direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Associazione Svimez in audizione alla Camera sull’istituzione della Commissione bicamerale per gli italiani all’estero

CAMERA DEI DEPUTATI

Comitato Permanente sugli Italiani nel Mondo e la Promozione del Sistema Paese

 

(foto fonte Camera)

ROMA – Il Comitato Permanente sugli Italiani nel Mondo e la Promozione del Sistema Paese della Camera dei Deputati , nell’ambito delle proposte di legge per l’istituzione di una Commissione parlamentare per le questioni degli italiani all’estero, ha svolto le audizioni dei rappresentanti della Svimez – Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno. Come ricordato dal Presidente della Commissione, l’Associazione, dagli anni Settanta, pubblica un rapporto sugli indicatori economici del Sud Italia, utile per gli osservatori socio-economici regionali. Numerose sono inoltre le pubblicazioni Svimez sul tema dell’emergenza migratoria del Mezzogiorno: uno sguardo al decennale depauperamento del capitale umano con una prospettiva demografica preoccupante soprattutto per i piccoli centri sotto la soglia dei 5 mila abitanti. Luca Bianchi, Direttore Svimez, ha ricordato la ricostruzione storica svolta per i 150 anni dell’Unità d’Italia: “uno degli interventi che meglio fotografano l’incompletezza del tessuto produttivo meridionale causato dal fenomeno migratorio”. E’ stato evidenziato come, tra i Paesi industrializzati, l’Italia sia quello con la maggiore mobilità in uscita ed è oggi all’ottavo posto per emigrazione.

Il direttore ha rilevato come dall’Unità d’Italia alla Prima guerra mondiale sia stata l’epoca delle grandi migrazioni transoceaniche: l’anno del picco è il 1913 con quasi un milione di espatri. Un altro flusso migratorio molto intenso si ebbe nel Secondo dopoguerra: esso fu maggiormente caratterizzato dalla meridionalizzazione dei flussi sul totale degli emigrati all’estero e le mete prescelte divennero quelle europee. Il flusso si rallentò intorno agli anni ’70 grazie soprattutto agli effetti del boom economico. “Dalla fine degli anni ’90 abbiamo visto una nuova ripresa dei flussi migratori, in una tendenza che accomuna il Nord ed il Sud un po’ come avvenuto agli inizi del Novecento. Dal 2015 c’è una forte riduzione della popolazione italiana, come non si era mai visto nella storia dello Stato unitario. Al 2065, secondo i dati Istat, la perdita sarà di circa 6,4 milioni di abitanti e in questa statistica spicca il Mezzogiorno la cui popolazione, sempre al 2065, dovrebbe ridursi di quasi 5 milioni di unità perdendo soprattutto nella fascia più giovane”, ha spiegato Bianchi sottolineando come, nell’ultimo quinquennio, la popolazione italiana abbia perso quasi mezzo milione di unità in termini principalmente emigratori. Nordovest (soprattutto Lombardia) e Mezzogiorno (soprattutto Sicilia), paradossalmente l’area più dinamica e quella meno dinamica del Paese, hanno in comune questa spiccata tendenza ad essere zone di partenza per la forza lavoro che cerca un futuro dignitoso all’estero. La crescita riguarda la fascia di popolazione più colta e istruita mentre resta stabile l’emigrazione di chi ha un titolo di studio medio-basso: i laureati rappresentano ad oggi oltre un quarto degli italiani all’estero.

