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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Assemblea Plenaria del Cgie, dibattito sul tema degli incentivi ai rientri in Italia

ITALIANI ALL’ESTERO

 

ROMA – Nell’ultima giornata di lavori dell’Assemblea Plenaria del Consiglio Generale si è dibattuto, presso la sede del CNEL, sul tema degli incentivi per i possibili rientri in Italia di connazionali che hanno trovato occupazione fuori dai confini nazionali. La giornata di lavori si è aperta con i saluti del Segretario Generale del Cgie, Maria Chiara Prodi, che ha voluto ringraziare il CNEL per l’ospitalità e ha anticipato che l’accordo da siglare tra le due entità vedrà la costituzione, al più presto, di un gruppo di lavoro. “Ciò che abbiamo convenuto con il CNEL è la volontà di lavorare assieme sulle questioni che riguardano gli italiani all’estero”, ha spiegato Prodi ricordando che corpi intermedi come lo sono Cgie e Cnel contribuiscono a quella missione multi-livello già menzionata da Prodi durante i lavori di questa Assemblea Plenaria con molteplici interlocutori. Si è quindi entrati nel merito del tema del dibattito. Matteo Bracciali (Presidente della Commissione del Cgie nuove emigrazioni e generazioni nuove) ha illustrato la relazione sul tema, definendo gli incentivi al rientro come “una necessità strategica per l’Italia e per i suoi cittadini all’estero”. Bracciali ha introdotto la questione partendo dall’idea che una mobilità sostenibile non possa prescindere dalla sua “circolarità”, basandosi anche sull’analisi di un momento storico in cui l’Italia affronta contemporaneamente una crisi demografica, un impoverimento del tessuto produttivo in molte aree interne e una perdita continua di giovani e competenze verso l’estero. “Le politiche per il rientro degli emigrati italiani rappresentano non solo un’opzione, ma una vera e propria priorità strategica. Milioni di cittadini italiani vivono all’estero, molti dei quali nati in Italia o figli di italiani emigrati negli ultimi decenni. Una parte significativa di questa popolazione possiede competenze professionali, relazioni internazionali, spirito imprenditoriale e capitale umano che potrebbero contribuire in maniera sostanziale al rilancio del Paese”, si legge nella relazione illustrata da Bracciali nella quale si auspica però che queste politiche siano davvero efficaci e strutturali per andare oltre la logica del premio ai singoli talenti e abbracciare una visione più ampia, inclusiva e sostenibile. Per Bracciali occorre partire ad esempio dalle proposte del Gruppo Controesodo per il rientro di lavoratori qualificati. “La gran parte degli italiani all’estero non appartiene, però, a queste categorie. Nelle comunità italiane sparse nel mondo – soprattutto in Europa, in Sud America e in Nord America – vivono e lavorano artigiani, operai specializzati, lavoratori dei servizi, piccoli imprenditori, tecnici, spesso con una grande esperienza e un forte attaccamento all’Italia, ma senza i requisiti per accedere alle agevolazioni oggi previste per i cosiddetti cervelli”, si evidenzia nella relazione sottolineando la necessità di rendere disponibili tali incentivi anche a chi non ha un titolo accademico o non opera in settori ad alta specializzazione. “Esiste purtroppo ancora un’emigrazione italiana povera che viene sfruttata all’estero e della quale non si parla”, ha poi lamentato Bracciali durante il suo intervento. Allo stesso tempo la relazione ha invitato a riflettere sull’opportunità di creare un ecosistema integrato (casa-lavoro-formazione) per un rientro sostenibile. Rientrare in Italia non è tuttavia un gesto isolato, né una semplice scelta fiscale. “È piuttosto una decisione complessa che coinvolge intere famiglie; cambia progetti di vita, impone costi, implica sfide pratiche e culturali. Per questa ragione, le politiche di incentivo non possono basarsi su strumenti frammentari, ma devono essere coordinate in un sistema integrato che tenga insieme tre elementi fondamentali: l’abitazione, il lavoro e la formazione”, viene evidenziato aggiungendo che, sul fronte abitativo, servono misure che vadano oltre il contributo una tantum: mutui agevolati con garanzia pubblica, accesso a immobili a prezzo calmierato, bonus per ristrutturazioni e riqualificazioni energetiche. Parallelamente, secondo Bracciali, è essenziale offrire percorsi di reinserimento lavorativo che siano realistici e flessibili. Inoltre è fondamentale favorire il ripopolamento delle aree marginali, con misure su misura, valorizzando “l’opportunità storica che il rientro degli italiani dall’estero rappresenta per le aree interne del Paese, oggi colpite da un progressivo spopolamento, dalla desertificazione dei servizi e dal calo demografico”. Viene infine precisato che molti dei Comuni italiani sotto i 5.000 abitanti – soprattutto in regioni come Calabria, Molise, Basilicata, Sicilia, Sardegna – rischiano di scomparire nel giro di pochi decenni. La relazione ha dunque posto sotto la lente di ingrandimento la centralità di “una visione politica a medio e lungo termine” dotata di un sistema organico per uscire dallo stallo in cui versa una parte consistente di Italia. A seguire è intervento di Michele Valentini (Gruppo Controesodo) che ha definito la questione dei rientri come un qualcosa che sta molto a cuore a questo gruppo di lavoro nato nel lontano 2010, la cui duplice missione è portare avanti le istanze dei lavoratori che rientrano e aiutare chi è al momento all’estero per avere informazioni affidabili sulle agevolazioni fiscali. “Già nel 2010 ci rendemmo conto che bisognava fare qualcosa per la gestione di questa emergenza, che colpisce sostanzialmente le risorse più giovani che scappano