento tra Maeci, Camere di Commercio e mondo accademico. “In Argentina ci sono più di 350 mila cittadini italiani solo nella circoscrizione di Buenos Aires, che rappresentano risorse non solo umane ma anche economiche. Ai connazionali sia riconosciuto il diritto umano di ottenere la cittadinanza”, ha rilevato  Signorini parlando anche di quanto realizzato dal mondo associazionistico in passato. “La nuova emigrazione sia collegata alle Camere di Commercio per facilitare l’ingresso nelle attività lavorative”, ha aggiunto il presidente del Comites di Buenos Aires che ha ricordato l’importanza della diffusione della lingua e della cultura italiana.

Michela Di Marco ha posto delle questioni considerate vitali al fine di gettare le basi per i lavori della Bicamerale. Al primo posto “il riconoscimento del valore degli italiani all’estero che spesso viene pigramente tralasciato in Italia, a causa di una sottovalutazione delle potenzialità espresse dalle nostre comunità” la cui valorizzazione “è lasciata allo spirito dell’imprenditorialità” e questo anche in funzione della promozione del Made in Italy “controbilanciando così l’immagine non sempre brillante che l’Italia offre di se stessa”. Dunque un riconoscimento che spesso si limita ad essere “flatus vocis – cioè ‘solo parole’ ha sottolineato Di Marco – e generica affermazione per il successo ottenuto dall’ingegno italiano nel mondo senza che questo corrisponda a una politica attiva o ad una coerente pianificazione a lungo termine”, ha spiegato Di Marco lamentando una mancanza di strategia che sia figlia di un sostanziale stanziamento di fondi. Risorse adeguate che dovrebbero essere stanziate per i Comites, per i Consolati generali, per le reti del Sistema Paese per il rafforzamento duraturo dei legami con l’Italia.

La coordinatrice dell’Intercomites Canada ha altresì sottolineato come da parte delle istituzioni vi sia “uno scarso interesse verso Comites e Cgie che non godono purtroppo di grande visibilità né in Italia né all’estero: come se l’Italia ci avesse creduto ma non fino in fondo”. Un altro problema sollevato è quello del “rinnovamento degli organi di rappresentanza, ripensando anche al loro rifinanziamento quindi potenziandoli nella redistribuzione delle risorse. Comites e Cgie non sono meno importanti di un eletto in Parlamento. Si pensi ai tanti che partono dall’Italia che sono all’oscuro degli organi rappresentativi ai quali invece potrebbero rivolgersi. Il Canada oggi ospita 1,6 milioni di italo-canadesi e solo la Circoscrizione di Toronto conta ben 72 mila iscritti”, ha evidenziato Di Marco parlando di una comunità anche molto variegata per cultura, identità e appartenenza generazionale. “Facciamo anche chiarezza sui diritti e doveri dei residenti all’estero, arrivando a una giusta e non vessatoria contribuzione fiscale. Sulla questione del riacquisto della cittadinanza per chi è nato in Italia ma l’ha persa prima del 1992: questa materia dovrà essere sicuramente oggetto  di esame da parte della Commissione, dopo anni di risposte vaghe ed inadeguate con paradossi burocratici assurdi. Parliamo poi della questione delle pensioni in regime internazionale e dei tempi di lavorazione delle domande. Relativamente a questo aspetto voglio richiamare l’attenzione sui patronati e sul lavoro di assistenza che svolgono: funzione molto spesso sottovalutata e non riconosciuta ma che alleviano il lavoro dei Consolati già oberati da un carico difficile da smaltire. Sia la politica e sia la Farnesina hanno il dovere di considerare i servizi consolari all’estero molto più di quanto si sta facendo. Bisogna considerare anche le condizioni di lavoro: ci ritroviamo infatti dei Consolati, quello generale di Toronto ne è un esempio, che operano con un numero di impiegati molto al di sotto di quanti ne sarebbero necessari e tutto questo si traduce in un rallentamento dei servizi offerti”, ha rilevato Di Marco.