Bianchi ha tuttavia evidenziato come ci sia un’incongruenza tra i dati, ossia tra quelli ufficiali e quelli reali, nel saldo tra immigrazione ed emigrazione: quest’ultima, l’emigrazione, risentirebbe infatti di una gestione anagrafica meno accurata rispetto a quella dell’immigrazione che ne darebbe una percezione al ribasso. “Se correggessimo i dati anagrafici ufficiali sull’emigrazione, avremmo un saldo negativo, invece che positivo, rispetto all’immigrazione. Verrebbe quindi da dire che in Italia abbiamo più un problema di emigrazione che di immigrazione”, ha sottolineato il Direttore Svimez lamentando in sostanza come le fonti di riferimento in tal caso, Aire e uffici anagrafici comunali, non forniscano elementi d’analisi dettagliati. “L’auspicio è che il Parlamento possa provvedere ad incrementare la qualità statistica di questi strumenti: un’attività rispetto alla quale la Svimez si rende disponibile in termini di supporto”, ha evidenziato Bianchi parlando infine dei potenziali benefici dell’emigrazione che sarebbero influenti nell’intensità dei rapporti economici bilaterali che si instaurano tra Paesi ma soprattutto in termini di export. Svimez ha proposto tre linee: il rafforzamento dell’analisi quantitativa dei fenomeni migratori, passando da un bilancio anagrafico ad uno demografico; un maggior coordinamento da parte delle politiche regionali; la costruzione di una rete di trasferimento di competenze tra migranti che hanno fatto fortuna all’estero ed i più giovani che studiano nelle aree del Mezzogiorno. Delio Miotti, dirigente Svimez, ha ricordato il problema serio della carenza di giovani in un sistema demografico fragile dove l’emigrazione è sintomatica anche di un sistema produttivo come quello di Lombardia ed Emilia Romagna: da qui va via un 15% circa della forza lavoro. A ciò si aggiunge l’uscita di quei cittadini stranieri che, una volta acquisita la cittadinanza italiana, se ne vanno in giro nell’area Schengen. “Tra i Paesi sviluppati l’Italia è quello che non ha completato il ciclo economico-demografico: lo hanno completato la Germania, la Francia, la Spagna e l’Irlanda”, ha spiegato Miotti sottolineando come in questa fase dell’emigrazione italiana stia venendo meno anche quel pendolarismo transoceanico del secolo scorso che andava comunque a riequilibrare il saldo tra entrate ed uscite. “Il 70% di chi va via dall’Italia non torna più e questo accade da quattro anni”, ha aggiunto Miotti.

Sono intervenuti tre parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero: Schirò, Nissoli e Ungaro. Angela Schirò (Pd) si è soffermata sull’emigrazione di ritorno di molti lavoratori, che avevano lavori precari in alcuni Paesi Ue e che l’hanno perso a causa della pandemia. Chi riesce a sfruttare gli strumenti assistenziali resiste ma chi per esempio non era in regola con la residenza sta tornando nella sua regione d’origine in Italia. Fucsia Fitzgerald Nissoli (FI) ha sottolineato come il Mezzogiorno  d’Italia rappresenti ancora un bacino importante per l’emigrazione italiana fornendo molti giovani ad alto know-how ai Paesi terzi  nel mondo produttivo, delle università e della ricerca. La Nissoli ha fatto notare che bisognerebbe fare in modo che queste risorse possano essere utili per fare innovazione nel Sud Italia favorendo la costruzione di una rete di best practicesper . Massimo Ungaro (IV) ha rievocato come il fenomeno migratorio in uscita sia tornato a livelli preoccupanti tanto da sfatare alcuni miti inseriti nella narrativa nazionale. “Alcune forze politiche vogliono far credere che il problema dell’Italia sia l’immigrazione mentre invece è l’emigrazione. Questo è un Paese che non ha natalità e dove i giovani che potrebbero produrre prendono un’ottima educazione nella scuola italiana e poi vanno via”, ha spiegato Ungaro sfatando anche altri due miti: quello dei cosiddetti cervelli in fuga – nella misura in cui è tutto il tessuto sociale del Paese ad essere coinvolto nell’emigrazione – e la fine del pendolarismo perché i nostri connazionali all’estero difficilmente torneranno. “L’Italia non ha mai avuto imperi coloniali ma ha un grande impero demografico da valorizzare se pensiamo che ogni punto percentuale di emigrati porta ad uno 0,3% in più di export”, ha sottolineato Ungaro. Vito Comencini (Lega) ha replicato a Ungaro sostenendo come il problema non sia l’immigrazione in quanto tale bensì quella clandestina. Simona Suriano (M5S) ha chiesto delucidazioni sul rapporto di genere nelle statistiche migratorie.

In sede di replica Miotti ha spiegato che nel rapporto di genere ormai via sia una sostanziale parità, con cambiamenti sostanziali rispetto alle ondate migratorie del secolo scorso. Perché vanno via più laureati? “Perché abbiamo un sistema produttivo fragile con poche imprese. Fino agli anni ’90 la pubblica amministrazione è stata una grande fucina di assunzione di laureati; senza contare il taglio drastico negli ultimi anni delle borse di studio per i dottorati alle università verso le politiche di spesa sono imbarazzanti”, così Miotti ha fornito la risposta ad alcuni quesiti avvalorando le ragioni dell’espatrio di molti laureati. Sulla questione della natalità di fatto ferma, Miotti ha parlato di “effetto Chernobyl” associandolo all’emergenza Covid intendendo con questo paragone un fenomeno già conosciuto di blocco per la paura della mancanza di un futuro sereno, quindi in questo assai simile a quello avuto dopo la tragedia tristemente rievocata: per quest’anno in Italia sono state stimate 10 mila nascite in meno, con un totale di nascite drasticamente inferiore a quello di inizio secolo scorso. (Inform)

 

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform