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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Attentati Sri Lanka: il dolore della comunità in Italia

FONDAZIONE MIGRANTES

ROMA – Tristezza, dolore, preoccupazione. Questi i sentimenti che aleggiano nella comunità dei Srilankesi in Italia dopo gli attentanti a chiese cristiane e ad alberghi frequentati da stranieri nel giorno di Pasqua.

“Siamo vicini spiritualmente con la preghiera alle famiglie delle vittime di questi attentati nello Sri Lanka”, dice mons. Neville Joe Perera, coordinatore Migrantes per la pastorale con i fedeli cattolici di questo Paese in Italia.

Il sacerdote, responsabile della Chiesa di Santa Maria dei Pellegrini all’Infernetto di Roma dove la comunità dei fedeli dello Sri Lanka ha la sua sede, insieme a centinaia di pellegrini, si trovava a Lourdes quando ha appreso la notizia. Tra i pellegrini italiani alcuni hanno perso dei familiari: “c’è molto dolore tra i 150 mila srilankesi oggi in Italia, il 75% cattolici”, ci dice Don Neville che ha parlato anche con il card. Malcolm Ranjith, arcivescovo metropolita di Colombo che ha espresso la sua tristezza e il suo cordoglio ai familiari delle vittime ed ha invitato i fedeli a pregare per i numerosi feriti e per i familiari delle vittime: a Lourdes “abbiamo pregato tanto e abbiamo celebrato la Santa messa ricordando quanto avvenuto”. “Un incubo che ritorna”, ci dice Riccardo Rumesh, 26 anni, nato in Italia e figlio di srilankesi venuti nel nostro Paese circa 30 anni fa, facendo riferimento agli attentati vissuti nel Paese durante la guerra civile. “Anche se lontani – aggiunge – siamo vicini a tutti i nostri concittadini che vivono in Sri Lanka e che sono stati coinvolti negli attentati ma anche ai srilankesi che vivono in Italia e che hanno tra i loro familiari vittime o feriti. E’ questo – conclude il giovane, impiegato in una banca del suo Paese – il momento di pregare e per quanto possibile essere di aiuto e conforto”. “Questi attentati -dice Fernando Neel – purtroppo non aiutano e siamo seriamente preoccupati”.

Dolore e sgomento anche per la Fondazione Migrantes della Cei che esprime cordoglio alle famiglie delle vittime e ai feriti e si dice vicina a tutti i cittadini dello Sri Lanka che vivono in Italia e ai tanti sacerdoti che li seguono. In Italia sono presenti 80 Centri pastorali delle comunità cattoliche dello Sri Lanka con 22 cappellani e 30 sacerdoti che studiano in Italia e che seguono pastoralmente i loro concittadini. Una comunità impegnata nelle attività di pastorale ma anche di studio della lingua italiana e in progetti di integrazione: quella srilankesi – afferma mons. Pierpaolo Felicolo, direttore Migrantes della diocesi di Roma -. È una comunità “attiva, presente e molto integrata sia pastoralmente che civilmente” a Roma e in tutta Italia. Tutte le comunità etniche della Capitale “abbracciano i fratelli srilankesi esprimendo cordoglio e vicinanza” e stanno pensando a qualche iniziativa di preghiera e di aiuto concreto e necessario. Una Veglia di preghiera, la sera del 22 aprile, a Napoli, promossa dalla comunità di Sant’Egidio. Veglia di preghiera domenica sera anche nella comunità cingalese di Santa Maria dei Pellegrini. Altri momenti di preghiera in diverse comunità sono previste nei prossimi giorni.

“Il martirio e la persecuzione dei cristiani continuano, perché appartengono a Cristo e perché con la loro vita sanno andare controcorrente”, ha detto il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, nell’omelia della messa del giorno di Pasqua, annunciando un suo viaggio a Colombo il prossimo agosto.L’arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, Franco Moscone ha chiesto ai gruppi di preghiera di Padre Pio di “dedicare i loro incontri di preghiera mensili in questo periodo di Pasqua per lo Sri Lanka, perché non ritorni la tentazione della guerra e della giustizia personalizzata e per la pace nel mondo, per la fine della terza guerra mondiale a pezzi”. Ricordando di essere stato “testimone della fine della guerra civile durata 33 anni”, l’arcivescovo ha evidenziato come “sempre le guerre civili a differenza dei disastri naturali lasciano delle ferite difficili da rimarginare e che magari riprendono”. “Che non siano questi gesti un ritorno agli anni precedenti: una tentazione di vendetta” . (Raffaele Iaria – Migrantes online /Inform)

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