Barbara Cornacchia, Presidente del Comites di Miami, ha evidenziato come la situazione degli Usa sia diversa da quella del Canada e dell’America Latina. “Negli Usa abbiamo dieci Comites che corrispondono ai diversi Consolati: Boston, Chicago, Detroit, Houston, Los Angeles, Miami, New York, Philadelphia, San Francisco e Washington. Attualmente abbiamo 330 mila connazionali iscritti all’Aire e circa 32 milioni di italo-discendenti considerando le ultime tre generazioni. Inutile negare che gli Usa siano una delle mete preferite dell’emigrazione italiana sia essa per studio o per lavoro. Negli ultimi due anni la Circoscrizione di Miami ha visto raddoppiare gli iscritti all’Aire passando da 25 mila iscritti a 47 mila e situazione analoga c’è a New York e Detroit. L’istituzione della Bicamerale aiuterebbe a risolvere alcuni dei problemi: su tutti la necessità del riassetto della rete diplomatico-consolare perché l’emigrazione italiana continua ad aumentare ma questo non si riflette nell’aumento del personale che lavora nei consolati”, ha spiegato Cornacchia ricordando come l’emergenza Covid abbia appesantito questa situazione “per esempio nelle pratiche per l’emissione di passaporti”. C’è poi la questione della promozione di lingua e cultura italiana che sono “veicolo trainante del Made in Italy e della promozione del Sistema Paese: purtroppo restano ridotte le risorse destinate a questi due settori, ossia lingua e cultura”. Infine c’è il coinvolgimento del Comites nella promozione del Sistema Italia e del Cgie, dopo le proposte per la riforma dei due organi rappresentativi: “ci abbiamo lavorato tutti e vorremmo vedere approvare dal Parlamento queste proposte ”, ha incalzato Cornacchia riferendosi appunto alle proposte di riforma di Comites e Cgie. “La Commissione Bicametrale significherà per il Cgie interloquire con un unico organo”, ha concluso la coordinatrice Intercomites Usa.

A seguire sono intervenuti quattro eletti nella Circoscrizione Estero. Francesca La Marca (PD) ha auspicato che questa Commissione diventi presto realtà. Riprendendo il discorso di Di Marco, la deputata ha chiesto che questo nuovo strumento possa essere da collante tra Comites, Cgie e Parlamento. “Serve un coordinamento maggiore tra noi e spero di coinvolgere anche il mondo delle associazioni. Voglio sperare che essa possa monitorare anche gli spostamenti dei nostri connazionali, capendo come la pandemia abbia influito sui fenomeni migratori senza però trascurare la cosiddetta vecchia emigrazione”, ha spiegato La Marca sottolineando come lingua e cultura italiana siano il biglietto da visita del nostro Paese. Massimo Ungaro (IV) ha preso atto della bontà e dell’interesse di questa tipologia di audizione che ha permesso di constatare alcune problematiche sofferte dai nostri connazionali. Fucsia Fitzgerald Nissoli (FI) ha ricordato come i Comites siano il punto di riferimento primario sul territorio. “Sono convinta dell’importanza della collaborazione continua tra noi parlamentari e le rappresentanze sul territorio: abbiamo già ascoltato il Cgie e con questo vostro contributo entreremo ancor più nel concreto. Servirebbe una conferenza annuale pubblica per fare il punto della situazione e usarla per trarne gli elementi utili per il nostro lavoro. La Bicamerale sia la casa comune istituzionale degli italiani all’estero per elaborare politiche migratorie trasversali. Dopo il referendum che credo purtroppo approverà il taglio dei parlamentari, la Bicamerale diventerà ancora più importante come strumento che arriva in soccorso al mondo dell’emigrazione con una risposta di adeguamento istituzionale dopo la riforma costituzionale”, ha sottolineato Nissoli. Luis Roberto Lorenzato (Lega) ha ricordato come soprattutto il Sud America sia da sempre terra di forte emigrazione italiana a partire dalla fine dell’800: “un’emigrazione che è stata anche di alto livello e di manodopera specializzata”. Per Lorenzato non bisogna parlare solo di cultura e di turismo ma anche di industria, compresa quella alimentare: “l’Italia approfitti di personalità di spicco e delle sue comunità estere per le attività economiche”. Infine Paolo Formentini (Lega) ha evidenziato come veicolo fondamentale di tutto questo palinsesto sia la lingua italiana, tra le più studiate al mondo. “Proprio dalla lingua si parte per fare sistema ed è giusto sostenere che ogni euro investito nella lingua vada nella promozione del Paese. La Bicamerate non sia però un club per gli eletti all’estero e per la vecchia emigrazione ma presti attenzione e coinvolga nelle istituzioni e negli organismi rappresentativi anche le nuove business community. Per questo dissento dalla collega La Marca quando parla solo di Comites, Cgie e associazioni: servono anche le Camere di Commercio e l’Ice”, ha aggiunto Formentini. (Simone Sperduto/Inform)

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