ASSOCIAZIONI
BELLUNO – Tra i flussi migratori e le storie di mobilità che hanno caratterizzato la storia del territorio veneto, i mestieri ambulanti rappresentano un capitolo fondamentale dell’economia del passato. Tra questi, la figura dell’arrotino si distingueva per la capacità di spostarsi di centro in centro, portando con sé non solo la propria competenza, ma l’intera officina da lavoro. Un esempio tangibile di questa capacità di adattamento è oggi visibile al MEV – Museo dell’Emigrazione Veneta, situato nella sede dell’Associazione Bellunesi nel Mondo in via Cavour 3 a Belluno, dove è esposta la storica “bicicletta dell’arrotino”: un mezzo di trasporto che diventava strumento di lavoro. Questo reperto documenta un’epoca in cui l’ingegno artigiano trasformava un semplice veicolo in una stazione di lavoro autonoma e funzionale. Il materiale e le informazioni storiche sono stati gentilmente concessi dal Museo “Valentino Dal Fabbro” – Rassegna attrezzi e oggetti del passato, grazie alla collaborazione con il suo ideatore, Fioretto Bortot. La presenza di questo manufatto all’interno del percorso espositivo del MEV offre una chiave di lettura importante sulle strategie di sopravvivenza e sulla flessibilità professionale delle comunità locali prima e durante le grandi ondate migratorie. A sottolineare il valore istituzionale del reperto è Oscar De Bona, presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, l’ente titolare del museo: “La bicicletta dell’arrotino non è soltanto un attrezzo da lavoro d’altri tempi, ma un simbolo dell’ingegno, del sacrificio e della capacità di adattamento che hanno contraddistinto la nostra gente. Esporre questo mezzo al MEV, nella nostra sede di via Cavour a Belluno, significa restituire dignità a quei mestieri girovaghi che spesso hanno anticipato o accompagnato i percorsi dell’emigrazione. Ringraziamo il Museo ‘Valentino Dal Fabbro’ e Fioretto Bortot per aver condiviso con noi questo patrimonio, che permette ai visitatori, specie ai più giovani, di comprendere lo stretto legame tra evoluzione tecnica e storia sociale del nostro territorio”. Il MEV prosegue così la sua attività di catalogazione e divulgazione della memoria storica, integrando la documentazione archivistica con oggetti fisici capaci di raccontare in modo immediato la quotidianità materiale della popolazione veneta nei secoli scorsi.(Inform)