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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Approvato dal Consiglio dei Ministri il disegno di legge sul futuro “Senato delle autonomie”

RIFORME COSTITUZIONALI

La nuova assemblea sarà composta dai rappresentanti delle regioni e dei comuni e dai senatori nominati dal Quirinale. Si prevede la soppressione dei seggi del Senato assegnati alla circoscrizione Estero, che rimangono per la sola Camera dei Deputati

 

ROMA – Il futuro “Senato delle autonomie”, contenuto nel disegno di legge di revisione costituzionale approvato ieri all’unanimità dal Consiglio e presentato alla stampa dal premier Matteo Renzi, dal ministro delle Riforme Maria Elena Boschi e dal sottosegretario Graziano Delrio, sarà in primo luogo composto da 148 senatori. Di questi 21 saranno nominati dal Quirinale fra i cittadini che abbiano illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario (i requisiti sono i medesimi attualmente previsti per la nomina a senatori a vita). Il loro mandato durerà sette anni. Anche gli ex presidenti della Repubblica e gli attuali senatori a vita andranno a far parte del nuovo Senato. I restanti 127 posti, che non avranno alcuna indennità, verranno occupati dai Presidenti delle Giunte regionali e delle Province autonome di Trento e Bolzano, dai sindaci dei Comuni capoluogo di Regione e di Provincia autonoma, nonché, per ciascuna Regione, da due membri eletti, con voto limitato, dal Consiglio regionale tra i propri componenti e da due sindaci eletti, con voto limitato, da un collegio elettorale costituito dai sindaci della Regione. La durata del mandato dei senatori coinciderà con quella degli organi delle istituzioni territoriali nelle quali sono stati eletti.

Alla luce di questi cambiamenti sono conseguentemente soppressi i seggi del Senato assegnati alla circoscrizione Estero, che rimangono per la sola Camera dei Deputati. Secondo la proposta del Governo, che pone fine al bicameralismo perfetto, il nuovo Senato delle autonomie perderà importanti prerogative rispetto a quello attualmente in carica, come ad esempio il voto sulla fiducia al Governo e sul bilancio e l’elezione a suffragio universale, nonché ovviamente la perdita dell’indennità. Dove invece il Senato potrà ancora dire la sua sarà il voto sulle norme di revisione costituzionale che per essere approvate dovranno avere una doppia lettura e il via libera da entrambe le Camere. (Inform)

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