dal nostro Paese alla ricerca di altre opportunità e di stipendi più elevati”, ha spiegato Valentini ricordando che in tredici anni ha lasciato l’Italia oltre mezzo milione di giovani di età compresa tra 18 e 34 anni. Valentini ha anche menzionato la cifra importante di 134 miliardi di investimenti fatti dall’Italia sulla formazione di giovani che vanno poi ad arricchire altri Paesi nel mondo collocando a sua volta l’Italia agli ultimi posti quale polo attrattivo per giovani di altri Stati. Valentini ha poi precisato che nella maggior parte dei casi i rientri in Italia sono dettati da ragioni meramente familiari. “La famiglia è più importante di qualsiasi agevolazione fiscale”, ha commentato Valentini. Valentini ha anche invitato a riflettere sul pericolo che potrebbe derivare, come già accaduto, da un nuovo espatrio di persone rientrate qualora le misure attrattive siano troppo limitate temporalmente o comunque non strutturali. Nel suo intervento il deputato Toni Ricciardi (Pd -ripartizione Europa) ha auspicato sempre più agevolazioni per incentivare l’ingresso nella pubblica amministrazione di personale che all’estero abbia conseguito un’attestazione di un dottorato di ricerca o docenza ossia, secondo la nozione anglosassone di derivazione latina, un attestato PHD. Replicando a una richiesta della consigliera Eleonora Medda (Belgio) sui numeri dei rientri, Valentini ha precisato che prima del cosiddetto DL crescita del 2019 si stimavano in 27mila unità mentre nel periodo successivo a quella misura – pensata anche in funzione di situazioni critiche come la Brexit – i rientri sono aumentati a circa 40mila fino al 2023. Da gennaio 2024, in virtù della legge di bilancio, ci sarebbe stata però secondo il Gruppo Controesodo una riduzione dei rientri del 40%. Per quanto riguarda nello specifico i Paesi più significativi sul fronte dei rientri, Valentini ha citato Germania, Spagna., Francia e Svizzera – per l’Europa – mentre, a livello globale, si sono segnalati gli USA e alcuni Paesi asiatici. Il consigliere Alessandro Boccaletti (Lega) ha sottolineato che, in un sistema economico internazionale così competitivo anche sul fronte degli stipendi e sull’opportunità di crescita sociale, l’Italia avrebbe difficoltà ad attirare rientri se non cambia approccio. Valentini si è detto d’accordo sull’idea che un rientro non debba poggiare solo su fattori economici ma anche su prospettive sociali e di crescita. I consiglieri Francesco Papandrea (Australia) e Giuseppe Scigliano (Germania) hanno suggerito a loro volta come l’incentivo fiscale rischi di non essere sufficiente per un rientro. “L’agevolazione fiscale aiuta chi ha coraggio”, ha replicato Valentini. La consigliera Barbara Sorce (Svizzera) ha chiesto quanto influisca la meritocrazia nella scelta di andare all’estero. Valentini ha risposto sostenendo che in realtà più del 70% delle risposte nei sondaggi tra gli associati indichino la ragione economica come prioritaria: all’estero pagano di più la professionalità. Valentini ha anche auspicato che si possa fare affidamento sulla rete diplomatico-consolare per raggiungere, informare connazionali in Paesi più lontani dall’Europa sulla possibilità di rientro. Il consigliere Antonio Iachini (Venezuela) ha definito fondamentali le risorse italiane all’estero per la crescita dell’Italia, invitando a fare maggiormente sistema tra tutte le realtà. Piergiorgio Devalle (Presidente Comites Johannesburg) sottolineato come molti giovani italo-sudafricani vorrebbero rientrare in Italia, ma il problema è la mancanza di riconoscimento dei titoli di studio, come invece avviene nel Commonwealth. Valentini ha sostenuto che quello del riconoscimento dei titoli di studio all’estero è sempre stata  una questione molto sentita e rappresenta un limite forte alla possibilità di rientro. Valentini ha poi sollevato un altro elemento, su sollecitazione della sala, ossia la questione che ruota attorno al cosiddetto “obbligo del nesso” legato al trasferimento del contribuente avente già la promessa di un lavoro. Il consigliere Massimo Romagnoli ha sollevato la questione della meritocrazia, sottolineando come a volte nelle grandi società italiane valga di più una raccomandazione. Valentini ha concluso precisando che quello della meritocrazia è un tema culturale. Fra gli altri interventi segnaliamo quello del Vice Segretario di nomina governativa Gianluca Lodetti che ha messo in evidenza la pericolosità dello spopolamento delle aree interne del nostro paese, che rischia di diventare irreversibile. Lodetti ha anche rilevato come il fattore dell’incertezza, che non dà la possibilità di programmare la propria vita, impedisca il ritorno dei nostri connazionali   “La qualità della vita e dei servizi, – ha spiegato il Vice segretario – rappresentano un cerchio che si chiude, per ridare maggiore circolarità alla migrazione e attrattività al nostro Paese . Per quanto ci riguarda – ha poi sottolineato Lodetti – come rappresentanti degli italiani all’estero, noi dobbiamo inserire tutto questo in una politica generale dello Stato, che riguarda il mantenimento dei legami funzionali di chi espatria con il Paese, nonché di politiche di reinserimento e di ritorno. Perché per noi – ha aggiunto – è tutto legato, cioè quando parliamo di lingua e cultura non parliamo di insegnamento, ma di mantenimento dell’identità. Quando parliamo della necessità di rafforzare il discorso della rappresentanza, noi parliamo del mantenimento dei legami. Quando parliamo dell’insegnamento storia della dell’emigrazione vogliamo mantenere i legami tra le nuove generazioni ed i residenti in Italia, e le generazioni che stanno all’estero”.  (Inform)

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